27 Settembre 2020 - 03:21:27
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Niguarda Under 16, a tu per tu con Fabio Alberti

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Flavio Alberti, allenatore del Niguarda Under 16, ci ha raccontato del rapporto che lo lega alla società nord milanese sin da quando era un bambino. Inoltre, tra i vari spunti interessanti forniti durante la chiacchierata è emerso anche il delicato tema dell’allenare il proprio figlio.
Da dove nasce la sua passione per il calcio?
«Ho sempre giocato a calcio, sin da quando ero molto piccolo. Purtroppo solo fino ai diciotto anni, perché a causa di un grave incidente ho dovuto terminare la mia carriera da giocatore. I miei primi calci sono stati dati proprio al Niguarda. Questa società, quando ero piccolo io, non esisteva ancora e sul territorio erano presenti la Frassati e gli Azzurri Niguardesi che una quindicina di anni fa si sono fuse creando il Niguarda Calcio. Io giocavo nella Frassati, squadra da cui è nato calcisticamente Stefano Nava. Il mio passo successivo è stato l’approdo alla Folgore e infine sono arrivato a giocare per il Bariviera, società molto vicina all’Inter che mi ha permesso di prendere parte a tornei internazionali anche con la maglia nerazzurra. Da allenatore ho fatto una prima esperienza, durata solamente un anno perché non volevo lasciare tutto il peso dei piccoli di casa sulle spalle di mia moglie, alla Frassati. Dopo una pausa dal mondo FIGC, tre anni fa mi sono seduto sulla panchina del Niguarda guidando la squadra in cui giocava e gioca mio figlio.»
Come sta vivendo la quarantena?
«Nonostante il calcio sia stato sempre parte integrante della mia vita bisogna capire che la salute deve essere messa al primo posto. Non essendo un esperto, mi affido totalmente alle direttive delle istituzioni. Manca tutto ciò che concerne il calcio, sia l’aspetto sportivo sia quello umano. Per provare ad arginare questa mancanza ci sentiamo telefonicamente molto spesso con squadra e staff, scherzando e facendo umorismo su un ipotetico ritrovo al campo pre-partita. Dal punto di vista lavorativo mi sono fermato, anche a causa della poca richiesta essendo io un artigiano. Questo mi permette di godermi la famiglia, poiché siamo sempre tutti pieni di impegni e con orari diversi ci capitava poche volte di sederci a tavola insieme e passare del tempo riuniti.»
Con chi condivide la guida della squadra?
«Per una squadra del nostro livello abbiamo uno staff molto preparato e completo. Siamo tutti genitori, tranne il mio vice che è un mio ex compagno di squadra e che riesce sempre ad avere uno sguardo più distaccato. Tra i membri abbiamo un preparatore atletico che si dedica completamente a noi e due dirigenti, uno che si occupa della burocrazia e l’altro che si occupa dell’organizzazione del materiale. Questa organizzazione ci ha permesso di essere molto preparati.»
Come ha lasciato la sua squadra prima della pausa?
«La squadra l’ho lasciata bene. Insieme al preparatore atletico abbiamo impostato un lavoro da inizio anno che si è rivelato molto utile. Ci siamo concentrati su diversi aspetti della crescita dei ragazzi, portando avanti lavori legati sia alla crescita calcistica sia a quella fisica, introducendo lavori incentrati sulla forza. Questo ci permetteva di essere molto brillanti sul campo. Non ho dubbi che alcuni risultati siano arrivati grazie alla nostra preparazione fisica. Molte partite, che abbiamo chiuso sotto nel primo tempo, le abbiamo ribaltate. Stavamo crescendo anche dal punto di vista del gioco, non avendo grande fisicità abbiamo dovuto adottare uno stile incentrato sulla palla a terra e su movimenti studiati e per perfezionarli serve tempo. Ultimamente ci stavamo concentrando molto sull’aspetto psicologico. Volevamo continuare a percorrere la buona strada intrapresa che ci ha portati, oltre ogni aspettativa, a lottare per i vertici. Penso che a questi livelli affrontare in un determinato modo le partite possa permetterti di raggiungere risultati superiori rispetto al tuo livello tecnico, bisogna rimanere sempre in partita e non essere presenti sul campo solo a corrente alternata. Ho paura che tutto questo possa perdersi durante la pausa, ma sicuramente la voglia e l’entusiasmo scaturiti da mesi di inattività possono aiutare.»
Avete fornito schede di allenamento casalingo?
«Inizialmente ci avevamo pensato, ma quando mi sono reso conto che le possibilità di una ripresa del calcio erano molto lontane ho deciso di lasciarli liberi. A sedici anni hai bisogno del campo, il lavoro che si svolge a casa non può essere sostituito per un periodo così lungo. Abbiamo tenuto solamente il gruppo di squadra per poter tenere caldo l’ambiente.»
Come riesce a coniugare il suo ruolo di allenatore-genitore?
«Quando iniziò a girare la voce di un mio possibile avvicendamento sulla panchina, molti genitori mi spinsero ad accettare il ruolo e questo mi aveva reso ancora più tranquillo nell’intraprendere questa esperienza. All’inizio le mie preoccupazioni erano legate a mio figlio, che avrebbe potuto sentire disagio nell’essere allenato dal proprio padre, per questo motivo è stato la prima persona che ho interpellato, dopo aver avuto la sua accettazione e aver visto il supporto degli altri genitori non ho più avuto alcun dubbio. Riguardo al campo, avendo giocato tanto a calcio e a buoni livelli mi sono sempre stati insegnati dei valori. Questi valori ti portano a prendere delle scelte con coerenza, che rendono difficile attaccarti. Inoltre, ho la fortuna di avere uno staff con cui mi confronto continuamente e che mi permette di prendere le decisioni migliori possibili.»
È d’accordo sull’annullamento della stagione? E in che misura dovrebbero pesare i risultati acquisiti?
«Nonostante le problematiche siano molte, almeno a livello giovanile perché per le prime squadre c’è un discorso economico che rende le cose molto più complesse, penso che bisogni riconoscere che la salute arriva prima di tutto e quindi i campionato andrebbero annullati. Si potrebbero rifare gli stessi gironi l’anno prossimo, ma subentrerebbero troppo dinamiche difficilmente valutabili. Per questi motivi ritengo che l’annullamento sia la soluzione giusta, rimetterebbe al centro i valori del gioco e della salute.»

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