24 Novembre 2020 - 16:39:29

Decreti attuativi entro il 30 novembre se vanno in porto vincolo addio, e nessuno alza un dito

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Claudio Verretto
Claudio Verretto
Direttore irResponsabile, bastian contrario, sempre dalla parte degli indiani

Se, come trapela dai corridoi della politica, ormai l’accordo è stato trovato praticamente su tutto, il 30 novembre sarà la data in cui verrà messa la parola fine al calcio dilettantistico. Per lo meno così come lo intendiamo adesso e cioè un movimento organizzato, strutturato, professionalizzato, rampa di lancio per i futuri campioni.

A sancirlo l’entrata in vigore della Legge Spadafora che ha proprio nel termine del 30 novembre il termine ultimo per l’approvazione da parte del Governo dei Decreti attuativi. Decreti che sono stati ripetutamente rispediti al mittente ma che, come spieghiamo dettagliatamente a pagina 4, sono stati spacchettati e troveranno quasi sicura accoglienza. Tutto verte intorno al vincolo sportivo che, come i lettori più attenti sanno perfettamente, questo giornale sostiene da sempre. Ma tra un’abolizione fatta a furore di popolo, senza una corretta modifica del premio di preparazione, e una revisione nella sua interezza della normativa vi è una differenza abissale. Anzi, da una parte c’è la vita e una rivisitazione delle norme che devono essere aggiornate ai tempi in cui viviamo, e dall’altra c’è la morte di un movimento con annessi e connessi.

Chi ne pagherà le conseguenze? In primo luogo le società, saranno loro ad avere un impatto devastante in termini patrimoniali, e in secondo luogo le famiglie. Le società perché dovranno dire addio a tutti quei calciatori che hanno cresciuto nei loro vivai e che rappresentano il futuro delle loro prime squadre. Di conseguenza, poiché sapranno di non poter più contare sui loro calciatori perché a fine stagione decadrà il tesseramento, smetteranno di investire sui vivai che a quel punto vivranno a fronte delle quote che dovranno versare le famiglie. Secondo qualcuno però questi meccanismi esistono già, fanno già parte del nostro calcio e portano come esempio due regioni: il Lazio e la Campania. Sono le regioni ad avere il maggior numero di società di puro settore. In particolare la Campania dove a fronte di 1.264 società 576 sono di puro settore giovanile e il premio di preparazione è sostanzialmente stato sostituito dalla retta. Meno accentuato, ma altrettanto evidente, il dato del Lazio che a fronte di 1.125 società complessivamente 313 sono di puro settore. Per avere un raffronto la Lombardia ha 1.487 società e 244 di puro settore, il Comitato Regionale Piemonte Valle d’Aosta ha un totale di 680 società con 120 di puro settore. Le rette, ovviamente non sono confrontabili. Se in Piemonte raramente si superano i 500,00 euro, e spesso comprendono un abbigliamento di prim’ordine, nel Lazio sono il doppio. Sono scelte.

Quello che non è condivisibile, a prescindere, è che il vincolo possa venire cancellato nel silenzio totale dei nostro comitati regionali, della Lega Nazionale Dilettanti, dei dirigenti federali. Com’è possibile che le società non vengano coinvolte in decisioni come queste che finiranno per trasformare in maniera radicale la vita di tanti ragazzi. Ma quello che fa veramente rabbia è che la legge sia incagliata su un punto, su un solo punto, e cioè il passaggio che riguarda le poltrone, i mandati, gli incarichi. Società, diciamo noi, ma com’è possibile che non alziate un dito, che non facciate sentire la vostra voce, che non prendiate carta e penna, non vi riuniate per difendere i vostri interessi? Perché i ragazzi e le famiglie in tutto questo sono indifesi e dovranno subire senza avere voce in capitolo, ma voi no. Avete quotidianamente un confronto con il Palazzo perché non chiedete conto di questo? La scorsa settimana abbiamo dato la notizia che alla Lombardia sono stati tolti due rappresentanti, due delegati assembleari. Non una sola società ha chiesto lumi.

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