7 Agosto 2020 - 21:17:16

Academy Legnano Under 15: #acasadi Gianni Serrati, tecnico della squadra lilla

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Lavoro, organizzazione e passione sono alcuni degli aspetti fondamentali su cui Gianni Serrati, allenatore dell’Academy Legnano Under 15, fa riferimento. Dall’inizio della scorsa stagione ricopre anche il ruolo di direttore tecnico della società, un’esperienza nuova che gli sta restituendo più di qualche soddisfazione. In questa intervista il tecnico della squadra lilla analizza alcuni aspetti del campionato appena concluso, la squadra legnanese infatti è stata l’unica ad uscire imbattuta dal doppio scontro andata e ritorno contro la capolista Castellanzese.

Come stai? Come hai trascorso questi mesi di quarantena?
Sto bene, grazie. Diciamo che fortunatamente non mi sono mai fermato perché nell’azienda in cui lavoro abbiamo sempre lavorato. Quando tornavo a casa stavo insieme a mia moglie e i tre figli e un aspetto positivo di questo periodo è che ci siamo compattati tutti, riscoprendo il piacere di stare insieme.
Dal punto di vista sportivo ho vissuto questi mesi come tutti, con tutte le limitazioni del caso. Da quest’anno, per l’Academy Legnano, ricopro anche il ruolo di direttore tecnico e durante la quarantena, insieme a qualche collega, ho organizzato delle videochiamate e delle videoconferenze monotematiche per allenatori e per le famiglie. Abbiamo voluto essere presenti per quanto fosse possibile, renderci visibili e devo dire che il risultato è stato ottimo.

Che opinione ti sei fatto su quello che abbiamo vissuto a causa di questa pandemia e che parzialmente stiamo ancora vivendo?
Questa situazione ci insegnerà e ci lascerà qualcosa. Nell’azienda per cui lavoro mi occupo di sicurezza e da questo punto di vista mi sento molto vicino a quello che è successo e a quello che verrà in futuro. Abbiamo capito che non è una cosa che potrà cambiare completamente o sparire, questo evento rimarrà una parte indelebile delle nostre vite ma che nel prossimo periodo sarà più gestibile. Ci saranno delle cure e l’impatto sarà diverso. Non metto in dubbio che siano stati commessi alcuni errori ma sono sicuro che serviranno da insegnamento. Probabilmente la stagione estiva ci aiuterà, potrebbe attutire maggiormente gli effetti del virus. Sinceramente mi sento molto fiducioso per quanto riguarda la riapertura e sono convinto che man mano che riapriranno anche altre attività si potrà ricominciare a vivere una vita più simile a quella di prima.

Hai qualche altra passione oltre al calcio?
Personalmente ho sempre fatto e praticato calcio, ma da spettatore ho apprezzato e seguito con passione anche altri sport come ciclismo e basket. Un altro sport che guardavo con molto piacere tanti anni fa è il pugilato, ma è un momento infelice ora perché non ci sono veri e propri protagonisti. Così come il ciclismo sono spariti i leader e questi tipi di sport vivono di campioni.
In questa quarantena ho guardato la serie tv “The Last Dance” incentrata sulla vita e la carriera di Michael Jordan, l’ho apprezzata talmente tanto che qualche episodio l’ho rivisto anche più di una volta.

Qual è l’aspetto che più ti è mancato del calcio in questi mesi?
Sicuramente il lavoro sul campo e il rapporto coi ragazzi. L’essere impossibilitati a fare il lavoro settimanale che poi sviluppava la partita è l’aspetto che mi è mancato più di tutti. Non ero tra gli estimatori di chi assegnava il lavoro tramite esercizi online. Mi è mancato molto meno il clima partita perché sinceramente la gara alla domenica la vivo molto tranquillamente. Se lavoro bene durante la settimana non ho nulla di cui preoccuparmi, poi è chiaro che ci siano delle variabili ma penso che solo a volte gli episodi determinino le partite.

