Vittorio Praderio Torino club
Vittorio Praderio lascia il Torino Club

Dopo trentasei anni di grandi soddisfazioni reciproche il Torino Club e Vittorio Praderio si sono separati. Una vita in granata a formare migliaia di giovani calciatori – tra i quali anche Marco Parolo e Gianpaolo Calzi – nella categoria Esordienti. Tanti i successi in questi anni sia in ambito provinciale che Regionale, ma anche un passo falso come nell’estate 2016 quando arrivò la squalifica per i “Provini non autorizzati” sul campo di Origgio. Nell’ultima stagione Praderio è stato al timone degli Esordienti Fascia B, oltre che aver ricoperto il ruolo di direttore tecnico dell’Attività di Base.

 

Vittorio Praderio Torino Club
Il comunicato del Torino Club

Di seguito l’intervista del marzo 2015 a Vittorio Praderio dove raccontavamo la sua grande storia.

Vittorio Praderio e il Torino Club: un feeling che dura da trentadue anni senza alcuna interruzione. Centinaia le competizioni disputate, migliaia i ragazzi formati. Tra questi anche Marco Parolo, centrocampista azzurra e della Lazio che in quel ruolo fu inquadrato proprio da Praderio. «Ricordo che arrivò da me che giocava difensore centrale e io lo feci giocare a centrocampo Sono contento sia finito alla Lazio, squadra per la quale faccio il tifo e mi auguro un giorno possano arrivare altri miei ragazzi». L’annata ‘85, quella di Parolo, ha un posto importante nel cuore di Praderio visto che di quel gruppo facevano parte anche Stefano Ferrario e Giampaolo Calzi, attualmente alla Virtus Lanciano e Pro Patria. «Oltre agli ‘85, altre annate splendide che ho avuto sono stati gli ‘81, i ‘91, i ‘93 e i 2000». Una gioventù da calciatore tra Gallaratese e Monza, poi il ritiro dall’attività agonistica e inizio da allenatore a ventidue anni. Sempre in granata, sempre sugli Esordienti e con una doppia squadra. Il segreto? «Ho un bellissimo rapporto con la dirigenza e ho carta bianca. Sono un allenatore e formatore allo stesso tempo e mi sento portato solo per le categorie Esordienti». Di Praderio sono celebri le doti di scouting che in tutti questi anni non l’hanno mai portato a sbagliare valutazione sui ragazzi: «Ho sempre costruito io le squadre e gli anni scorsi era anche più facile». In tutti questi anni di cambiamenti ce ne sono stati tantissimi e anche il calcio giovanile ne ha risentito: «Anche nella preagonistica adesso si predilige l’agonismo a scapito della tecnica. E’ più difficile giocare perché si cerca di distruggere piuttosto che creare. Anche l’aspetto dei campionati è cambiato. Una volta si giocava tutto a undici e si facevano molti più tornei, tra i quali il “Ferrini” era uno dei migliori in assoluto».