giovedì, 21 Novembre 2019

A TU PER TU CON… Roberto Lorusso, Club Milano

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Lorusso è sicuramente uno dei maggiori protagonisti dell’ambizioso progetto, partito dal patron Badini, per portare il Club Milano nell’élite del calcio lombardo. Il Direttore Tecnico ha lavorato come osservatore per Como e Atalanta e, anche come allenatore, Milan. Appesa la lavagnetta al chiodo, è passato a fare il responsabile dell’area tecnica presso l’Alcione per 11 anni. Il suo ruolo nella società «Non sono un organizzatore. Mi curo di tecnica. Il mio lavoro consiste nel determinare la metodologia dell’allenamento. Creo le squadre con i mister, scelti da me, creo un programma di lavoro per ogni squadra. Da lì andiamo a creare degli obiettivi mensili e settimanali. Sia chiaro, il mister non è un semplice esecutore. Non basta saper leggere una ricetta per creare un gran piatto. I miei allenatori sono dei valori aggiunti, che io devo mettere nelle condizioni ideali per lavorare al meglio. Il lavoro nelle diverse categorie «Alla base del mio pensiero vi è quest’idea: la semplicità nel calcio paga, più le cose son semplici e più sono efficaci. È inutile scimmiottare i grandi e fare cose difficili. Essendo i più piccoli come delle spugne, lavorare sulla tecnica li aiuta molto. Con i Pulcini, quindi, è posto al centro di tutto il gesto tecnico, spesso inserito in una situazione di gioco attraverso dei giochi che li portano a lavorare su dei concetti. Con gli esordienti s’inizia a sviluppare il concetto di profondità e ampiezza, poiché le dimensioni del campo aumentano. Nell’agonistica si dedica meno tempo alla tecnica di base. C’è bisogno di essere pronti tatticamente e anche fisicamente grazie a dei preparatori atletici, diventa calcio vero! Il sistema di gioco viene sempre scelto in base alle qualità della squadra che hai in mano, non esistono moduli migliori o peggiori.» Il rapporto con gli allenatori «C’è un grande affiatamento, mi vedono come un valore aggiunto, un aiuto. A fine partita ci si confronta, siamo un’equipe. Porto esempi e situazioni che capitano in partita e andiamo a correggere. Il mio messaggio è a tutti non sono al mister. Il legame tra gli allenatori delle varie categorie è totale, c’è un continuo scambio d’informazioni. Per agevolare una continuità di lavoro io già a Marzo-Aprile comunico tutto a tutti per far decidere con serenità e poter permettere ai futuri mister di conoscere già qualcosa della loro prossima squadra. Alla base del rapporto ci deve essere chiarezza per lavorare al meglio.» L’aspetto educativo «è un discorso molto caro alla proprietà. Con giovanissimi e allievi abbiamo creato un regolamento interno. Nei più piccoli non c’è ma ci sono delle regole da rispettare. All’interno della società abbiamo un codice etico che deve essere rispettato da tutte le sue anime. Il nostro motto è: rispetto per tutto e tutti. Dobbiamo essere un esempio di correttezza. In un torneo vinto contro i professionisti pochi mesi fa, gli elogi si sono concentrati più sull’educazione che sul campo, questo per noi è un grande orgoglio.» Obbiettivo «Quando sono arrivato, due anni fa, era quello di creare un’attività di base qualitativa, che potesse giocarsela con tutti; l ’altro era di portare l’agonistica nei regionali. Il primo anno abbiamo raggiunto il primo, il secondo quest’estate. Per fortuna –ride- la federazione ha creato l’élite. Dopo aver raggiunto la categoria massima, bisogna iniziare a produrre giocatori che possano ambire a far qualcosa».


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