12 Agosto 2020 - 15:06:03

Da Brescia agli Stati Uniti d’America: il sogno a stelle e strisce di Daniele Musmeci

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Da Brescia agli Usa, verso le frontiere del calcio. Racine City è una cittadina sugli 80 mila abitanti nella zona dei Grandi Laghi, vicino a Milwaukee, nello Stato del Wisconsin. E’ qui dove Daniele Musmeci ha deciso di trascorrere il quarto anno di liceo come exchange student nella Racine Case High School, di fatto rinunciando alla chiamata della Juniores del Ciliverghe. Quest’anno Musmeci ha deciso di aderire al programma Exchange, che dà la possibilità ad uno studente italiano di essere ospitato presso una famiglia all’estero. Rimarrà negli States fino a giugno, quando finirà l’anno scolastico. Al rientro dovrà recuperare il programma ministeriale per prepararsi al meglio in vista della maturità, che affronterà al Liceo Scientifico Nicolò Copernico di Brescia. In quella parte di mondo non c’è ancora una vera emergenza sanitaria, benché la pandemia inizi a destare le prime apprensioni. Daniele ha raccontato: «Sono venuto in America per imparare la lingua e per prendere il diploma americano. Così, quando otterrò anche quello italiano l’anno prossimo, avrò due qualifiche da spendere più facilmente nel mondo del lavoro». All’inizio, ovviamente, Daniele ha dovuto scontare un periodo d’ambientamento, finché il suo inglese latino-maccheronico non si è allineato con la lingua del posto; ha ammesso: «Dopo tre mesi ho fatto l’orecchio». Il sistema scolastico americano è molto simile a quello italiano, con 5 anni di scuole elementari (Elementary School) e 3 anni di scuole medie (Middle School). Ciò che cambia sono le scuole superiori (High School): là durano 4 anni anziché 5. Inoltre nelle High School non ci sono indirizzi specifici come da noi, ma ogni studente sceglie il corso da frequentare in base alle proprie inclinazioni. Per assurdo, un ragazzo potrebbe iscriversi ad un corso di latino (tipico di un Liceo Classico) e ad un altro di economia aziendale (materia trattata a Ragioneria). «Qui la scuola è più semplice – ha proseguito Daniele – perché tratto argomenti già affrontati. Io sto frequentando le classi più difficili ma raramente incontro nuovi contenuti: credo siano indietro col programma».

 

Cheerleaders, le ragazze del corpo di danza acrobatica della Case High School

Per quanto riguarda il calcio (o soccer, come si dice da quelle parti), il discorso è diverso. I classici club sportivi si stanno sviluppando solo di recente e rispetto all’Italia i ragazzi preferiscono provare diversi sport prima di sceglierne uno. Durante gli anni delle Elementary e Middle School i giovani giocano nei club, ma in questa fase c’è poca attenzione all’aspetto tecnico/tattico della disciplina. Mentre all’età di 14 anni si entra nelle High School, dove si può giocare per la squadra dell’istituto. Qui si partecipa alla Conference, il campionato tra scuole. Il livello è lo stesso del torneo tra club, anche se questa Conference dura solo 3 mesi (da agosto a inizio dicembre) e spesso si disputa in giorni molto ravvicinati. Finito il campionato delle High School, chi vuole continuare può farlo nei club, mentre gli altri possono scegliere altri sport nella stessa scuola. Appena arrivato, però, Daniele ha toccato con mano il significato dello slogan “America first”: «All’inizio nello spogliatoio ho trovato difficoltà, la gente nuova è vista con diffidenza. Inoltre tendono a mettere in vetrina prima i ragazzi americani. Infatti non sapevano nemmeno se inserirmi nella Varsity (sorta di squadra A, una selezione fra le migliori leve dell’istituto) o nella Junior Varsity (sorta di squadra B, per giocatori meno performanti). In pratica erano incerti se darmi visibilità o meno nel soccer team principale». Questo perché la partecipazione al campionato delle High School è vissuta dagli studenti in maniera molto competitiva. Difatti i giocatori più meritevoli hanno l’opportunità di vincere una scholarship (borsa di studio) presso i costosi e prestigiosi college americani (le università). Ecco perché anche i club organizzano esibizioni alle quali partecipano gli allenatori dei college per osservare potenziali talenti da inserire in squadra.

 

L’allenatore capo (head coach) Gregg Anderle della Varsity, la migliore squadra della scuola

