20 Ottobre 2020 - 23:22:06
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Vis Nova Under 14: alla scoperta di Davide De Laurentis, tecnico delle baby lucertole

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Prosegue il viaggio per la Lombardia. Questa volta facciamo visita alla categoria regionale più tenera, precisamente in casa Vis Nova Under 14. Conosciamo infatti meglio Davide De Laurentis, tecnico dei classe 2006 neroverdi.

Ciao mister, tutto bene? Come hai passato questi mesi?
Ciao Andrea, tutto bene grazie. E’ stato un duro periodo, ma il ritorno al lavoro e alla vita di tutti i giorni sta facendo finalmente intravedere la luce in fondo al tunnel.

Ti manca il campo? Senti spesso i tuoi ragazzi?
Il campo mi manca come l’ossigeno, e la lontananza coi ragazzi si è fatta sentire. In tutto questo però, nel nostro piccolo, abbiamo fatto qualche meeting su skype e altre piattaforme, per poter passare del tempo insieme. In questo modo, seppur in maniera poco attinente al nostro mondo, abbiamo potuto rivivere una forma di spogliatoio.

Stagione finita, niente retrocessioni tra i regionali. Giusto? Sbagliato? Qual è la tua idea a riguardo?
Credo sia stata una decisione molto difficile, ma qualcuno doveva pur decidere. Capisco perfettamente che era complicato dire a una società che sarebbe retrocessa con otto o nove partite ancora da giocare. In alcuni casi disperati è stata una manna dal cielo, ma giustamente non andavano fatte distinzioni.

Con che presupposti e in che modo si riprenderà a fine ottobre?
Io sto sperando con tutto me stesso che si possa ripartire il più presto possibile. Credo personalmente che con delle linee guida precise si possa ripartire senza problemi, anche perché non possiamo nascondere il fatto che i ragazzi sono ogni pomeriggio a giocare al parco, senza mascherine e controlli. Una società per lo meno potrà controllare la temperatura e monitorare l’evolversi delle varie situazioni, garantendo la dovuta sicurezza a tutti.

Passiamo alla vostra stagione come Vis Nova 2006: fammi un bilancio sulla vostra annata finché si è giocato.
Noi come squadra abbiamo fatto una stagione con molti alti ma anche qualche basso che avremmo potuto evitare. In generale sicuramente eravamo vicinissimi alla prima posizione in un girone molto combattuto.

Il girone era di altissimo livello: come credi sarebbe potuta andare a finire?
Io sono convinto che il bagno di umiltà arrivato con la sconfitta prima dello stop ci avrebbe davvero aiutati a crescere, perché il miglior modo di imparare è sbagliare. Stavamo facendo abbastanza bene e avevamo il rammarico della sconfitta all’ultimo minuto con la Pro Sesto: diciamo che il nostro obiettivo erano i playoff e poi avremmo dovuto far vedere il nostro reale valore, che al momento avevamo solo in parte espresso.

Come hanno approcciato i tuoi ragazzi alla fase provinciale? E a quella regionale?
La fase provinciale è stata troppo facile. Quando allenavo i 2005 avevamo almeno due partite vere, purtroppo quest’anno abbiamo avuto un girone in cui abbiamo fatto oltre 160 gol che sono davvero specchio del divario che c’era con gli avversari. La fase regionale era cominciata con ottimi risultati, ma stavamo lavorando per migliorare nel gioco. Poi è arrivato il virus, e il resto è storia nota.

Credi che servirebbe una riforma per l’Under 14? Magari equiparandola alle altre categorie regionali
Sicuramente sarebbe un bene, ripeto: 164 gol fatti e due gol subiti sono un ruolino di marcia che rende inutile la fase provinciale. Se lo scopo è dare a tutti pari opportunità non credo sia uno scopo riuscito, dato che poi alla fase regionale arrivano quasi sempre le stesse società. Per la formazione dei ragazzi servono campionati che sia formativi.

Parliamo del gruppo dei 2006. È pronto per gli élite?
Il gruppo 2006 è un gruppo particolarmente eterogeneo, con giocatori di grande fisico e giocatori di grande qualità. Se saremo bravi a crescere nel coraggio di giocare e nella lettura delle situazioni, penso che potremo fare davvero bene, sfruttando al meglio le nostre armi.

Cosa significa vestire i colori della Vis Nova? Che tipo di società è?
Significa fare parte di una famiglia, che non è la solita frase fatta, ma vuol dire lavorare in un ambiente di alto livello con allenatori da cui imparo qualcosa ogni volta che mi fermo a osservare. Il bello del nostro gruppo è il confronto su ogni squadra: ci si confronta, si chiacchiera e ci si aiuta sempre, senza invidie. E penso questa sia la forza della Vis Nova.

Come hai vissuto la scorsa stagione da favola? Che ricordi ti porti dietro?
La stagione vissuta coi 2005 è stata bellissima: un gruppo che sembrava non poter mai arrivare a certi traguardi ci è arrivato per la tenacia e la voglia di fare dei ragazzi. Il ricordo più bello è legato alle due semifinali. All’andata siamo andati senza tre titolari a pareggiare a Sesto, al ritorno sotto di un uomo da metà primo tempo siamo stati bravissimi ad attendere il loro errore e sfruttarlo al massimo.

Come si dorme la notte prima di una finale? Che discorso hai fatto ai ragazzi?
Non servivano grandi discorsi, anche se ammetto di aver pensato per 24 ore a cosa dire. Per assurdo poi abbiamo approcciato malissimo alla gara, sicuramente anche per il valore indiscutibile dei nostri avversari.

Passando alla tua carriera, qual è il ricordo che ti porti più a cuore?
Sicuramente la finale. In più, quando facevo il collaboratore, ho in mente la salvezza col Segrate e il percorso fatto in Enotria nei giovanissimi B, anche in quel caso stoppato in semifinale contro l’Alcione.

Qual è la tua filosofia di calcio? C’è un allenatore al quale ti ispiri?
Personalmente mi piace un calcio molto aggressivo in fase di non possesso, con la ricerca del dominio della gara fatto da un recupero veloce del pallone per poterlo poi gestire e attaccare le squadre alle spalle della loro linea difensiva. Mi è sempre piaciuto il gioco sulle catene laterali, ma sto studiando parecchio per migliorare nella ricerca di nuove soluzioni. Un allenatore a cui più che ispirarmi, sto cercando di carpire delle idee, è De Zerbi. Poi in assoluto il numero uno per me è Carlo Ancelotti, che ho avuto la fortuna di conoscere, e che ritengo anche un grande uomo.

Hai un sogno nel cassetto?
Ho due sogni nel cassetto. Uno è quello di vivere di calcio, il secondo è quello di vincere un titolo importante prima o poi.

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