giovedì 4 Giugno 2020 - 13:27:47

Luca Mezzotero, il giovane e instancabile allenatore-giocatore di casa Solbiatese

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Quattro chiacchere con Luca Mezzotero, instancabile allenatore-giocatore della Solbiatese. Con Luca abbiamo parlato della situazione d’emergenza attuale, del suo ruolo da allenatore e anche quello da giocatore. In quindici domande il giovane allenatore-giocatore si è raccontato a tutto tondo ai microfoni di Sprint e Sport.

Buongiorno Luca, inizierei con una domanda forse scontata: come va? Come stai vivendo la quarantena?
Ciao Andre! Fortunatamente va tutto bene, sia io che la mia famiglia. Questa quarantena la sto passando semplicemente stando a casa cercando di occupare la giornata in diverse maniere, ad esempio leggendo libri. Passo anche diverso tempo con i nipotini e non mi sono fatto mancare anche qualche ora passata alla play station giocando a Fifa 20: giusto per mantenermi attivo nell’ambito calcistico.

Ti manca il campo? Ovviamente sia dal punto di vista dell’allenatore che da quello del giocatore
Il calcio mi manca davvero molto. Essendo stato abituato fin da quando avevo cinque anni a passare il mio tempo dedicandomi al calcio, credo sia normale.

Avendo un duplice ruolo alla Solbiatese, hai dato un programma da svolgere ai tuoi ragazzi? Stai svolgendo attività fisica anche te tra le mura di casa?
Sì, i ragazzi hanno ricevuto tutti un programma allenamento da seguire personalizzato ad hoc per ognuno. Tutto ciò da svolgere ovviamente a casa, dopodiché noi dello staff possiamo controllare l’operato tramite un’applicazione a cui abbiamo fatto riferimento. Io stesso sto svolgendo i miei esercizi quotidiani: una volta al giorno mi prendo un paio d’ore per svolgere l’allenamento nel mio giardino dove cerco di stancarmi il più possibile.

Secondo te è possibile, ad oggi, quantomeno pensare a un rientro in campo per finire la stagione?
A parer mio oggi è difficilissimo pensare ad un rientro. Ancora non si sa come si evolverà la situazione, dunque pensare di tornare a giocare è difficile. La mia speranza più grossa però è proprio quella che si possa finire la stagione: anche se si dovesse sforare di un mese o due, personalmente parlando, sarei felicissimo di finirla.

Sei un vero stacanovista per la Solbiatese, essendo sia allenatore che giocatore: riesci a far convivere questo tuo doppio impegno? A dire il vero è anche triplo, visto che da tecnico segui due squadre.
Quest’anno l’impegno con la Solbiatese è diventato davvero grande, ma questo lo sapevo già da subito nel momento in cui ho accettato questi incarichi. Conviverci per me è abbastanza semplice, per il fatto che amo davvero tanto quello che faccio: stare sul campo sette giorni su sette è un qualcosa che mi piace e dunque lo faccio con voglia, passione e determinazione.

Sempre parlando del tuo doppio ruolo alla Solbia, raccontaci una settimana (compreso il weekend) tipo tra Under 14, Under 16 e prima squadra.
La mia settimana tipo prevede innazitutto tre allenamenti da calciatore con la prima squadra: martedì, mercoledì e venerdì dalle 16.30 alle 18.30. Tutte le sere nel corso della settimana alleno invece il settore giovanile: Under 14 lunedì, martedì e giovedì, mentre l’Under 16 il martedì, mercoledì e venerdì. Grazie al mio grandissimo staff di lavoro, essendo quattro tecnici più il preparatore atletico, riesco a gestire molto bene questa situazione e il martedì posso controllare tutto stando in un unico campo.

Parliamo adesso di campo, ed inizierei dall’Under 16. Prima dello stop stavate vivendo un buon momento, occupando la zona playoff: era l’obiettivo? Cosa ne pensi della stagione?
Confermo ciò che hai detto: questa quarantena ha interrotto il cammino nel nostro momento più bello. Eravamo in una fase di grande consapevolezza dei nostri mezzi, molto superiore rispetto al girone d’andata. Il nostro obiettivo era e rimane la zona playoff: fino ad oggi, se dovessi guardare la classifica, sono però soddisfatto a metà. Saremmo però potuti essere anche un po’ più su, avendo perso qualche punto di troppo per strada. I ragazzi sono stati però bravi a rimettersi sotto in modo adeguato: la stagione è comunque più che positiva nel suo complesso.

