7 Marzo 2021

Enotria Under 15: alla scoperta di Alessandro Cherubini, centrocampista alla corte del tecnico Ferraioli

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Ormai al secondo anno tra le fila rossoblù, Alessandro Cherubini si sta ritagliando uno spazio importante all’interno della squadra. La sua tecnica e la visione di gioco lo rendono un centrocampista di alto livello che si sta togliendo più di qualche soddisfazione, sognando un giorno di giocare per la sua squadra del cuore: il Milan.

Raccontami in breve la tua carriera. Quando hai cominciato? Da dove è arrivata la passione per il calcio?
Ho cominciato a giocare alla Masseroni Marchese quando avevo quattro anni e lì sono rimasto per cinque anni, fino a quando sono stato chiamato dall’Accademia Inter e ho deciso di intraprendere un nuovo percorso con questa squadra. Dopo quattro anni, ho deciso di cambiare squadra nuovamente, trasferendomi all’Enotria ormai più di un anno fa. La mia passione per il calcio è nata un po’ casualmente. Da piccolo giocare con il pallone tra i piedi era il massimo del divertimento per me e ricordo che ho insistito tanto con i miei genitori per farmi iniziare a giocare in una squadra, nonostante loro non siano mai stati dei fanatici di questo sport.

Qual è il ricordo più bello che hai da quando hai iniziato a giocare a calcio?
Uno dei momenti migliori da quando ho iniziato a giocato a giocare a calcio è abbastanza recente. L’ultima partita prima che sospendessero nuovamente il campionato mi ha regalato una forte emozione. Abbiamo vinto 1-0 ed è stata sia una vittoria sia di squadra che personale. Non ho iniziato questa stagione al meglio e venivo da una partita in cui non mi ero per nulla piaciuto, e volevo prendermi una rivincita, dando tutto me stesso. Con la prestazione di quella che sarebbe poi stata l’ultima effettiva partita di questa stagione, ho sentito di aver ripagato anche la fiducia dei miei mister e compagni.

Fortunatamente ora si può riprendere con gli allenamenti a distanza, ma cosa ti manca di più di quello che era il calcio prima della pandemia?
Il calcio è uno sport fisico e di contatto, e ovviamente giocarlo senza queste caratteristiche non mi permette di vivere pienamente la passione immensa che ho per questo sport.

Che rapporto c’è con i tuoi compagni di squadra? Che obiettivi vi eravate dati all’inizio della stagione?
Sono arrivato in Enotria all’inizio della stagione 2019/20 e i miei compagni mi hanno da subito considerato uno di loro. Mi sono sentito sin da subito incluso e tutt’ora abbiamo un bellissimo rapporto tra di noi. L’obiettivo era quello di giocare all’unisono, dando il meglio di noi stessi come gruppo unito e la voglia di vincere non è mai mancata.

Hai sempre giocato come centrocampista oppure negli anni passati hai fatto qualche esperienza in altre zone del campo? Se sì, c’è qualcosa che hai imparato e che ti sta tornando utile nel ruolo che occupi ora?
Nel calcio a 5 giocavo come attaccante e successivamente ho fatto l’esterno. 5 anni fa circa un mio ex allenatore mi sperimentò come centrocampista e questo ruolo mi ha accompagnato fino ad oggi. Penso che il giocare come attaccante nei campi piccoli a 5 e da esterno poi abbia contribuito a migliorare la mia tecnica, molto utile anche nel ruolo che ricopro ora. Inoltre, giocare in altri ruoli mi porta ora a leggere prima e meglio i movimenti dei miei compagni.

Quali sono le tue caratteristiche migliori in questo ruolo e su cosa pensi tu debba ancora migliorare?
Penso di avere una discreta tecnica e visione di gioco. Un buon centrocampista è in grado di fare giocate intelligenti, vedendo gli spazi già esistenti. Un grande centrocampista, invece, deve compiere delle giocate geniali, creando lui stesso con il pallone gli spazi per i compagni. La genialità è forse anche una condizione mentale, sulla quale sto lavorando.

Secondo te quali abilità dovrebbe avere un centrocampista centrale moderno?
Il calcio, con il passare del tempo, è diventato uno sport sempre più veloce. Di conseguenza, un centrocampista, il cui ruolo è quello di dirigere il gioco, deve essere non solo tecnico, ma anche veloce, potente e propositivo, oltre che avere visione di gioco.

C’è un giocatore al quale ti ispiri e che guardi come modello a cui puntare?
Mi è sempre piaciuto molto Kakà per la sua completezza. Era forse non molto potente, ma compensava con la sua grande tecnica e agilità. Tifo Milan e seguo gran parte delle partite della mia squadra del cuore. Dei giocatori attuali, Bennacer è quello che probabilmente mi affascina di più e, nonostante non sia fisicamente molto costruito, la sua aggressività e capacità tecnica, offensiva e difensiva lo rendono secondo me un centrocampista/mediano molto forte. È anche molto giovane ed ha dunque molto tempo per migliorare.

Quanto importante è la tua posizione in campo all’interno dei meccanismi di gioco della squadra? Quali sono i tuoi compiti fondamentali?
Tutti i ruoli sono ovviamente fondamentali per il gioco. È importante per i centrocampisti sia la fase offensiva che quella difensiva, siccome si trovano proprio in mezzo al gioco. Superata la fascia di centrocampisti, agli avversari resta da puntare solo la porta, ed è compito dei centrocampisti trovare le giocate giuste per alzare la propria squadra e il gioco.

Ti piace di più giocare arretrato e impostare l’azione oppure giocare più avanzato alla ricerca dell’inserimento vincente?
Ci sono lati positivi in entrambe le posizioni. Ovviamente la gioia del gol è ineguagliabile, ma lo è anche impostare il gioco dal basso, toccando tanti palloni. È importante coordinarsi con gli altri compagni di reparto per alternare le fasi, in modo da sfruttare al meglio le occasioni create, quindi trovando un equilibrio tra quando spingere e quando rimanere arretrato.


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