16 Maggio 2021

Luino Under 15, Castellotti: «I ragazzi vanno fatti giocare. Non sarà facile riprendersi, molti smetteranno di giocare»

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Questa situazione di emergenza Covid-19 ha fortemente penalizzato il mondo del calcio e in particolare quello dilettantistico. Gilberto Castellotti, tecnico del Luino Under 15 è molto amareggiato nel vedere diversi ragazzi dei settori giovanili poco preparati e che stanno avendo grandi lacune dovute al poco esercizio dell’attività sportiva.

Queste lacune saranno difficili da colmare in futuro e potrebbero, secondo Castellotti, aver condizionato queste generazioni in modo indelebile: «Io ho 28 anni di esperienza come allenatore e mai avrei pensato di trovarmi in una situazione simile. I ragazzi non si stanno divertendo, per loro tutto questo non è altro che un massacro. Prepari il lavoro, gli allenamenti e tutto viene fermato per mesi; poi riprendi con qualche sessione e viene tutto chiuso di nuovo, per i ragazzi queste montagne russe sono la rovina. Sono convinto che quando si riprenderà almeno due o tre generazioni di ragazzi le perdiamo: a livello tecnico, caratteriale, di personalità. Non dimentichiamoci che parliamo di ragazzini, bambini; fermati nella loro più importante fase di crescita tecnica e fisica. Quando sarà finalmente possibile riprendere occorrerà recuperare il tempo perso e giocare, far divertire questi ragazzi. Per ora questa possibilità pare essere un’illusione e niente di più».

Le perplessità su alcune decisioni che hanno coinvolto il calcio provinciale e i settori giovanili delle società sono tangibili nelle parole del tecnico: «Io capisco che ci siano delle regole da rispettare e non ci siamo mai opposti anche in questi ultimi allenamenti che abbiamo fatto; resto tuttavia perplesso di fronte a diversi aspetti: da quel che ne so io i contagi all’aperto non esistono e non capisco perché non sia possibile fare la partita mentre gli allenamenti sono consentiti. Solo noi allenatori e preparatori siamo a distanza, i ragazzi sono vicini tra di loro, anche nello spogliatoio, banalmente. Riprendersi da questa situazione non sarà per niente facile. Conosco molti ragazzi che hanno smesso: smettono perché a livello mentale non tutti sono capaci di gestire una circostanza così grave, drammatica e che ha creato così tanti problemi. Poi anche nella didattica a distanza io lo vedo che i ragazzi fanno fatica: serve la presenza, anche a scuola. Ci vuole il contatto con il compagno, con l’avversario, il mettersi in competizione. Ho sentito molti genitori dire che loro figlio non ha più voglia di giocare, magari proprio perché indebolito da questo incubo che stiamo vivendo. Mi auguro che non sia così per tutti, altrimenti il contesto sarebbe più grave di quanto già non lo sia».

Far giocare i ragazzi è alla base della filosofia di insegnamento di Castellotti che pare avere le idee molto chiare su quella che dovrebbe essere la modalità di allenare dei ragazzi così giovani: «Io sono fautore delle partite, sono convinto che più i ragazzi giocano e pù bravi diventano. Nei settori giovanili magari può servire qualche schema e sicuramente è utile la tattica di base, ma i bambini devono giocare, solo giocando imparano. Se dai una palla sbagliata il tuo compagno ti riprende e allora cercherai di dargliela meglio ed è così che si rimedia ai propri errori e si impara sbagliando. Poi è giusto curare anche la tecnica individuale, ma è giusto che ci siano tante partite negli allenamenti: dei piccoli tornei 4 contro 4 per esempio; si interrompe ogni tanto per curare il gesto tecnico, fare delle correzioni, ma poi li si fa giocare. Sono dell’idea che ci debba essere un allenamento dedicato solo ed esclusivamente a giocare. Poi se li fai giocare, la partita ti porta via anche metà allenamento, se non li fai giocare devi anche inventarti lavori che siano di stimolo per i ragazzi, perciò non è soltanto la soluzione più efficace, è anche la più semplice e stuzzicante per i ragazzi. Io ovunque ho allenato: al Laveno, al Verbano ho sempre fatto tre allenamenti a settimana e uno era solo per far giocare i ragazzi e ho sempre avuto degli ottimi risultati perdendo ogni anno pochissimi ragazzi, perché avevano sempre voglia di tornare al campo, sapevano che si sarebbero divertiti giocando. Due anni fa con i 2006 al primo anno dei Giovanissimi qui a Luino abbiamo applicato questo tipo di lavoro e in tutto il campionato abbiamo perso solo due partite, entrambe contro la Varesina. Evidentemente è una metodologia che paga, perciò insisterò sempre su questo».

“Lacune difficili da colmare” così le ha definite l’allenatore del Luino, che è seriamente preoccupato per il futuro calcistico di tutti i giovani giocatori: «Questo momento, tra i Giovanissimi e gli Allievi è uno dei più importanti per la crescita aerobica e di forza fisica, incredibile che i ragazzi lo stiano perdendo completamente: zero partite, pochi allenamenti, zero progressi. Solo lavorando in un certo modo sei in grado di crescere fisicamente e avere poi la possibilità di giocare a livelli più alti. Recuperare non sarà per niente semplice, c’è qualcuno che non tocca un pallone da quasi un anno, questi ragazzi da dove partono? C’è poco da cui ripartire: bisogna fare di nuovo tutto da capo, ma intanto un anno e mezzo è passato e loro l’hanno perso. Anche se io dovessi essere un giovane che è sempre stato allenato bene e che ha un grande talento, i risultati che raggiungo nei prossimi anni saranno comunque minori rispetto ad uno che ha fatto il mio stesso percorso 5 anni fa. Poi il talento c’è sempre e si vede il ragazzo che andrà a giocare in squadre professionistiche e quello invece che lo fa solo come passione, ma queste stagioni hanno penalizzato tutti».


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