11 Aprile 2021

Ma alle società cosa deve ancora succedere prima di scendere in piazza?

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Claudio Verretto
Claudio Verretto
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Un governo che non sa la differenza tra calcio amatoriale e calcio dilettantistico ha deciso che i campionati di settore giovanile sono sospesi. Poteva andare peggio ai ragazzi e cioè che chiudessero anche le scuole. In ogni caso resta una decisione fuori di ogni logica decisa da quattro parrucconi incompetenti. Qualcosa di diverso però sembra muoversi all’orizzonte perché il presidente della Lega Nazionale Dilettanti Cosimo Sibilia, che fino a qui aveva salutato con dichiarazioni di circostanza, nell’ultimo comunicato denunicia apertamente che chi governa il calcio non è stato nemmeno interpellato.

Non una cosa banale e bisognerebbe partire da qui per far salire la voce delle società fino ad arrivare nelle stanze di quei parrucconi incapaci. Ne abbiamo molti anche noi, infilati nei governi delle nostre regioni, sappiamo bene come ragionano. Si prenda ad esempio la chiamata alle armi che era stata fatta da una società bergamasca nella giornata di ieri, domenica 18 ottobre, a cui diverse altre società avevano aderito, ma prontamente bloccata proprio dai dirigenti del comitato regionale. Perché? Forse perché il Comitato regionale Lombardia pensa di poter fare meglio? Ma di che stiamo parlando, la regione presieduta da Attilio Fontana gli ha chiuso il calcio sul muso e non ha nemmeno fatto una telefonata.

E allore questo diventa un appello, al presidente Cosimo Sibilia, che sappiamo essere un buon combattente quando vuole. Andiamo in piazza. Le società la seguirebbero tutte, senza se e senza ma. Poi sarebbe anche il caso di smettere di farsi del male. Ieri il governo ha sospeso un bel pezzo di attività e il Piemonte non ha ancora sospeso i turni infrasettimanali di mercoledì. Avanti come se nulla fosse.


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