7 Agosto 2020 - 19:44:04

Settimo Milanese Under 19, a tu per tu con Fabio Varricchione: «Non poter terminare ciò che stavamo facendo è stato un duro colpo»

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Fabio Varricchione, allenatore del Settimo Milanese Under 19 fascia B, ci ha raccontato le difficoltà e le paure di un lavoratore impegnato nella grande distribuzione. Ovviamente, non sono mancati i pensieri sulla stagione appena conclusa e su come si potrebbe riprendere.
Com’è cambiata la sua vita in quarantena?
«La mia routine quotidiana, eccezion fatta per gli allenamenti e le partite, non è cambiata poiché lavoro tutti i giorni per una catena di supermercati.»
Spesso la categoria di cui fa parte non è menzionata tra gli “eroi” in questi giorni difficili, ha paura?
«Devo essere sincero, inizialmente quando si sapeva ben poco su questa malattia, avevo molto timore ad andare a lavoro e ad essere a stretto contatto con altre persone. Questa paura, con il passare del tempo e grazie alle precauzioni sempre fornite dall’azienda e prese personalmente, è andata scemando anche perché il numero di contagiati nella mia azienda è rimasto molto basso rispetto al numero di persone impiegate.»
Qual è stato il suo percorso da allenatore?
«Ho iniziato ad allenare circa una decina di anni fa. Ho avuto la fortuna, dal punto di vista formativo, di iniziare subito con una prima squadra facendo il secondo a Cesano Boscone, in Promozione, prendendo le redini della squadra il terzo anno come traghettatore. In seguito ho fatto due anni a Corsico, il primo sempre da vice e il secondo come traghettatore. Dopo queste due esperienze volevo lavorare con i ragazzi e sono stato chiamato dal presidente Cozzolino per guidare, prima, l’under 17 e l’anno successivo l’under 16 degli Olmi. Il primo anno essendo subentrato a metà stagione la salvezza non è purtroppo arrivata; mentre il secondo è stato molto positivo salvandoci in un girone molto complicato. Mi sono spostato di pochi chilometri andando a Muggiano e infine sono arrivato a Settimo alla guida dell’under 19 con un progetto intrigante, che prevedeva una ricostruzione.»
Prima dello stop come stava andando la vostra stagione?
«Non eravamo partiti benissimo, pesava anche il fatto che fossimo una squadra nuova creata dall’unione di due gruppi. Dopo la sconfitta contro il Vighignolo nel girone d’andata – metà novembre – non abbiamo più perso una partita. Ci trovavamo ai quarti di finale di Coppa Lombardia e a quattro distanze, seppur con una partita in più, dal primo posto. Contando che eravamo partiti con l’obiettivo di salvare la categoria stavamo facendo una grande stagione. Tutto quello che è successo, che è sacrosanto, non ci ha permesso di lottare fino in fondo per conquistarci i regionali A.»
Avevate fornito allenamenti personalizzati nella speranza di una ripresa?
«Tramite il preparatore atletico della prima squadra avevamo fornito ai ragazzi dei programmi. Prima delle limitazioni sulle uscite prevedevano corsa all’aperto, quando tutto ciò non è stato più permesso, abbiamo raccolto le disponibilità di attrezzi in casa e abbiamo offerto loro esercizi personalizzati. Devo essere sincero, nonostante non volessi farlo capire ai ragazzi per il loro umore, ho sempre pensato che i campionati non sarebbero ripresi, vista l’impossibilità di garantire la sicurezza ai nostri livelli.»
Che effetto ha avuto sul vostro umore lo stop?
«La delusione è stata molta, soprattutto perché siamo un gruppo molto unito anche fuori dal campo, facendo cene e uscite. Non poter portare avanti il lavoro che stavamo facendo, che ultimamente prevedeva solo vittorie, è stato un duro colpo. Togliere a un ragazzo lo svago del pallone a quest’età, quando va anche tutto bene a livello di risultati, crea un piccolo dramma.»
Come si è mossa la società dal punto di vista economico?
«Io so che hanno garantito i compensi ai tesserati anche in questo periodo. Onestamente, per quanto mi riguarda, non ho posto il problema ai dirigenti, perché mi metto nei loro panni e posso capire le difficoltà nel non avere introiti da febbraio in poi. Non vivendo del compenso da allenatore non mi sembra giusto stare con il fiato sul collo, anche perché sono sempre stati perfetti e puntuali.»
Cosa ne pensa della sospensione e quale peso dovrebbero avere i risultati acquisiti in questa stagione?
«Già dopo le prime settimane, avendo visto i numeri, ero a favore dell’annullamento e della sospensione. Vedendo la curva di contagi salire sempre di più ho sempre ritenuto che la salute dovesse essere messa al primo posto. Nonostante i ragazzi, sembra, siano meno colpiti rispetto agli anziani, anch’essi sono parte integrante del nostro movimento. Ogni giorno vedo nonni accompagnare i nipoti al campo e pensare di metterli a repentaglio e non vedere più questa immagine mi allontana dal pensiero di giocare. Mi auguro che si scelga di guardare le classifiche, non penso sia giusto annullare del tutto i risultati acquisiti in questa stagione. Non sarebbe meritocratico non riconoscere una promozione a squadre che hanno dominato i loro gironi o la retrocessione a chi è ultimo con molti gol subiti e pochi punti. Comunque qualunque decisione verrà presa sarà giusta e insindacabile».

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