23 Giugno 2021

Gianmaria Sacchi, l’intramontabile bomber del Parabiago a caccia della 500esima perla

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Da Ribery fino a Dzeko, dal duo Bonucci-Chiellini fino ai fuoriclasse Ibrahimovic e Cristiano Ronaldo, passando per Cavani e David Silva. Mai come ora è possibile ammirare, in tutta Europa, la rivincita degli ultra-trentenni: calciatori che hanno superato l’età di massima maturazione e splendore atletico, ma che proprio in questa “seconda vita” trovano la forza di ispirare giovani leve e trascinare i compagni, vincendo più che in gioventù. Quando si è leader, l’esperienza non può fare altro che migliorare le performance individuali e di squadra. D’altronde, che l’età nel mondo del calcio contasse meno rispetto a voglia e passione è sempre stato ben noto a tutti, ma c’è chi questo concetto lo ha fatto proprio, elevandolo all’ennesima potenza. La carta d’identità di Gianmaria Sacchi, numero 9 del Parabiago da ormai 5 stagioni, alla voce “data di nascita” recita 30 maggio 1972. Sono ben 48 le primavere vissute sul rettangolo verde dal bomber dei galletti, ormai prossimo a toccare quota 500 reti carriera in oltre 30 stagioni.
La domanda sorge spontanea: come si può essere ancora decisivi a quell’età conservando il proprio fisico in buone condizioni? Lo abbiamo chiesto al diretto interessato: «Genetica e fortuna giocano un ruolo importante. Ho un fisico che mi ha aiutato, non ho mai avuto grossi infortuni durante la carriera. Allenarsi sempre in modo corretto e con dedizione, abbinato ad uno stile di vita sano, è essenziale. Anche il divertimento è importantissimo, ancora oggi nei giorni di riposo mi sento meno bene mentalmente rispetto ai giorni di lavoro: condivido lo spogliatoio con persone che riescono a farmi svagare. Poi ho un piccolo segreto: a me fa bene il mare! E’ la miglior medicina, l’antidoto contro i malanni dell’età che avanza, cerco di starci il più possibile. Non smetto mai di giocare a calcio, sono un iperattivo che non ama farsi le vacanze spaparanzato sul lettino. Mi piace giocare in spiaggia e questo lavoro estivo fa la differenza in campo, perché lavorare per 3 mesi sulla sabbia ti da forza a livello fisico. Sono consapevole che col passare del tempo ogni partita può essere una delle ultime, dunque la passione è ancora molto alta». Traspare fin da subito una parola chiave, adatta per descrivere al meglio il rapporto tra il centravanti e lo sport che ha da sempre nel cuore: ossessione. «Il calcio è una malattia, un’ossessione. Lo ammetto, mi capita anche di vivere male il calcio, in casa sono intrattabile se non segno e prima della partita sono concentrato e teso. Ogni allenamento è una prova, un perpetuo mettersi in discussione. Non mi concedo di sbagliare nemmeno il possesso palla nel riscaldamento. C’è un allenatore che ti giudica e l’obiettivo è essere in condizione ogni singola seduta d’allenamento, perché la paura di stare fuori è tanta». L’esperienza per l’attaccante non è altro che un insegnante da cui ogni domenica è fondamentale imparare la lezione. «È normale che dopo 42 anni di calcio (e sabato vado a vedere i giovani!), so già dove finisca il pallone prima che qualcuno calci. Questo mi aiuta, perché alla prestanza dei giovani rispondo con la lungimiranza». Ma il fisico non basta, per restare un giocare decisivo è importante ricercare sempre nuovi stimoli tramite traguardi giornalieri, con l’ambizione di mantenere una certa costanza. In questo senso, bomber Sacchi ne ha uno speciale: «Fare 25 gol e poi solo 8 l’anno successivo non mi piace, punto ad essere costante. Ho raggiunto quota 470 reti, arrivare a 500 è uno step a cui non posso rinunciare».

A Parabiago Gianmaria Sacchi non è solo decisivo in campo, ma da un paio ricopre anche il ruolo di Direttore Sportivo, anche se la scrivania potrebbe stargli stretta: «Alla società serviva una figura affidabile e professionale, non mi sono tirato indietro. E’ un ruolo adatto alle mie caratteristiche perché amo anche il lato gestionale del calcio, ricerco la professionalità e mi piace avere in mano la situazione e prendere decisioni, quasi come un direttore generale. Quando smetterò di giocare non so se il richiamo del campo si farà sentire o se mi appagherà questo lavoro, ma certamente non sento di abbandonare il percorso da tecnica. Semplicemente ho pensato di metterlo da parte per ora, perché voglio apprendere al massimo gli insegnamenti di Crippa, un tecnico che ritengo validissimo e di livello superiore». Il Parabiago è da 5 anni in Seconda Categoria con l’obiettivo di fare il salto: «Il primo anno è arrivato Crippa alla quinta giornata, ma eravamo un cantiere aperto. Nonostante tutto, abbiamo chiuso bene la stagione dopo un inizio allucinante. L’anno successivo abbiamo perso la semifinale playoff, cosa che ci ha fatto male dentro e ci ha condizionato nella stagione 2018/19, dove per un solo punto non siamo riusciti ad accedere ai playoff. Lo scorso anno è stato il primo anno da Ds, eravamo terzi ad un punto dalla seconda ma la sospensione ci ha fermato. Quest’anno eravamo partiti bene, ma ora ho dubbi: siamo una squadra esperta, non è facile riprendere la condizione rapidamente. L’obiettivo è tornare in campo: voglio provare a vivere la stagione della consacrazione raggiungendo le 500 gioie personali».


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