12 Giugno 2021

Taino Under 14, Salbego: «Educazione e rispetto alla base di tutto. Stagione difficile da commentare»

Le più lette

Independiente Ivrea-Caprera Serie C Femminile: Baudin, Grassino e Mancuso. Tre gol e tre punti per le orange

Il ritrovato pubblico sugli spalti di Bollengo fa da cornice alla gloriosa cavalcata dell'Independiente ai danni di un Caprera...

Casalpusterlengo Promozione: una vecchia gloria ritorna nello staff

Come si apprende dai canali social del club, il Casalpusterlengo riabbraccia Fabrizio Angelillo, già calciatore nerobiancorosso nel 2011 e...

Monza-Pro Sesto B Under 12 Femminile: il cuore bianco-blu non basta, le ragazze di Silani regalano altre grandi perle

Il tiki-taka del Monza abbindola e colpisce anche la Pro Sesto di Matteo Terranova che alla fine si deve...

«Una squadra particolare, con pochi elementi, ma tanta voglia di lavorare» così Alessandro Salbego ha definito il gruppo del Taino Under 14, che allena e segue da due anni. Non esattamente la stagione perfetta per passare da 9 a 11, ma nei pochi allenamenti di qualche settimana fa il tecnico ha ricevuto una bella risposta dai suoi ragazzi in termini di partecipazione ed entusiasmo; elementi che danno fiducia nella speranza di un’imminente ripresa.

Salbego ha raccontato del suo passato nel mondo del calcio; gli infortuni lo hanno ostacolato nella sua carriera da giocatore, ma la voglia di continuare ad appartenere a questo mondo è stata più forte ed ha deciso di cominciare ad occupare le aree tecniche dei campi da calcio: «Gioco a calcio da quando ho memoria, ho iniziato molto presto, da piccolissimo. Sono partito da Angera i primi anni per poi fare quasi tutto il settore giovanile nella Sestese: dai Giovanissimi alla Juiores. Nel frattempo sono stato anche un anno in prestito al Castelletto. Sono diventato allenatore perchè era proprio una cosa che volevo fare. So di essere molto giovane, ho 27 anni, ma ho volutamente anticipato un po’ i tempi. Ho iniziato presto a pensare ad una carriera a bordocampo perché ho avuto un brutto infortunio: ho rotto il legamento crociato ed entrambi i menischi. Successivamento ho dovuto assistere ad una lunga trafila di operazioni, ma ne sono uscito molto bene, così ho deciso che avrei continuato a giocare con gli amatori e sono tornato in campo; in quella stessa stagione ad accogliere il mio ritorno c’è stato un altro infortunio: in un contrasto ho ricevuto una ginocchiata in testa e mi sono risvegliato in ospedale, non mi ricordavo niente della partita che avevo giocato. A quel punto ho capito che smettere avrebbe significato prendere una saggia decisione. Tuttavia non avevo la minima voglia di abbandonare il mondo del calcio, perciò mi sono subito mosso per fare l’allenatore. Sono partito proprio da Taino dove inizialmente ho assistito un mister con i Pulcini. Sono stato tre anni con i 2009 e l’anno scorso ho preso i 2007. Sono sempre stato nel mondo del calcio e spero di restarci per molti anni».

