7 Marzo 2021

AlbinoGandino Under 15: a tu per tu con Davide Mologni, giovane mediano rossoverde

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L’AlbinoGandino ha ottenuto al promozione nella categoria regionale nella scorsa stagione grazie alla squadra 2005 (attuali Under 16), vincendo il campionato provinciale, davanti al Rovetta. In quella squadra uno dei protagonisti assoluti è stato Davide Mologni, centrocampista che garantisce qualità in mezzo al campo grazie all’ottima visione di gioco. Mologni è stato inserito come fuori quota del tecnico Noris e ha disputato un ottimo campionato, contro ragazzi più pronti e cresciuti dal punto di vista fisico. All’inizio di questa stagione si è aggregato ai suoi pari età e ha iniziato il campionato fornendo 2 assist nelle prime 3 partite, giocando come titolare, rivelandosi una risorsa importantissima per i bianconeri.

Da quanto tempo giochi all’AlbinoGandino? Come ti trovi con questa società?

Gioco in questa squadra da sempre, sin dai tempi della scuola calcio, per me è come una seconda casa. Conosco alcuni dei miei compagni di squadra da dieci anni, anche al di fuori dell’ambiente calcistico, sono i miei migliori amici. In questa società mi sento un giocatore importante e ogni anno ho giocato con ragazzi molto bravi e siamo sempre stati competitivi ogni anno. Per me sarebbe difficile immaginarmi con altri colori, a meno di chiamate da parte di squadre importanti, non credo che lascerei questa squadra.

Hai disputato il campionato provinciale da fuori quota l’anno scorso, cosa hai imparato da questa esperienza?

Sicuramente dal punto di vista fisico ho sofferto all’inizio, dato che la forza fisica e l’altezza non sono il mio punto di forza. Grazie ai consigli dell’allenatore ho iniziato ad occupare meglio la mia posizione in campo, riuscendo a giocare d’anticipo per evitare i contrasti diretti con gli avversari. Devo ammettere che la squadra mi ha aiutato, eravamo quasi sempre i favoriti prima dell’inizio di ogni partita e questa consapevolezza è stata fondamentale per giocare bene e non perdere la fiducia dopo una giocata sbagliata. Vincere il campionato è stata una grande emozione: vedere i frutti di un anno intero, fatto di allenamenti a temperature proibitive durante l’inverno e di tanti sforzi fisici e mentali nell’arco di tutta la stagione, è stata una sensazione meravigliosa.

Com’è iniziata la stagione con i pari età in un campionato regionale?

Quest’anno la stagione è iniziata con un po’ di fatica per tutti dopo i tanti mesi di stop, ma dopo qualche settimana la squadra ha preso il giusto ritmo. Ci siamo allenati bene con l’allenatore Daniele Noris – per me è il secondo anno con lui avendo giocato con gli Under 15 anche la scorsa stagione, per i miei compagni è il primo anno con lui – che ha impostato la squadra con un 4-4-2 quadrato e solido, curando la fase difensiva, in cui ha riscontrato delle lacune iniziali. Abbiamo disputato il torneo Ciatto contro squadre che disputano il campionato élite e abbiamo disputato delle ottime prestazioni, nonostante le sconfitte – sapevamo di avere poche chances contro squadre molto più attrezzate di noi – e siamo arrivati all’inizio del campionato con fiducia; abbiamo vinto solo una partita nelle prime tre giornate, offrendo però delle ottime prestazioni.

Quali sono le differenze hai notato rispetto all’anno scorso tra campionato provinciale e regionale? 

Innanzitutto giocando con i pari età il livello fisico è calato rispetto alla squadra della scorda stagione; siamo una squadra che gioca molto sulla rapidità e poco di contrasti a centrocampo. Nelle prime uscite stagionali abbiamo comunque dimostrato di esserci adattati bene in un campionato di livello regionale, nonostante sia chiaro il salto di qualità, avendo giocato contro squadre di livello provinciale lo scorso anno: dal punto di vista tecnico la differenza è abissale, senza un pressing adeguato le squadre non commettono errori gratuiti e difensivamente bisogna essere molto più attenti e precisi, altrimenti la maggior parte degli errori commessi in difesa si convertono in gol subiti.

Hai sempre giocato come centrocampista? Cosa ti chiede l’allenatore dal punto di vista tattico?

Ho sempre giocato come centrocampista, mi è sempre piaciuto far segnare i miei compagni. Gli allenatori che ho avuto mi hanno sempre fatto giocare in mezzo al campo, e ho potuto sviluppare la visione di gioco, che mi permette di innescare bene gli attaccanti e di dialogare con i miei compagni di reparto. Mi adatto bene con diversi ruoli: posso giocare come mediano e mezz’ala in un 4-3-3 e come centrale di centrocampo sia destro che sinistro in un 4-4-2. L’allenatore mi dà molte libertà in attacco: posso svariare su tutto il fronte del centrocampo e posso decidere come impostare quasi tutte le azioni; in difesa devo aiutare molto il reparto arretrato coprendo le linee di passaggio centrali per coprire gli inserimenti da dietro dei centrocampisti avversari.

La tua famiglia ti segue nel tuo percorso sportivo?

Sì, i miei genitori sono molto attenti nel seguirmi in ogni aspetto della mia vita da adolescente. Mio padre Nicola è il guardalinee della squadra e ovviamente è sempre presente durante ogni partita e mi segue con molta passione. Mia madre non può sempre esserci per motivi di lavoro e quando può è in tribuna a fare il tifo per me. Il mio fan numero 1 è mio nonno: è sempre sugli spalti con mia mamma e mi accompagna agli allenamenti. Durante il lockdown ha costruito delle porte di legno nel cortile di casa per permettermi di allenarmi con il pallone durante il mese di stop, sono molto legato a lui.


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