La gara persa in modo rocambolesco contro l’Accademia Inter è a mio avviso il film perfetto della vostra stagione: esprimete forse il calcio più bello da vedere, ma raccogliete spesso meno di quanto meritereste. Cosa ne pensi?
Pur essendo usciti sconfitti, la gara con l’Accademia ci ha dato davvero tanta consapevolezza. Siamo infatti riusciti ad esprimere il nostro gioco contro una grande squadra, allenata da un grandissimo tecnico come Gazzola. Il calcio è comunque anche questo: sono felice che i miei ragazzi siano arrivati ad un livello tale da saper esprimere il nostro gioco contro chiunque.

Qualche difficoltà nell’approccio ai Regionali lo ha avuto invece l’Under 14: quale credi sia stato il fattore che ha determinato questo avvio in sordina?
Con l’Under 14 il discorso è un po’ diverso. Le difficoltà principali che abbiamo riscontrato sono state dovute al grande salto fatto tra la fase autunnale e quella primaverile: da provinciale a regionale. Nella prima parte di stagione abbiamo dimostrato di essere ad un buonissimo livello, mentre nelle prime gare del regionale abbiamo fatto un po’ più di fatica soprattutto sotto il punto di vista fisico e mentale. I ragazzi devono abituarsi a tutto ciò: è comunque normalissimo riscontrare queste difficoltà nel processo di crescita che stanno vivendo. Sono comunque molto soddisfatto di loro perché è un gruppo che lavora. Sono altrettanto convinto che prima o poi faranno anche loro questo salto di qualità.

Passiamo adesso alla prima squadra: occupate la testa della classifica con dieci lunghezze di vantaggio. Stagione perfetta fin qui?
Con la prima squadra stiamo vivendo una stagione davvero molto positiva. Con dieci punti di vantaggio a nove giornate dalla fine posso benissimo dire che eravamo ad un passo nel raggiungere il nostro obiettivo. Abbiamo fatto qualcosa di importante in questa stagione, e spero vivamente di poter raggiungere l’aritmetica sul campo. Stagione perfetta sì, ma non solo per i risultati: il gruppo che si è creato è un qualcosa di stupendo al quale non ero più abituato.

Rappresenti sotto più vesti i colori della Solbiatese: cosa ci puoi dire di questa società? Cosa significa per te farne parte?
Far parte di questo progetto è un qualcosa che mi entusiasma tantissimo e mi fornisce voglia e determinazione per continuare. E’ comunque una società storica, alla quale sono stato legato anche da bambino prima di andare a giocare al Varese. Abitando poi proprio a Solbiatese, vicinissimo al centro sportivo, è un qualcosa che accresce ancor di più questo mio essere legato alla società. Spero di aiutare il Presidente nel raggiungimento degli obiettivi societari.

Forse è presto per parlarne, ma sai già qualcosa per il prossimo anno? Pensi di voler continuare con questo triplice impegno?
Sinceramente per l’anno prossimo ancora non è stata presa alcuna decisione con il Presidente e con lo staff: appena potremo tornare a fare calcio comunque lo faremo. Ho un’idea in testa per la prossima stagione, vedremo se si potrà fare.

Come filosofia di calcio, sei più team Guardiola o team Klopp? In generale, c’è uno o più allenatori ai quali ti ispiri?
La mia idea di calcio è innazitutto basata su principi e concetti: mi piace far giocare le mie squadre sempre con il pallone tra i piedi e, quando non lo abbiamo, recuperarlo nel più breve tempo possibile. Mi piace l’aggressività, il saper giocare con il pallone tra i piedi ma anche la capacità di reagire a qualsiasi tipo di avvenimento durante la partita. Non c’è un allenatore in particolare al quale mi ispiro, diciamo che due li hai citati te ma aggiungerei figure come De Zerbi e Gasperini. A tutti loro cerco sempre di “rubare” qualcosa che mi piace per farlo in qualche modo mio.

Ora una domanda forse cattiva. Ad oggi, se dovessi scegliere, faresti a meno di allenare oppure di giocare?
Non farei a meno di nessuna delle due. Entrambe le esperienze mi stanno regalando soddisfazioni dunque non rinuncerei né all’una né all’altra.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Il sogno attualmente è quello di tornare alla normalità per concludere la stagione nel migliore dei modi: vincere il campionato con la prima e, perché no, vincere i playoff con l’Under 16. Il sogno invece a lunga durata è un qualcosa di personale che mi sento di dover proteggere.

Grazie Mille Luca, gentilissimo come sempre. Alla prossima!
Ti ringrazio io, è stata una bella intervista. Buon lavoro per il tuo giornale e stammi bene!

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