21 Aprile 2021

Brebbia Under 17, Herran: «Il calcio come la vita, 90 minuti per dare tutto»

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Società nuova e con l’obiettivo di formare un gruppo quasi da zero è il Brebbia del girone B del campionato Under 17 di Varese. La squadra è allenata da Daniel Fernando Herran, tecnico Colombiano. Il tecnico è consapevole delle capacità della squadra che ha tra le mani ed è convinto di poter lavorare bene con il gruppo.

Herran ha iniziato introducendo la sua carriera calcistica che lo ha portato ad essere un allenatore di calcio: «Io ho iniziato a giocare a calcio quando sono arrivato in Italia, avevo 14 anni Ho iniziato nel Ceresio con i Giovanissimi. All’inizio non parlavo italiano benissimo, ma in campo non sembrava essere un problema, infatti vincemmo il campionato e mi premiarono anche come capocannoniere. Successivamente ho giocato una stagione negli Allievi per poi fare dei provini per la Pro Patria, il Varese e il Parma. A Varese so che erano interessati a tesserarmi e darmi una chance, ma ai tempi era molto difficile spostarmi, ero ancora minorenne e sarebbe stato difficile anche rispettare gli allenamenti; insomma, il tutto non andò a buon fine. Ho continuato quindi a giocare al Ceresio nella Juniores e in quella stagione arrivammo secondi in campionato e terzi in Coppa Lombardia. L’anno successivo venni promosso in prima squadra, ma trovai un allenatore con cui non andavo molto d’accordo. Ero bravo con i piedi, ma per quanto riguardava la testa, avevo molte cose da imparare: dicevo sempre quello che pensavo, quando a volte forse era meglio tacere. A 18 anni mi sono trasferito nell’Olimpia Calcio. Il primo anno abbiamo vinto il campionato della Prima Categoria e siamo andati in Promozione. Quello stesso anno la squadra del Bodio Lumnago cercava un allenatore per i Pulcini e ho subito pensato che mi sarebbe piaciuto provare e accettai. Avevo un gruppo di 7 bambini, andavano a scuola tutti insieme, era piacevole. Giocavamo bene, vedevo anche dei miglioramenti in loro nel tempo; una bellissima esperienza che mi fece capire che io volevo fare l’allenatore. Nel frattempo ho smesso di giocare a calcio per via di una grave frattura alla caviglia. Ho fatto poi un’esperienza al Varano Borghi come sostituto del mister in uscita prima di essere chiamato da Michele Arbore, che mi ha illustrato il progetto del Brebbia».

Il tecnico ha poi parlato del suo stile di gioco e di cosa gli piace insegnare ai ragazzi: «Ho avuto la fortuna di giocare insieme a persone che hanno fatto i Professionisti, sono partito come attaccante e finito come centrale difensivo, ho giocato in modi diversi e con allenatori diversi. Il mio non è uno stile ben preciso. Cerco di adattare i giocatori che ho a disposizione all’ambiente che c’è in campo. Se ho degli attaccanti veloci, non giocherò di sponda, ma con palle in profondità. Il calcio è come la vita, in quei 90 minuti bisogna dare il massimo e fare anche ciò che non si sa fare. Ed è questo che cerco di spiegare anche ai ragazzi: provare, sbagliare. In allenamento puoi provare tutte le palle che vuoi, ma dove impari di più e acquisti fiducia è in partita».

Il lavoro che Herran sta facendo con il gruppo sembra essere del tutto in linea con le aspettative della società: «Siamo una società giovane, nuova. Il gruppo è stato creato da diverse altre società. Sono riuscito ad avere 16 giocatori il giorno prima della partita, all’inizio eravamo soltanto 8-9. Questa era la situazione, ed è per questo che l’obiettivo di quest’anno era quello di formare un gruppo: far sì che questi ragazzi, arrivati tutti molto demotivati, perché erano “scarti” di altre società, non si sentissero in realtà degli scarti, ma che capissero che anche loro possono essere in grado di fare un percorso e di giocare a calcio. Ad esempio può esistere un pittore nato con un grande talento, che non ha bisogno di studiare o esercitarsi, ma allo stesso tempo può esistere un pittore con magari meno talento, ma che con l’allenamento può comunque raggiungere degli ottimi risultati».

La fiducia nel gruppo c’è, ed Herran è contento di gestire questi ragazzi: «Qualche talento non ci manca, ho visto che ci sono 2-3 ragazzi che sono promettenti, c’è Christian Di Foggia, che è un ottimo giocatore; Davide Rigato che è un bel centrocampista, completo. Alessandro Ossola e Raffaele Calabrò, altri due ottimi prospetti. Gli altri piano piano cresceranno, ma in questi in particolare vedo molta maturità e la mentalità giusta. Tutti non vedono l’ora di poter ritornare a giocare: mangerebbero l’erba del campo dall’entusiasmo. Molti di loro si cercando anche in questo periodo di stop per poter fare due tiri insieme col pallone, è evidente che il calcio gli manchi. Riprenderemo dove ci avevano fermati, la prima settimana di allenamento ovviamente dovremo ricominciare con la preparazione atletica. Durante lo stop ho cercato di dare qualche esercizio da fare ai ragazzi. Tanti di loro stanno crescendo anche fisicamente e non è facile farlo in un momento così, dove è impossibile allenarsi in modo normale».

Herran ha poi fatto un pronostico su quando, secondo lui, sarà possibile riprendere a giocare: «Più che un pronostico il mio è un augurio: spero che per fine febbraio sarà possibile ricominciare in sicurezza. La salute prima di tutto, ma questi ragazzi hanno bisogno di tornare a giocare. La ripresa non me la immagino come una cosa facile per i ragazzi, ma l’entusiasmo sicuramente prenderà il sopravvento. Ho un gruppo molto umile, sincero, di ragazzi che ti ascoltano e ti rispettano. Il rispetto reciproco è fondamentale in un rapporto giocatori-allenatore, perciò anche io non vedo l’ora di ricominciare».


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