26 Novembre 2020 - 19:07:30

Cimiano Under 15: il faro difensivo rossonero si chiama Gabriele Zucchelli

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Nelle prime uscite di questa stagione il capitano della squadra allenata da Claudio Baldissin non ha avuto la possibilità di scendere in campo al fianco dei suoi compagni di squadra, a causa di un infortunio. Gabriele Zucchelli, al sesto anno tra le fila del Cimiano, è tornato già in forma in queste settimane e, seguendo le indicazioni del preparatore atletico e di tutto lo staff, ha recuperato in maniera brillante dalla lesione all’inguine. In questo momento, a causa dello stop dei campionati, il capitano biancorosso è tornato ad allenarsi a casa continuando a mantenere vivo il rapporto con il tecnico e tutti i suoi compagni, nella speranza che effettivamente tutto possa ricominciare il prima possibile.

Quando hai cominciato a giocare a calcio? Che ambiente è quello del Cimiano?
Ho iniziato all’età di cinque anni nella squadra del mio paese, Zelo Buon Persico, per poi spostarmi in un’altra società lì vicino, Spino. Questo è il mio sesto anno a Cimiano, ho iniziato nella categoria esordienti a 7 e per me i primi due anni sono stati meravigliosi. Ormai considero questa società una seconda famiglia. Quando entri ti senti protetto, pensi solo al calcio e ti diverti. Devi metterci tanto impegno durante l’allenamento, ma si trovano anche degli spazi in cui ridere e scherzare. A Cimiano ti trovi bene anche perché sono loro che ti scelgono, selezionano giocatori e, oltre alle qualità tecniche, valutano molto l’aspetto mentale e il tuo atteggiamento. In questi anni ho apprezzato la facilità nel fare tanto gruppo, anche con lo staff e il presidente stesso, sono ottime persone.

Il tuo ruolo è quello del difensore centrale, ti senti a tuo agio? Hai sempre giocato lì?
Nei miei primi tre anni di calcio venivo utilizzato a centrocampo, dopo il mister mi ha spostato ma sono comunque contento di giocare in difesa. Penso che la partita si vinca anche non prendendo gol, devi saper tenere e gestire la palla, parlare ai compagni, devi avere rispetto del ruolo e della posizione in campo che ricopri. Il difensore centrale vede tutto il campo, ha una visione a 360 gradi di tutti i reparti e di come sono disposti sul terreno di gioco. In primis devo comandare la difesa, richiamare all’attenzione se uno è fuori posizione, ma posso anche cercare il lancio in profondità se l’attaccante è scattato verso la porta. Ho giocato anche nella difesa a 3, da punto di riferimento centrale. La grande differenza è che devi stare più stretto, non hai la stessa ampiezza e devi obbligatoriamente sfruttare i quinti di centrocampo.

Che effetto fa essere il capitano della tua squadra?
Sono il capitano da circa due anni e mezzo. Con il mister Baldissin ho sempre ricoperto questo ruolo, dal primo giorno mi sono dimostrato il più sicuro e preparato. In un primo momento è una bella sensazione ma quando vai in campo è tutta un’altra cosa perché sai di avercela ma pensi più alla partita. Te ne accorgi quando l’arbitro fischia e instauri un dialogo, ci vai a parlare, all’inizio ho fatto fatica ad abituarmi, ora è un’azione che mi viene spontanea.

Ci sono tanti ragazzi che sono rimasti in squadra da quando hai cominciato? Che gruppo è quello che si creato quest’anno dopo i vari cambiamenti?
All’inizio eravamo tantissimi perché formavamo tre squadre, quindi di giocatori ne sono andati e venuti tanti, ora siamo una squadra sola. Insieme a Somma e Brigida sono quello che è qui da più tempo, noi tre ci siamo sempre stati e quando arrivano dei ragazzi nuovi siamo i primi ad accoglierli e a farli sentire a casa. In questo momento, più di altri, ci sentiamo una famiglia, l’allenatore e tutto lo staff sono i primi che ci danno una mano e una carica in più quando ci vedono sotto tono. Rispetto all’annata precedente qualcuno se n’è andato e circa una decina di ragazzi nuovi sono arrivati, noi l’abbiamo saputo tra giugno e luglio quando ci sono arrivate le conferme. Quando abbiamo ricominciato, con allenamenti distanziati, ad agosto, ci allenavamo tutti i giorni e la domenica con doppia seduta. Stando lì un mese, ci si conosce, si fatica insieme e i risultati stavano anche arrivando perché su 4-5 amichevoli disputate non ne abbiamo persa neanche una. Nel momento in cui abbiamo ricominciato ad andare a scuola gli allenamenti sono tornati i soliti, tre volte a settimana e il campionato era partito alla grande. Ne abbiamo giocate solamente due, ma eravamo gasati, l’intenzione era e rimane quella di poter lottare per i playoff e sappiamo che possiamo fare tutto per meritarcelo.

Quale programma di allenamento state seguendo ora? Cosa ne pensi del momento che state vivendo?
Il primo pensiero è quello di ricominciare. Quando ci hanno detto di stare fermi, tre settimane fa con la zona rossa, siamo rimasti senza fare nulla perché demotivati dalla situazione che si era creata e psicologicamente non siamo al 100%. Sono in continuo contatto con tutti i miei compagni di squadra e ognuno si allena regolarmente, anche con i pesi. Stiamo ricominciando in maniera graduale ad accumulare minuti di corsa, a partire dai 20 per arrivare ai 90 che vuole il mister. Andare a correre è anche una valvola di sfogo, ti permette di non pensare ad altro, alla scuola e quindi è anche un buon motivo per tenersi in allenamento. Io ero infortunato fino a qualche settimana fa, ma ora sono in forma e non vedo l’ora di tornare in campo.

Nella scorsa stagione non vi siete qualificati alla fase regionale a causa della differenza reti, c’è qualcosa che cambieresti se potessi tornare indietro?
Sinceramente non cambierei nulla, posso dirti sinceramente che avrei voglia di rigiocare le due partite più importanti di quel girone, quella contro la Lombardia Uno e quella contro il Calvairate. Nella prima ho commesso un fallo da rigore e perdere per colpa mia mi ha fatto davvero male, mentre nella seconda ci siamo complicati la vita pareggiando in casa. Contro il Calvairate era una partita speciale anche per il nostro allenatore perché la sentiva particolarmente e il rimpianto più grande è non avergli dato quella soddisfazione.

Chi è il calciatore a cui ti ispiri di più? Qual è il sogno a breve e a lungo termine di Gabriele Zucchelli?
Tifando per il Milan mi ispiro molto al modo di giocare di Romagnoli, apprezzo il suo modo di difendere, è tranquillo e spesso ha sempre in testa la giocata giusta da fare. Oltre a ritornare in campo il più presto possibile vorrei, parlando di quest’anno, avere la grinta di quando abbiamo iniziato, avere la mentalità di arrivare all’obiettivo dei playoff. A lunga durata, spero di coronare il sogno, come migliaia di altri ragazzi, di arrivare in una squadra professionistica.

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