13 Luglio 2020 - 23:26:25

Tas, quella sentenza che potrebbe mandare a gambe all’aria il calcio italiano

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Una nuova tegola potrebbe colpire il calcio italiano e avere conseguenze ben più devastanti di quanto non fu la sentenza Bosmann del 1990. Un verdetto, quello emesso dal Tas di Losanna che, qualora fosse recepito in maniera integrale anche dalla Federcalcio, terremoterebbe i bilanci e, probabilmente anche la sfera personale di molti presidenti che nella circostanza, almeno stando alla sentenza, dovrebbero rispondere in solido con il proprio patrimonio.

Tutto nasce dall’opposizione di Jan Marc Fish, presidente della Lancy FC, società che milita in Prima Lega del campionato svizzero, la terza serie in buona sostanza, ma trattandosi di un campionato semi professionistico, molto simile alla nostra quarta serie. In parole povere la serie D. In terra elvetica le cose stanno più o meno come da noi, anche tra i dilettanti – semi professionisti esiste di fatto una sorta di vincolo breve che, alla prima firma, impegna il calciatore fino al 23° anno di età (da noi attualmente fino al 25°). Un tesserato del Lancy FC però due anni fa ha presentato ricorso contro la normativa perché, si legge nel ricorso, troppo restrittiva. Inoltre, sempre nel ricorso, il presidente avrebbe vietato, solo ai calciatori vincolati, di avere rapporti “amorosi” il giorno precedente alle partite e da qui la richiesta di risarcimento.

Dopo i canonici tre gradi di giudizio è toccato al Tas esprimersi e la sentenza è stata una mazzata pur riconoscendo il diritto al vincolo. Il Tas ha in parte infatti dato ragione al presidente Fish ma ha altresì definito che ai calciatori venga riconosciuto un rimborso annuale pari a 4 mila Franchi Svizzeri e cioè 3.780,40 euro per ogni stagione. Compenso che il presidente dovrà ora riconoscere a tutti quei giocatori che hanno militato nel Lancy FC negli ultimi 10 anni. Per fare un esempio, un calciatore che ha militato per 8 anni avrebbe diritto a un rimborso netto di 30.243,20 euro. Insomma, una bella sommetta.

Una sentenza alla quale anche i calciatori dilettanti che militano nei campionati gestiti dalla Federcalcio potrebbero appellarsi. Non avrebbero diritto al premio in denaro solo coloro che hanno disputato almeno tre campionati nel settore giovanile della società di appartenenza. Ora la Federcalcio ha tempo sette giorni per recepire la normativa e, a dire il vero, potrebbe anche apportare delle modifiche al premio che potrebbe, verosimilmente, andare al ribasso, ma dovrebbe poi avere i numeri in Consiglio Federale, dove quasi sicuramente troverebbe l’opposione dei calciatori e, in vista delle elezioni tutto può succedere.

Chi di fronte ad una notizia così nefasta è subito intervento a piedi uniti è il presidente del Lucento Carlo Pesce il quale si è per altro anche fatto scappare un «Non abbiamo mai pagato un giocatore in vita nostra adesso dovremmo farlo per decreto? Non se ne parla». Anche il suo omonimo, il ds del Lascaris Carlo Pesce appunto, ha voluto dire la sua: «Sentenza che penalizza i dilettanti dovremmo passare tutti a disputare i campionati del Csi dove per altro ho una cugina che ci lavora e ci farebbero pure un bello sconto».

Naturalmente la notizia è arrivata anche alle orecchie del presidente del Piemonte Christian Mossino che ha subito attivato il segretario Roberto Scrofani il quale, per una volta, smessi i panni del burocratese, è andato dritto al problema: «No, no, no, attenzione! Noo! Pàstene soppaltate secondo l’articolo 12, abbia pazienza, sennò posterdati, per due, anche un pochino antani in prefettura. Senza contare che la supercazzola prematurata ha perso i contatti col tarapìa tapiòco». Più articolato il presidente della Lombardia Giuseppe Baretti: «Adesso farò un sondaggio tra le società per capire se va tutto bene».

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