25 Giugno 2021

Malnatese Under 15, D’Elia: «Difficile dare continuità al lavoro, ma noi pronti a ripartire»

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“Spirito di sacrificio e voglia di lavorare” questi i punti cardine del pensiero calcistico di Francesco D’Elia, tecnico della Malnatese Under 15 del campionato provinciale di Varese. I ragazzi hanno praticamente trascorso due stagioni giocando pochissimo e prendendo quetsa via, gli obiettivi a lungo termine della squadra diventano difficili da raggiungere.

Il passato calcistico di D’Elia parte dalla Puglia, dove il tecnico è nato, e racconta di come tutto sia nato dalla passione per la “palla di pezza”: «Potrei documentare la mia carriera con qualche vecchia foto ricordo che custodisco gelosamente. Giusto dire che all’epoca era tutto molto diverso, specialmente tra i ragazzi giovani. A differenza di oggi non c’erano tante distrazioni; non c’era la play-station, non c’erano i telefonini. C’erano pochi svaghi e dovevi giustamente sfruttarli al massimo: giocavi con la palla sul marciapiede e tiravi fuori tutto quello che avevi. Tutti sposavano un’unica grande passione, quella per la “palla di pezza”; qualsiasi angolino di strada andava bene, tra lo spigolo dell’edificio e il palo della luce si facevano le porticine e si giocava tutti insieme. Un giorno passò sotto casa il mister del Grottaglie Calcio e mi disse che secondo lui ero bravino a giocare e che era sua opinione che io provassi ad andare al campo con lui, per far parte di una vera squadra. Mio padre inizialmente era un po’ contrariato, ma mi lasciò provare. Decisi quindi di intraprendere questa avventura, che si è poi rivelata essere l’avventura della mia vita, un’esperienza che piano piano mi ha portato a provare un attaccamento morboso a qualcosa di veramente speciale: il calcio. Io se perdevo una partita mettevo il muso per una settimana, il pallone era tutto per me. I valori che il gioco del calcio mi ha trasmesso sono il volto più importante di questo sport: il fatto che non devi mai mollare, che devi cercare fino all’ultimo di ottenere un risultato positivo, anche quando sembra di essere di fronte ad un’impresa impossibile. Esordii poi a 16 anni nella prima squadra della mia cittadina nel 76-77, ai tempi giocava in Promozione; con quella formazione, però, non giocai molto, c’erano diversi ragazzi più grandi e più bravi di me. L’anno successivo nella stagione 77-78 la squadra venne promossa nella vecchia Serie D e fu un anno di grande esperienza per me, un anno con tante soddisfazioni. A partire da quella stagione in poi il mio percorso è stato sempre più gratificante. Dopo il militare ho giocato nella Pianese Calcio in Promozione, per poi tornare al mio paese e girare diverse suquadre, dal Francavilla al Carovigno. Per me è un onore aver conosciuto persone che sono poi diventate dei professionisti veri di questo sport; molti di loro avevano la testa sulle spalle, che è sempre un fattore abbastanza determinante, io forse l’avevo un po’ meno, ma rifarei tutto quello che ho fatto, non mi pento di nulla, forse tornerei indietro per sfruttare meglio delle opportunità che ho avuto e magari per cambiare qualche scelta fatta a livello professionale, ma niente di davvero rilevante. Successivamente, a seguito di alcuni problemi familiari mi sono trasferito vicino a Varese nel ’99, avevo la residenza a Malnate. Proprio a Malnate è cominciata la mia carriera da allenatore; dopo aver ottenuto il patentino base da istruttore di calcio il presidente della Malnatese Lazzarini mi ha affidato i pulcini classe ’95, una bella squadra con tanti ragazzini talentuosi, negli anni successivi infatti alcuni di loro sono andati a giocare anche nel Varese. Ho avuto una piccola parentesi a radate in Promozione, poi nel settore giovanile del Varese e infine una piccola esperienza al Cantello, dopodichè sono tornato a Malnate. Con i ragazzi del 2001 ho vinto il campionato provinciale e ho fatto i regionali, completando un percorso davvero positivo. Anche perché quando riesci a trasmettere ai ragazzi i valori, la passione, è tutto più facile e tutto ti fa sentire sempre più vivo; poi i valori di una volta si sono un po’ persi, perciò fare questo tipo di lavoro per noi è fondamentale».

La testa del tecnico è già rivolta alla prossima stagione, poiché è impossibile riuscire a salvare qualsiasi aspetto di quella corrente: «Impossibile dare continuità al lavoro in una sitauzione simile. Difficile anche porsi degli obiettivi a lungo termine. Spero che a settembre ci siano le condizioni per ripartire in sicurezza: non posso neanche immaginare i ragazzi sopportare un altro anno così. Alla fine facendo i conti abbiamo perso quasi due stagioni, per i ragazzi è stata durissima. Dispiace anche per le società che hanno fatto grandi investimenti e grandi sacrifici per poter essere in regola e continuare a lavorare anche nel mezzo di una pandemia. Nella prossima stagione potremo tornare a far vedere il nostro calcio, il calcio che a me piace insegnare: fatto di grande passione e grande entusiasmo; trasmettere tutto ciò ai miei calciatori è la mia missione. A 14-15 anni si comincia ad entrare nel calcio dei grandi, quello agonistico; il compito di noi allenatori è quello di mettere l’allievo in condizione di poter dare il massimo e allo stesso tempo lasciare loro la libertà di esprimersi. Il modulo devi adottarlo anche a seconda dei ragazzi che hai. A me piace usare il 4-4-2, un modulo omogeneo, classico; ti permette di adattare al meglio il lavoro che fai in settimana. Il mio credo è quello di avere una mentalità vincente: chi ha la palla deve comandare. Non serve una ricerca maniacale della porta e del gol, quelle sono quasi conseguenze se si impara prima a dominare sul possesso della palla e sulla gestione della palla. Non bisogna mai avere paura dell’avversario e buttare via la palla. Abbiamo comunque un bun gruppo fatto di ragazzi che hanno talento e che hanno voglia di lavorare, credo in loro».

Durante questo periodo di emergenza Covid la Malnatese ha perso più di un ragazzo, ma il gruppo continua ad essere unito e tra i ragazzi si respira aria di entusiasmo nella speranza di riprendere a giocare: «I ragazzi che sono rimasti con noi, anche se sono un gruppo ristretto hanno dimostrato grande attaccamento, grande voglia di lavorare e spirito di sacrificio. Poi molti hanno smesso per motivi di salute, studio, paura anche. I ragazzi ancora con noi hanno dimostrato tenacia, hanno dimostrato di non mollare mai, caratteristica che si sposa perfettamente con la mia idea di calcio. Da casa abbiamo provato ad organizzare qualcosa, qualche allenamento, ma non è facile per tutti muoversi e la situazione è difficile da gestire. A settembre bisognerà ripartire con la preparazione atletica e con i fondamentali, speriamo il livello non si sia abbassato troppo».


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