24 Gennaio 2021

Samber 84 Under 14, Max Faranda: «Essere un allenatore è per me un riscatto»

Le più lette

Hellas Verona – Monza
 Primavera 2: il Monza è poca roba e il Verona ne approfitta

All’ombra dello stadio Bentegodi, il Verona schianta il Monza senza fare nessun tipo di sconti. Finisce 6-1 per i...

Independiente Ivrea – Spezia Serie C femminile: una super Repetto non basta alle liguri, alle orange i tre punti

Nel giorno del ritorno al calcio giocato per la serie C femminile, l’Independiente Ivrea ottiene non senza rischi i...

Settimo Under 17, parla Danilo Borgese: Tuteliamo i Dilettanti!

Arrivato a metà della scorsa stagione sulla panchina del Settimo, a causa della pandemia Danilo Borgese non ha ancora avuto...

Il calcio più di ogni altro sport insegna una serie di valori che sono utili anche al di fuori del campo. Sicuramente la parte tecnica ha la sua importanza ma non è tutto soprattutto quando ti ritrovi ad allenare una squadra poco numerosa. Si tratta del caso di Max Faranda, allenatore degli Under 14 della Samber 84, che con i suoi 15 ragazzi ha deciso di andare oltre al semplice gioco: «Avendo un gruppo poco numeroso non ho la possibilità di esprimere il potenziale dell’intera squadra. Quindi cerco di valorizzare ogni singolo ragazzo». Nonostante ciò i valori che questo allenatore cerca di insegnare sono comuni a tutti: «Umiltà, rispetto e sacrificio sono, a parer mio, la base di questo sport». Questa situazione inevitabilmente influisce anche sulla tattica: «Il modulo varia molto in base alla disponibilità dei giocatori. A volte sono costretto a farli giocare in un ruolo diverso dal loro. Ma sinceramente non vedo questa scelta come negativa ma anzi penso che a quest’età sia giusto sperimentare e imparare quanti più ruoli possibili in vista anche dell’avanzamento in categorie superiori. Vedendo la squadra il sistema di gioco migliore secondo me è il 4-3-3 perché permette ai ragazzi sia di attaccare che di difendersi bene». Nonostante la rosa degli Under 14 non sia troppo numerosa la forza di questa categoria è la squadra in sé: «Ho la fortuna di avere un gruppo molto unito e omogeneo. Sicuramente tra i miei ragazzi spicca Alessandro Chiari che ho scelto come capitano perché, oltre ad essere un leader, ha molto carisma e molta tecnica. Senza ombra di dubbio sotto questo punto di vista è il giocatore più completo». Anche se, a detta dell’allenatore, questa squadra ha tanto da imparare sicuramente si impegna al massimo per cercare di colmare alcune lacune tecniche: «Quando l’anno scorso abbiamo giocato il derby contro il Chiari siamo riusciti a chiudere la partita con un pareggio. Questa è stata una grossa soddisfazione sia per me che per i miei ragazzi. Il Chiari è una squadra molto forte e capace ma noi con sacrificio e tanto lavoro siamo riusciti a colmare quella distanza che ci separa da loro». Questa situazione, oltre a non essere facile da gestire, è del tutto nuova per questo allenatore che ha deciso di intraprendere questa avventura un po’ per scelta un po’ per riscatto personale: «Ho sempre giocato a calcio fin da piccolo e ho deciso di smettere proprio perché il mio sogno era quello di seguire i ragazzi dalla panchina. In più nella mia carriera calcistica non ho avuto la fortuna di incontrare grandissimi allenatori. Quindi ho deciso di iniziare questo percorso sia per scelta sia perché per me rappresenta una sorta di rivincita nei confronti di chi in passato mi ha allenato». All’inizio di questa avventura Faranda sapeva che c’era tanto da fare ma è sempre riuscito ad andare oltre al risultato perché è consapevole del sacrificio e dell’impegno che i suoi mettono in ogni singola partita e in ogni singolo allenamento e quindi non può che essere molto orgoglioso della sua squadra.

 

Edicola Digitale

Altri dall'autore

Altri Articoli