12 Agosto 2020 - 14:21:30

Inveruno Under 15: #acasadi Roberto Bellegotti, tecnico dei gialloblù con il sogno di una prima squadra

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In piena lotta per un posto ai playoff i Giovanissimi dell’Inveruno hanno concluso il campionato in settima posizione. Un attacco molto prolifico con 48 gol segnati e una buona difesa che però, nelle ultime giornate prima dello stop, ha subito qualche brusco punto d’arresto. L’allenatore Bellegotti è fiducioso, è soddisfatto della stagione appena conclusa e crede molto in questo gruppo di ragazzi, tanto da scommettere che, se il campionato si fosse concluso regolarmente, l’Inveruno avrebbe avuto un posto tra le prime cinque del girone A.

Ciao mister! È un piacere sentirti. Innanzitutto come stai? Come hai passato questo periodo?
Sto bene, grazie. In questo periodo ho sempre lavorato, non ho mai smesso perché il mio mestiere è quello del carabiniere. Il calcio è un hobby, quindi in questi mesi mi sono diviso tra casa e lavoro. Ti dico però che ho avuto il tempo per fare l’aggiornamento del patentino online, dunque è come se non abbia mai mollato veramente il calcio.

C’è qualcosa su cui ha riflettuto riguardo la situazione che stiamo vivendo?
È stata una cosa che, quando sarà tutto finito, ci avrà reso più uniti e più forti. È stato un brutto colpo, sia per chi l’ha vissuta in maniera diretta sia indirettamente. Ho visto e ho colto più umanità rispetto a prima, è una situazione che ha coinvolto tutti, ci siamo aiutati e il risultato si è visto.

Dal punto di vista sportivo invece, come credi che cambierà lo sport e in particolare il calcio dopo questa pandemia?
Non lo so e non saprei come possa cambiare. Il calcio è uno sport di contatto, diventa difficile pensare a dei cambiamenti dovuti a modifiche del comportamento in campo. Non posso immaginare vedere giocatori con le mascherine oppure distanziati sul terreno di gioco. Vedendo il campionato tedesco è tutto un controsenso, è strano e assurdo. Quelli in panchina hanno la mascherina e sono distanti l’uno dall’altro ma in campo poi succede tutto il contrario.

Hai sentito i tuoi ragazzi? Come stanno vivendo questo periodo senza calcio?
Sì, ci siamo sentiti qualche volta, più che altro per messaggio. Non ho avuto parecchio tempo libero ma ho saputo che i ragazzi stanno tutti bene e non vedono l’ora di uscire e tornare a giocare. Diciamo che avere mio figlio, che fa parte della rosa, è un vantaggio perché riesco ad essere in contatto con tutti, lui mi fa da tramite, riporta voci e umori. A differenza di altri miei colleghi ho preferito non fargli fare allenamenti, ho lasciato piena libertà. Penso che debbano sfruttare il momento per rilassarsi e godersi la famiglia, ognuno è stato libero di fare a modo suo.

Come giudichi questa stagione da parte della tua squadra? Credi che l’accesso ai playoff fosse possibile?
Secondo me si, sono convinto che se avessimo finito il campionato ci saremmo arrivati. Ho ricostruito una squadra da zero, eravamo rimasti in 7 dal gruppo dei 2005 dell’anno scorso e alla fine siamo arrivati a comporre una squadra di 22 ragazzi. Non ho quasi mai avuto la rosa al completo per cui penso che questa stagione sia stata più che positiva, sono soddisfatto. Avremmo potuto continuare a fare buone cose. Le ultime gare, a livello di risultato, sono state negative, soprattutto a causa di infortuni e prestiti a categorie superiori. Diciamo che alla fine di tutto sono contento della crescita che c’è stata da parte dei ragazzi.

Qual è la partita più bella che ha visto giocare ai tuoi ragazzi? Quale invece è stato il momento più negativo?
La più bella è stata la vittoria contro la Lainatese fuori casa, una gran bella partita. Il momento peggiore credo sia stato invece la battuta d’arresto contro il Villa Cassano e la Castellanzese. In primis sono stati dei blackout miei, le scelte le faccio io, poi anche i ragazzi sembravano spaesati e spenti, come se non sapessero cosa fare. Nelle altre sconfitte abbiamo sempre giocato bene, a testa alta.

Qual è la tua filosofia di calcio ideale? C’è un allenatore a cui fai riferimento?
Diciamo che sposo a pieno il principio di continuare a giocare, di provarci sempre e di non buttare mai il pallone a caso. Non parto mai col rilancio del portiere, preferisco cercare il dialogo tra i ragazzi perché penso che sia essenziale imparare a giocare, il risultato può essere importante ma non necessario. Se vedo un’azione fatta bene mi diverto, se segno casualmente esulto lo stesso, ma non mi entusiasma.

Quali sono i tuoi obiettivi personali per il futuro?
Cerco di rimanere coi piedi per terra… Sono partito con la scuola calcio per continuare a salire di livello gradualmente. Il mio sogno è allenare una prima squadra, voglio confrontarmi con realtà diverse e di livello superiore. Non mi reputo ancora pronto e ne sono consapevole, devo maturare dal punto di vista caratteriale.

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