Sei rimasto in contatto con i tuoi ragazzi? Quali sono i pregi e i difetti del gruppo?
Non sono stato molto invasivo, ho lasciato molta libertà. Li ho lasciati tranquilli, la mia presenza c’era ma in secondo piano. I pregi della squadra sono la disponibilità e la facilità che ho trovato di allenarli, perché soprattutto ad alcuni ho anche cambiato il ruolo in campo. Non è stato per nulla facile, ci è voluto del tempo. Più che parlare di difetti penso si debba parlare di difficoltà e come in ogni situazione è giusto che vadano incontrate per migliorare. Gli ostacoli che abbiamo affrontato sono stati di natura temporale, legate alla crescita dei ragazzi. Siamo stati comunque coerenti sia nei tempi che nei modi di fare le cose, sia in allenamento che in partita e penso che siamo stati premiati.

Un aspetto positivo e penso tu ne sia molto soddisfatto è che la tua squadra abbia la terza miglior difesa del campionato. Ci lavori molto?
Sapevamo di avere un grande portiere, Bettineschi, ed è stata una buona base di partenza. La linea difensiva è stata composta da solo un difensore di ruolo mentre gli altri erano tutti adattati. Il lavoro che abbiamo fatto è stato di scomporre il gioco in varie zone, difesa, centrocampo e attacco. Per quanto riguarda la difesa ho sfruttato l’aiuto e l’esperienza di Moreno Ferrario, l’ex capitano del Napoli ai tempi di Maradona, che si è reso disponibile per aiutarci a migliorare. L’insieme del lavoro, dal punto di vista tecnico e dal punto di vista individuale penso sia risultato fondamentale. Credo molto in questo modo lavorare, ovvero quello di dividere la squadra per settori. Solitamente il martedì e il mercoledì lavoriamo più sulla difesa e centrocampo mentre il venerdì, il giorno più vicino alla partita, riunivamo il gruppo per allenare il reparto offensivo.

Sei stato l’unico capace di vincere contro la Castellanzese, prima in classifica, uscendo con 4 punti e imbattuto dal doppio scontro contro i neroverdi. È un piccolo premio personale che ti porti da questa stagione?
La Castellanzese è una squadra che ammiro molto e che ha tanti punti forti ma ha soprattutto un difetto, quello di vivere di individualità. Quando li abbiamo incontrati ci siamo compattati, senza concedere nulla. Personalmente li conoscevo già e sapevo come metterli in difficoltà. Le squadre più attrezzate come la loro concedono tanti punti di riferimento e ti lasciano giocare, infatti se trovano gruppi organizzati come il nostro possono trovare degli ostacoli. In casa nostra, a Legnano, il campo non ci aiuta, è molto grande e non è il massimo per gestire le distanze.

Qual è il ricordo più bello legato a questa stagione e quello che invece giudichi più negativo?
Il ricordo più bello di questa stagione, a livello personale, è stato la possibilità di svolgere il doppio ruolo, di tecnico alla guida dell’under 15 e di direttore tecnico della società in cui il confronto e la supervisione su tutti i tecnici delle varie categorie mi ha stimolato molto. Sicuramente l’aspetto che mi ha gratificato è vedere la squadra crescere e aver creato un percorso omogeneo per tutti. Ho messo a disposizione la mia esperienza e le mie conoscenze per ottenere i migliori risultati.
La parte che mi è piaciuta meno è stata la possibilità di creare degli alibi nelle situazioni in cui non trovavamo o raggiungevamo l’obiettivo. Quando le cose non ci riuscivano facevamo fatica a capire cosa non andasse e non lo accettavamo. Col tempo abbiamo capito che tutto dipendeva da noi stessi e lì abbiamo svoltato. Questo fa parte di un momento di crescita fisiologico e naturale da parte dei ragazzi e purtroppo il risultato a questi livelli viene notato di più della prestazione.

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