martedì 2 Giugno 2020 - 10:12:21

Lentatese Under 17: a tu per tu con Silvio Matarrese

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Dopo ventuno vittorie, in altrettante partite, sicuramente l’arresto forzato non ha fatto un favore alla Lentatese. Silvio Matarrese, l’allenatore della squadra militante nel campionato provinciale di Como nella categoria Under 17, ha raccontato telefonicamente come sta vivendo questa quarantena.
Chi è Silvio Matarrese?
«Ho 33 anni e alleno da circa quattordici. Ho iniziato nella periferia nord-est di Milano, passando anche per gli oratori. Per motivi famigliari mi sono trasferito nella zona di Saronno. Dopo lo spostamento sono partito dalla Caronnese, passando per Uboldese e Acc. Cislago, e dall’anno scorso sono a Lentate. Ho iniziato ad allenare quasi per caso: Lino Decet, l’allenatore della squadra di cui ero capitano, mi chiese prima di aiutarlo e poi dopo due anni mi lasciò la guida.»
Come ha cambiato la sua vita la quarantena?
«Lavorando per un’azienda chimica molto grande sto continuando a lavorare. Mi reco in azienda due volte a settimana e i restanti giorni porto avanti le mie mansioni da casa. Avendo anche una bambina piccola è un periodo non poco complicato.»
Prima dello stop come stava andando la stagione?
«Stava andando molto bene: alla ventunesima giornata eravamo a punteggio pieno. Le altre squadre stavano
perdendo terreno e ci trovavamo primi con otto punti di vantaggio. Pochi turni dopo lo stop avremmo avuto lo scontro diretto contro il Cabiate, che ci avrebbe permesso di capire in maniera più chiara come sarebbe finita la stagione. In ogni caso sarebbe stato difficile per tutti poterci recuperare.»
Come avete vissuto lo stop forzato?
«All’inizio ci siamo riusciti ad allenare comunque in un buon numero, seguendo sempre le disposizioni riguardanti l’utilizzo degli spogliatoi. Ora continuiamo a sentirci quotidianamente sul nostro gruppo WhatsApp, aggiornandoci sullo sviluppo delle nostre giornate e proponendoci challenge a tema calcistico. Ovviamente i ragazzi, all’inizio, erano molto amareggiati perché volevano terminare il campioanto; ora, che si è capita la gravità, chiedono aggiornamenti sugli sviluppi relativi al prosieguo della stagione. Io continuo ad invitarli a stare in casa, anche se questa situazione non è semplice soprattutto per loro.»
Come si è mossa la sua società?
«Siamo tutti in attesa. Si sono attenuti a tutte le disposizioni prese dalle autorità. Con i pagamenti sono puntuali, come sempre. Penso sia giusto, poiché non stiamo allenando non percepire il rimborso in questo periodo.»
Ha fornito dei programmi di allenamento ai suoi ragazzi?
«Fino a quando era permesso fare jogging fornivo allenamenti ogni tre giorni, con piccole modifiche relative alla parte motoria a seconda del ragazzo. Dal lockdown si è voluto dare coerenza all’ordinanza regionale e non si è più proseguito. Rimango sempre a loro disposizione per supporto e scambi di opinioni. Tutte le comunicazioni vengono inviate anche ai loro genitori, poiché stiamo parlando di ragazzi minorenni.»
Si deve riprendere?
«Fin quando la situazione non migliorerà bisogna rimanere fermi. Per coerenza, a parer mio, l’attività deve riprendere con le scuole, se i ragazzi non possono svolgere il loro dovere primario non si può chiedere loro di andare nei centri sportivi. Bisogna anche tenere presente il parere dei genitori. Inoltre, servirà un periodo per riprendere la forma ed evitare che i ragazzi tornino a giocare, mal allenati e dopo mesi, con il rischio di farsi male. Vedo molto difficile riprendere entro luglio, che penso sia la data ultima siccome poi arriva l’estate e diventa difficile riorganizzare il tutto».
In caso di sospensione definitiva dei campionati, che valore deve essere dato ai match disputati?
«Ce lo chiediamo tutti dal 23 febbraio. Ovviamente il mio pensiero è condizionato dalla nostra situazione di classifica. Mi sembra semplicistico annullare la stagione, due terzi di campionato hanno alle spalle un lavoro che parte da luglio. Non invidio chi deve decidere, ma spero che non si ragioni solo sulle prime squadre ma su tutta l’attività agonistica e si cerchi, per quanto possibile, di guardare le situazioni specifiche.»
Vuole mandare un messaggio alle istituzioni?
«Innanzitutto dico ai ragazzi di non perdere mai la voglia di fare attività fisica. Il calcio e lo sport spesso vengono poco calcolati, ma intorno a questi mondi girano tantissime persone e bisogna dargli un peso maggiore. Riguardo alle istituzioni, mi aspetto venga dato un messaggio sia economico sia di valorizzazione dello sport, perché deve essere trattato come merita, cioè come un bene di primario. Vorrei chiudere con un appello alla lega: in questa fase si sarebbe dovuto pensare maggiormente a creare possibilità di fare corsi per allenatori online, visto che le figure qualificate nel calcio sono necessarie e non tutti hanno il tempo per seguire le lezioni.»

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