12 Giugno 2021

Idrostar Under 16: mentalità e insegnamento sono i pilastri del tecnico Davide Vergani

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La cosa più importante per un allenatore di calcio è certamente l’essere consapevole dell’importanza del ruolo che va a ricoprire. Soprattutto quando si ha a che fare con i più giovani, è fondamentale riuscire a farsi riconoscere innanzitutto come educatore e insegnante, ancor prima che come tecnico sportivo. Questo perché, così facendo, i giocatori avranno un motivo in più per seguire la figura di riferimento, che si qualificherà sempre di più come un esempio da seguire, ancor prima che come allenatore.

Esempio lampante di questo modo di fare è Davide Vergani, allenatore dell’Idrostar Under 16. Prima di accettare la panchina di Cesano Boscone, Vergani ha allenato, tra le varie esperienza. la Triestina in Prima Categoria e ancor prima i classe 2001 della Lombardia Uno, con i quali ha anche vinto il Memorial Fregoni. Se si parla del Vergani allenatore, bisogna parlare anche del Vergani calciatore, che ha mosso i primi passi nel settore giovanile dell’Inter per poi giocare in Serie D con la maglia dell’FBC Saronno e del Vigevano Calcio. Il suo trascorso da calciatore è importante perché l’aver calpestato il terreno di gioco gli ha permesso di sviluppare la cosiddetta “mentalità calcistica”. Il diretto interessato ha infatti spiegato: «Nel calcio è importante saper leggere le situazioni per poi adattarsi a ciò che sta succedendo in quel dato momento della partita. Chi ha giocato a calcio può capirlo, altrimenti è più difficile. Al giorno d’oggi in questo sport ci sono sempre più teorici, ma avere un passato da calciatore è un’esperienza che aiuta tantissimo poi quando si ricopre il ruolo di allenatore».

Il tecnico si è poi soffermato sulle sue ideologie di gioco, che si sono dimostrate assolutamente coerenti con quanto detto prima: «Io prediligo il 4-4-2, che a seconda della situazione si può trasformare in un più classico 4-3-3 o in un 3-5-2. In generale, mi piace che le squadre si adattino alle mie idee di gioco. Poi deve essere bravo anche l’allenatore a saper interpretare la partita e guidare i suoi. Ovviamente, prima c’è una fase preliminare: sono io che devo capire, in primis, se un determinato gruppo con cui sto lavorando si può effettivamente adattare alle mie idee. La figura dell’allenatore, in generale, deve cercare di insegnare qualcosa: così si possono mettere in condizione i ragazzi di esprimersi al meglio anche quando, magari, cambieranno squadra e si troveranno in un contesto differente. Inoltre, bisogna essere capaci nel coinvolgere tutti allo stesso modo: così si potrà evitare di caricare di responsabilità i più bravi e al tempo stesso far sentire ugualmente importante chi magari è meno abile ed ha bisogno di più tempo per migliorare. Alla fine di tutto questo discorso, a trarne beneficio è il gruppo intero».

Parlando poi del suo Idrostar, Vergani ha detto: «Questo gruppo mi ha impressionato da subito. Avevo allenato una squadra che ci giocava contro e notai subito la bravura e l’affiatamento dei ragazzi, nonostante io stessi comunque badando alla mia squadra. Però quando poi mi si è presentata l’occasione per allenarli, non ci ho pensato due volte». La scelta è arrivata rapidamente soprattutto perché si tratta di un gruppo di Allievi, categoria che al tecnico piace particolarmente: «Ero in Prima Categoria, ma gli Allievi danno sempre soddisfazioni particolari. A quell’età i ragazzi hanno raggiunto una maturità calcistica tale che rende possibile l’insegnamento di concetti anche un po’ più complessi. Si può fare affidamento su una buona dose di concentrazione, che permette ai ragazzi di crescere a livello individuale e collettivo. Quando infatti mi sento dire che hanno apprezzato particolarmente un determinato tipo di allenamento, io sono molto contento. Questo gruppo nello specifico, poi, è estremamente affiatato e mi seguono tutti con molto entusiasmo».

Infine, l’allenatore ha parlato della possibilità di un’eventuale ripresa: «Io mi auguro che si ricominci, ma questa è una mia speranza personale. Adesso è veramente difficile riorganizzarsi e non penso si ripartirà. Noi vogliamo farlo e abbiamo continue conversazioni sul come muoverci nell’eventualità. Siamo in attesa di buone notizie, ma la voglia c’è sempre».


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