12 Agosto 2020 - 15:26:03

Under 15 Milano: Parla il tecnico del Calvairate Alessio Pirillo: «Nel mio calcio è fondamentale la superiorità numerica»

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Diciassette partite giocate. Quarantasei punti. Quindici vittorie, un pareggio e una sconfitta. Centoventotto gol fatti e nove subiti. Sono gli incredibili numeri del Calvairate Under 15 allenato da Alessio Pirillo. Il tecnico prima della sosta forzata stava portando avanti una stagione pressoché perfetta, conducendo la classifica del girone D del campionato provinciale dei Giovanissimi.

Pirillo è uno dei tanti giovani allenatori del panorama meneghino, avendo smesso da poco l’attività in campo piuttosto che in panchina: «Ho giocato fino al 2018, ma aiutavo già nell’agonistica e frequentavo gli ambienti della pre-agonistica. A 18 anni sono stato nel Foligno, in serie C2. Quell’anno vincemmo il campionato e passammo in C1. Poi un brutto infortunio ai legamenti crociati di entrambe le ginocchia mi ha tenuto fermo per un anno intero. A quel punto ho passato qualche anno tra Umbria e Toscana, giocando in serie D. Purtroppo non è stata una carriera felice dal punto di vista fisico. Oltre ai crociati, vari infortuni come alle spalle o alcuni strappi mi hanno un po’ rallentato. Nelle battute finali ho fatto una sorta di altalena tra Eccellenza e Promozione». L’allenatore a quel punto ha iniziato a muovere i primi passi verso la panchina: «Come già ho detto, davo già una mano da giocatore. Poi ho fatto richiesta per il Corso UEFA B, e sono stato preso al primo tentativo. E devo dire che rientrare subito tra i primi 40, al primo colpo, è stata una bella soddisfazione. La stagione scorsa sempre con i 2005 del Calvairate, alla mia prima in panchina, abbiamo vinto il campionato nella prima fase. Al regionale poi abbiamo fatto un buon percorso, arrivando ad appena un paio di punti dalla zona playoff».

Non sono solo i numeri del Calvairate ad essere impressionanti, perché quelle che possono sembrare delle semplici cifre trovano poi un riscontro effettivo sul campo, dove Pirillo guida la squadra avendo le idee piuttosto chiare: «Di solito schiero la squadra con il 4-2-3-1. Mi piace che i miei ragazzi giochino un calcio veloce. Non sono uno di quelli che vogliono a tutti costi fare possesso palla, il tiki taka, perché può rivelarsi spesso sterile. Secondo me bisogna andare ad attaccare gli spazi che si creano dietro la difesa, cercare la profondità, giocare nello stretto. Nei miei schemi sono importanti i terzini che spingono: creano una superiorità numerica tale che ci permette di valutare diverse opzioni come la palla tra le linee, un fraseggio più serrato. Ovviamente importanti sono i movimenti senza palla anche degli esterni e dei centrocampisti. Quanti più uomini si hanno davanti la linea del pallone, tanto meglio è». Idee molto chiare per l’allenatore, che però tiene sempre a mente che, in particolar modo nel settore giovanile, il lavoro dell’allenatore è quello di insegnare qualcosa ai propri ragazzi: «Il nostro compito al 70% è quello di far passare e far assorbire dei concetti ai componenti delle nostre squadre. Questo perché così si permette un buon percorso di crescita. Più che sulla tecnica o sulle giocate, penso che sia fondamentale insegnare ai nostri ragazzi come leggere le diverse situazioni che poi possono vivere in campo e, di conseguenza, insegnare dove possono eventualmente sbagliare. Perché che qualcuno sbagli in campo è preventivabile, ma dipende dalle situazioni: se un attaccante dopo tutta la manovra decide di finalizzare con un tiro dai trenta metri e sbaglia, per me va comunque bene, perché ha aggiunto qualcosa di suo, di personale, alla manovra collettiva. Se invece un difensore o un centrocampista decidono di uscire in dribbling da una situazione complicata davanti la nostra porta e magari perde palla, allora l’allenatore deve intervenire e correggere la cosa, spiegando che può essere uno sbaglio che va a mettere in difficoltà tutta quanta la squadra. Sono tutte cose che si possono correggere in allenamento, che è uno dei momenti cruciali per la squadra: una sessione sentita, studiata e organizzata può portare molti più vantaggi rispetto ad una magari più tosta ma presa totalmente da internet».

Da alcuni mesi il suo Calvairate è protagonista di un bel testa a testa con l’Atletico Alcione. Entrambe le squadre sono a pari punti in cima alla classifica, e Pirillo, nonostante sia difficile fare pronostici in un momento del genere, ha dato la sua possibile visione di come potrebbe finire questo duello: «Non è facile dire come possa finire. Ma per una questione puramente logica, probabilmente noi saremmo riusciti a chiudere in vantaggio. Quando eventualmente riprenderemo, avremo i match più importanti da giocare in casa, compreso lo scontro diretto con l’Atletico Alcione. Quindi se è vero che in casa c’è sempre un vantaggio – e comunque non è sempre così – forse avremmo vinto anche quel match».

Tutto in forse, chiaramente, visto lo stop forzato e sempre più prolungato a causa del Coronavirus: «Io sono in campo sette giorni su sette, almeno per quelle tre/quattro ore ogni giorno. C’è molta nostalgia. Mi manca fondamentalmente tutto: lo staff, i colleghi, gli allenamenti con i miei ragazzi. Adesso però è il momento di attenersi alle norme e di sperare che tutto passi in fretta e possibilmente con meno ulteriori danni».

Infine, Alessio Pirillo ci ha parlato dei suoi modelli di riferimento per quanto riguarda il suo lavoro in panchina: «I due allenatori che mi piacciono e ai quali mi respiro sono Klopp e Allegri: il primo per la mentalità da calcio esplosivo, per il modo in cui le sue squadre attaccano la profondità; il secondo perché riesce a gestire in maniera eccellente il gruppo dello spogliatoio».

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