18 Giugno 2021

Sporting Franciacorta, Marco Romanini è entusiasta del suo gruppo: «Mi piacerebbe disputare il campionato Under 18 insieme ai miei ragazzi»

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Pazienza se le ultime due stagioni sono state così turbolente. Nonostante il lungo stop, Marco Romanini è estremamente soddisfatto dello Sporting Franciacorta, società della quale fa parte da due anni. Ma il futuro è ancora incerto e le porte aperte sono diverse. «Ho avuto un paio di richieste, nulla di estremamente concreto. Valuterò insieme alla società cosa sarà meglio fare. Anche perché sono molto affezionato agli attuali Under 17 Élite, un gruppo di ragazzi che alleno da due stagioni. Fino a quando si è potuto, abbiamo lavorato moto bene. C’è del materiale interessante, qualcuno ha il potenziale per arrivare in alto e mi piacerebbe accompagnarli in questo percorso. Sarei felice di disputare insieme a loro una stagione regolare, senza interruzioni. In questo senso, introdurre la categoria Under 18 faciliterebbe le cose», ha detto.

Fra presente e passato. Già, l’Under 18. Uno dei temi più caldi e discussi dell’ultimo periodo. Anche Romanini si è esposto a riguardo, dichiarandosi favorevole: «I ragazzi sono fermi da due anni, è impensabile fare un balzo in Juniores o Prima squadra senza aver disputato partite. Serve un campionato che possa far crescere loro fisicamente, tecnicamente e mentalmente e questa mi sembra la miglior soluzione. E, secondo me, è giusto che vengano anche bloccate le quote dei giovani nelle Prime squadre, anche se non credo sia così scontato» ha affermato. E, se lo dice il tecnico dello Sporting che di calcio giocato se ne intende, forse bisogna ascoltarlo. Prima di allenare infatti era un centravanti d’area di rigore, come se ne vedono pochi in giro ultimamente. «Il ruolo dell’attaccante è cambiato. Prima doveva stare solo in area di rigore, ora invece deve giocare per la squadra. Se avessi un giocatore in rosa com’ero io, probabilmente farebbe panchina. Anche se il mio lo facevo, segnando più di trecento gol in carriera». Dopo aver smesso da calciatore nel 2016, l’inizio della carriera da allenatore. E quella con i granata è stata la prima esperienza da guida tecnica per Romanini. «Avevo già iniziato alla Rudianese Under 15 qualche anno prima ma, dovendo conseguire il patentino Uefa B, la mia era una presenza altalenante. Lo Sporting è considerabile come la prima, vera e propria squadra che alleno. Mi trovo molto bene, si lavora con entusiasmo e grande voglia. Nel bresciano, forse soltanto la Feralpi Salò ha un settore giovanile superiore» ha commentato.

Ossessione. Sin da subito, Romanini ha potuto notare le evidenti differenze che ci sono fra giocare e allenare. «Cambia completamente tutto. Prima pensi più a te stesso, sei più egoista. Poi, ti ritrovi a dover gestire venti persone. Ma allenare mi piace tanto, è un mestiere che ho sempre voluto fare. Cerco di mixare gli insegnamenti che ho ricevuto dai miei ex tecnici, come Massimo De Paoli, Luca Inversini, Marco Bolis e Angelo Alessio. Ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa che cerco di trasmettere ai miei ragazzi». A non poter proprio mancare nelle squadre di Romanini sono l’intensità e la cura maniacale per i dettagli. «Le mie formazioni hanno un’identità precisa e la vigoria deve esserci sempre, in allenamento come in partita. E poi, la mia passione e ossessione per il calcio mi hanno portato a dare importanza ad ogni dettaglio di ogni giocatore». Insomma, l’identikit e i principi di Romanini sono chiari. L’auspicio è di vederli applicati quanto prima sul campo. Ciò che manca, purtroppo, da troppo tempo. Ma, come nel calcio del tecnico dello Sporting, bisogna sempre stare all’erta. Perché la ripartenza potrebbe essere più vicina del previsto.


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