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Divise arbitri. Il Crl acquista quelle nere

Se le società hanno fatto spallucce alla circolare del presidente Aia Marcello Nicchi che – per chi non lo ricordasse – invitava i club ad acquistare una divisa nera per gli arbitri dello stesso sponsor tecnico di quest’anno, ci ha pensato il Comitato Regionale Lombardia ad esaudire le richieste del numero uno degli arbitri, e di conseguenza dello stesso sponsor tecnico. Nei giorni scorsi le varie Delegazioni (non tutte per fortuna) avevano invitato le società a compilare un modulo in cui si chiedeva di indicare quali e quante squadre indossavano le divise con i colori gialli. A cosa serviva quel questionario è stato chiaro stamattina quando il Crl, attraverso una news, ha annunciato di aver acquistato novecento divise nere da mettere a disposizione delle società militanti in Prima, Seconda, Terza Categoria e nei campionati Juniores, Allievi e Giovanissimi (forse chi ha redatto il comunicato non sa che queste categorie hanno cambiato denominazione da due anni in Under 19, Under 17-16, Under 15-14…). Se nelle società, dopo la circolare di Nicchi, c’era malumore per un’interpretazione non prevista da alcun regolamento, adesso sarà anche peggio visto che l’imposizione è arrivata coattivamente dal Comitato che, a servizio ultimato, ha annunciato l’acquisto. Ora, non serve un luminare della matematica per capire l’ammontare della spesa sostenuta dal Comitato (900 divise da moltiplicare per il prezzo della singola divisa): sono soldi, tanti soldi. Le società che avevano giudicato irricevibile, giustamente, la proposta di Nicchi come faranno a digerire quanto fatto dal Comitato?

Le tappe della “vicenda” delle divise

Lo scorso gennaio la Federcalcio ha stretto una partnership triennale con il nuovo fornitore delle divise per gli arbitri. Nel mese di agosto, ai primi raduni, emerge un “piccolo” problema: il nuovo fornitore ha consegnato agli arbitri solo le divise di colore giallo. Nelle riunioni, sia regionali che locali, erano arrivate indicazioni ai fischietti di giungere all’impianto di gioco con la divisa gialla del nuovo sponsor tecnico e con una di diverso colore impiegata fino alla passata stagione. Nelle prime settimane di attività si è visto di tutto: arbitri ligi al regolamento e quindi, in caso di colori della muta simili a una delle squadre, pronti a indossare la pettorina o la divisa della passata stagione; ma ci sono stati anche arbitri sui generis che hanno imposto alle squadre di giocare con la pettorina perché loro la maglietta non l’avrebbero cambiata (l’emblema di tutto questo fu Gavirate-Castellanzese di Under 17 Regionale).
E in tutto questo i vertici dell’Aia cosa hanno fatto? Invece di battere i pugni con il nuovo sponsor tecnico (e con la FIGC) per i ritardi nella fornitura delle divise, Marcello Nicchi ha pensato di inviare a inizio ottobre la circolare dove stravolgeva le direttive delle Sezioni e “modificava” il regolamento, attribuendo alle società l’obbligo di cambiare i colori della divisa o, per chi avrebbe voluto continuare a giocare in giallo, consigliare l’acquisto di una divisa nera griffata dallo stesso sponsor tecnico.
Ma le regole non le scrivono di certo una firma su un contratto stipulato dalla Federcalcio o il presidente dell’Aia, e a leggere l’interpretazione del regolamento fornita da Marcello Nicchi viene da riflettere: “Il punto 3 della regola 4 stabilisce che siano le due squadre che devono indossare colori che le distinguano una dall’altra e dagli ufficiali di gara”. Dunque le squadre e gli arbitri devono avere colori diversi, non è scritto che le squadre debbano cambiare maglia perché l’arbitro deve mostrare lo sponsor.

In tutto questo le società hanno provato a fare muro (infatti a quanto risulta le divise le hanno acquistate davvero in pochi) e invece di trovare il Comitato Regionale al loro fianco nella “battaglia” si trovano adesso a subire passivamente una decisione. Con i loro soldi. Ancora una volta la Figc incassa e le società pagano.

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