7 Agosto 2020 - 21:12:47

Feralpi Lonato Under 14, Alessandro Testa e lo sport come forma di crescita personale

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Premiato come allenatore di Fair Play di Brescia nel 2019, il tecnico del Feralpi Lonato, Alessandro Testa, è il primo ad essere il sostenitore dello sport come forma di crescita della personalità, e ha tutte le ragioni per farlo. Si è laureato in Scienze Motorie a dicembre del 2019, all’età di quarantanove anni, dopo aver passato un periodo difficoltoso a causa della salute e aver ripreso i mano i libri per pura passione e dedizione al calcio. Si è messo in gioco e ora, come allenatore, prova a portare quella stessa voglia di rivincita tra i giovani che segue. Il concetto su cui basa i suoi allenamenti è l’autostima, caratteristica fondamentale da formare in un ragazzo e, di conseguenza, in un atleta di carattere.

Dunque, mister, come stanno prendendo lo stop i ragazzi?
«Innanzitutto, parto con il dire che lo trovo giusto perché si parla di un’emergenza nazionale. La voglia di ricominciare è immensa però, proprio qualche giorno fa, ho scritto un messaggio ai ragazzi pregandoli di tenere duro perché io sono il primo a voler tornare in campo. Penso che i primi a dover dare l’esempio siamo noi adulti perché con il nostro comportamento e la nostra voglia di fare gruppo e tenere uniti la squadra possiamo influenzare positivamente i ragazzi. Cerchiamo di stare uniti, anche tramite la tecnologia, e di aiutarci perché credo che questo sia l’unico modo per affrontare il problema».

Qual è il tuo obiettivo stagionale? 
«Ogni anno per me è una sfida e avere un gruppo omogeneo, in queste categorie, è molto difficile quindi l’obiettivo è creare un gruppo abbastanza omogeneo e di tenere lontani i ragazzi da situazioni che non siano lo sport. Per lavoro so che al giorno d’oggi ci sono tante difficoltà e per i ragazzi è facile cadere nelle tentazioni e voglio tenerli lontani dalle strade: noi accompagniamo i ragazzi per mano facendogli capire che lo sport è anche una forma di crescita della personalità. Infatti osserviamo anche come cambino i ragazzi nel percorso e come aumenti la loro autostima: le certezze che si creano nello sport sono quelle che poi ti porti nella vita di tutti i giorni ed è un aspetto fondamentale che noi allenatori dobbiamo sempre avere presente. L’allenatore deve avere tanti ruoli: deve essere psicologo ed educatore e lo deve fare con passione, altrimenti passa tutto in secondo piano. E, inoltre, il suo ruolo non deve essere quello di insegnare a vincere: certo, non è sempre facile se hai davanti a te tanti ostacoli e perdi con molti gol di distacco, ma è importante che capiscano anche il valore della sconfitta e che si creino degli obiettivi aldilà dell’andamento del campionato. E se guardiamo quello che stiamo facendo in questo girone, in cui a parte due squadre, sono tutte società che puntavano ad andare ai Regionali, non stiamo facendo male. Anche nelle partite perse finora abbiamo sempre avuto tante occasioni per cambiare le sorti della gara e non ci siamo mai mossi male. Fino ad adesso, nonostante non siano arrivate vittorie, abbiamo una differenza di reti che nelle zone basse della classifica è una delle migliori e abbiamo giocato con squadre di ottimo livello. Il nostro obiettivo è quello di non mollare mai e di aiutarci l’un l’altro, che poi è la mia filosofia di vita. E quello che mi fa sempre piacere e mi dà forza è che i ragazzi mi seguono e sono un gruppo compatto».

Che gruppo hai creato?
«E’ un gruppo in cui si è creata empatia, dove l’allenatore vuole poter essere d’aiuto per ogni problema, ma che pretende rispetto. Negli ultimi tempi però sono migliorati anche in campo».

Ti sento più contento…
«Sì, nonostante le difficoltà. Ho perso il nostro capitano, Simone Cherubini, che per il resto della stagione non potrà giocare per colpa di un infortunio serio e quindi mi sto inventando delle soluzioni: al momento ho dei centrali che fanno gli attaccanti e ho ottenuto dei risultati. Nelle ultime partite ha segnato Zanda e stava giocando in un ruolo non suo. A livello di gioco c’è da migliorare, ma a livello personale sono cresciuti tanto e di conseguenza tanti errori e tanti gol non li prendono più. Stiamo lavorando tanto sulla tecnica, il cui fine ultimo è creare un gruppo sempre più omogeneo. Bisogna essere sempre essere esigenti: ad oggi, non abbiamo strutture di primo livello, ma abbiamo un cuore di primo livello».

Chi ti senti di elogiare in questo momento?
Simone Cherubini, il ragazzo infortunato, che viene sempre agli allenamenti anche se non può giocare. I miei due centrali Francesco Zanda e Fabio Pizza, il portiere sempre più affidabile Luca Pizza, la punta Andrea Bertini: pensa che lui fino all’anno scorso giocava come terzino in un’altra squadra. Poi quest’anno, da quando è arrivato da noi, gli ho chiesto di provare a giocare in quel ruolo e ha fatto quindici gol. Anche questo dimostra che quando li sproni, questi ragazzi sono capaci di grandi cose. Credo che la colpa sia anche della tecnologia: i ragazzi si chiudono, non parlano più tra di loro, ma solo tramite il telefonino e questo abbassa l’autostima e la conoscenza di sé stessi, cosa che con lo sport cerchiamo di migliorare».

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