Con queste premesse, per la prima volta nella sua vita, Musmeci ha svestito la maglia biancoblù della Pavo, per indossare quella verde numero 22 della Racine Case High School, con lo stemma dall’aquila (the eagle) sul petto. Le Eagles, questo il soprannome di battaglia del team, erano dunque chiamate a difendere il nido per rincorrere i campionati nazionali del Wisconsin. Ma la compagine dell’head coach Gregg Anderle faticava ad ingranare nelle battute iniziali di stagione. Ha proseguito Daniele: «Inizialmente il mister non sapeva dove mettermi. Quando cambi squadra c’è sempre un periodo d’adattamento, inoltre non capivo ancora bene le dinamiche di gioco. Ma appena ci siamo messi a posto, sono arrivati anche i risultati. Sono l’unico italiano in squadra e la scelta del coach di inserirmi nella Varsity (la squadra principale) è stata ripagata a suon di vittorie». Per il bresciano questa è stata la sua miglior stagione, con 21 gol realizzati e 6 assist messi a referto in sole 10 partecipazioni. «Giocavo nei Regionali con la Pavoniana, un livello abbastanza alto. Qui sicuramente non è come in Italia, anche se c’è qualche individualità discreta. La dinamica di gioco è completamente diversa e mentre da noi è tutto studiato, negli Usa il singolo può esprimersi come vuole: c’è più spazio all’estro individuale. Quando l’ho capito, ho adattato il mio playing a questo nuovo contesto, riuscendo a segnare davvero molto: nelle ultime 5 gare ho fatto 5 triplette». Numeri importanti perfino per un torneo scolastico, che non potevano passare inosservati alla stampa sportiva locale. Le gesta dell’italiano sono pertanto finite più volte sul giornale principale della città (The Journal Times of Racine). La Conference si è conclusa con successo, con la conquista del titolo regionale e la nomina di Daniele nella top 11 della County (intesa come area calcistica regionale). Il compagno Brenden Baugrud invece è stato scelto per la Selezione dello Stato del Wisconsin. Alla stampa, coach Anderle ha più volte elogiato Musmeci dicendo: «E’ un giocatore da non sottovalutare».

 

“Eagles using their italian connection to stay hot” titola la stampa locale dopo l’ennesima tripletta (hat trick) del bresciano

Daniele ha commentato con soddisfazione l’esperienza: «Tutto questo mi ha cambiato a livello personale e anche se all’inizio è stato difficile, poi è diventato una fantastica avventura. Un giorno vorrei giocare nella Major Soccer League come Ibra». Il riferimento allo svedese non è casuale, Daniele infatti tifa Milan e con Zlatan ha in comune la militanza in un torneo a stelle e strisce. Tra le curiosità, alla Case High School di Racine, nel 1991, si diplomò anche Jesse Marsch, l’attuale tecnico del Salisburgo, colui che qualche mese fa lanciava nel firmamento europeo il giovane fenomeno Erling Håland, ora al Dortmund. Marsh partì proprio con la casacca verde delle Eagles come Daniele, per poi passare alla squadra del College di Princeton e finire addirittura nella Nazionale statunitense. Oltre al soccer, anche un pizzico di folclore yankee. Difatti il soggiorno di Musmeci presso la famiglia ospitante (host family) l’ha arricchito molto sotto svariati aspetti. Ha raccontato: «Per il Giorno del ringraziamento (Thanksgiving Day), tutta la famiglia si è riunita insieme a mangiare tacchino e ribes, più altre specialità a base di patate e ancora altro cibo. Ricorderò per sempre questo episodio tipico della cultura locale. Infine, abbiamo guardato le partite di football americano come da tradizione». Sì, perché negli USA lo sport nazionale non è il soccer, ma il football americano. Quindi anche il Super Bowl, la finalissima del campionato della National Football League, diventa un imperdibile momento di socializzazione: «Io non sono fan del football ma in occasione del Super Bowl sono stato a casa di amici e ho guardato la partita con loro. E’ stato fantastico, non lo scorderò mai. Qui è un evento sentitissimo, ognuno ne parla, è come il calcio in Italia». Non è un caso che le cheerleaders, il corpo di ballo-acrobatico femminile, siano riservate solamente alle squadre di football e basket dell’istituto, con grande rammarico di Daniele.

 

Le Aquile della Racine Case High School festeggiano la Conference: in evidenza Brenden Baugrud con i capelli riccioli biondi

L’ultimo pensiero è tornato alla società che gli ha dato i natali calcistici, la Pavoniana, e agli ex compagni di squadra Andrea Arcari e Alessandro Scotti. «Fantastica la stagione scorsa» ha detto, ripercorrendo la conquista dei Regionali Élite e il campionato sfumato all’ultimo contro il Vighenzi. D’altro canto, non solo oltreoceano le sue doti sono state apprezzate. Mattia Vitale, il suo ultimo allenatore biancoblù, lo ha ricordato come una «punta veloce, capace di attaccare benissimo la profondità». Non si è stupito pertanto del successo del suo ex giocatore negli States, dove le difese sono meno avvezze agli automatismi difensivi. Ha aggiunto il trainer: «Daniele è stato un elemento storico della Pavoniana, ha fatto tutte le giovanili qui. Negli Allievi regionali è stato un grande protagonista, ricordo ancora la sua doppietta contro il Ciliverghe. Lui dava sempre il massimo, è proprio un ragazzo eccezionale, in grado di fare gruppo». Dunque, l’affettuoso auspicio dell’ex tecnico: «Non farà fatica a trovare squadra al suo ritorno in Italia, per me può fare categorie importanti». Good luck Daniele…

 

Le Eagles di Gregg Anderle festeggiano la conquista della Conference. Il secondo in alto da destra è Daniele Musmeci

 

La Pavoniana Calcio di Mattia Vitale che giocò il campionato Regionale approdando agli Elite. Il primo in basso da sinistra è Daniele Musmeci

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