Difficile porsi degli obiettivi in una stagione che il tecnico definisce “inesistente”, soprattutto considerando le difficoltà nel passare da 9 a 11, ma Salbego spera di poter ripartire al meglio la prossima stagione, magari passando per qualche torneo estivo che possa rianimare un po’ tutti i settori giovanili: «Il gruppo dei 2007 che ho preso è un gruppo abbastanza particolare: sono davvero in pochissimi; tralasciando il fatto che quest’anno di fatto non siamo partiti, abbiamo fatto un mesetto di preparazione e siamo passati a giocare a 11 senza neanche arrivare a 11 ragazzi da mettere in campo; infatti in occasione della prima partita di campionato abbiamo chiamato molti ragazzi dal gruppo dei 2008, che invece sono tanti e lavorano anche bene, c’è qualche bel prospetto. Alla fine abbiamo fatto solo una partita di campionato questa stagione, poi ci hanno fermati; dopo tre mesi ho rivisto i ragazzi, ma il tempo di un paio di allenamenti e siamo stati di nuovo bloccati. Molto dfficile impostare il lavoro in queste condizioni. Sportivamente parlando è anche complicatissimo passare da 9 a 11 in una stagione così. Non abbiamo avuto possibiità di provare il campo nuovo, più grande. Abbiamo giusto fatto due amichevoli prima del campionato ed era la prima volta su un campo a 11 per tutti i nostri giocatori. Non avevo avuto problemi con i 2009 nel passare da 5 a 7, ma la situazione era completamente diversa. Avevamo iniziato a lavorare molto sulla tecnica, anche perché abbiamo qualcuno che ritorna dopo aver smesso di giocare o addirittura altri che sono al primo anno in cui giocano. La nostra fortuna era il lavoro atletico, aveva colmato i buchi tecnico-tattici che avevamo. Rimane il fatto che dalla prossima stagione bisognerà ripartire da capo e reimpostare bene il lavoro. Aldilà di tutto, però, per me il giocare a calcio deve essere l’ultimo pensiero, nel senso che prima di tutto ci deve essere l’educazione, il gruppo, il saper superare gli ostacoli, il saper collaborare con i compagni, il saper rispettare le persone, l’arbitro, la società, te stesso. Questi sono tutti i valori che ogni società dovrebbe trasmettere ai ragazzi, perché come servono nel mondo del calcio serviranno anche a scuola e nella vita. Per me però anche questa esperienza è un bella sfida, tosta; nei pochi allenamenti il mese scorso ho ricevuto un’ottima risposta da parte dei ragazzi, sono fiducioso in una ripartenza in sicurezza a settembre».

Gestire un gruppo di ragazzi così giovani in un momento così delicato per il mondo del calcio non è affatto semplice e alcuni potrebbero essere in difficoltà da un punto di vista mentale, ma il gruppo di Salbego risponde bene alla situazione senza accusare un vero e proprio contraccolpo psicologico: «Noi abbiamo avuto un ragazzo positivo al Covid e uno che è stato in isolamento per un po’. Chiaro che la situazione non sia semplice da gestire per loro. Io da piccolo volevo sempre giocare, allenarmi, perciò non deve essere per niente facile. Fortunatamente nella mia squadra sono rimasti tutti, nessun ha smesso di giocare, questo è un segno positivo; si sono anche agigunti due ragazzi stranieri, che sono una ricchezza culturale oltre che tecnica: uno parla spagnolo e l’altro inglese. Io ho sempre cercato di restare in contatto con le famiglie per far sentire la vicinanza mia e della soceità. Alcuni li ho visti un po’ provati a livello mentale, ma bisogna capire che passano 4-5 ore al giorno davanti al computer e anche di più. La sicurezza sanitaria va al primo posto e sono d’accordissimo su questo, ma anche questa situazione dei ragazzi chiusi in casa davanti ad uno schermo non è da sottovalutare. I ragazzi sono comunque fermi da ottobre, qualcuno non tocca un pallone da mesi. Ho trovato qualcuno che era anche leggermente in sovrappeso, qualcuno che avuto crampi nonostante gli allenamenti fossero leggeri. Parlando con gli altri allenatori qui a Taino, con cui ho una grande intesa, ho scoperto che molti di loro hanno organizzato degli allenamenti da casa, per permettere ai ragazzi di tenersi in forma. L’idea non è malvagia, ma non è facile seguire tutti i ragazzi da questo punto di vista. Non tutti, ad esempio, hanno lo spazio per allenarsi da casa. Si lavora per cercare di trovare un compromesso per far giocare questi ragazzi, nel rispetto delle regole per tutelare la salute pubblica. Non so se sarà possibile riprendere presto con gli allenamenti e le partite, sicuro è che bisgnerà ripartire da capo con tutta la preparazione atletica e tattica».

 


Edicola Digitale

Altri dall'autore

Altri Articoli