12 Agosto 2020 - 14:47:50

Morazzone Under 15: #acasadi Leonardo Cialona, giovane tecnico della squadra rossoblù

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Uno dei simboli del Morazzone è sicuramente Leonardo Cialona, allenatore giovane ma già da moltissimi anni in attività tra le fila della società rossoblù. Da tre anni ormai tiene le redini di un gruppo che conosce quasi alla perfezione, con cui si è creato un rapporto che va al di là del campo. Dagli scetticismi di inizio campionato a un obiettivo salvezza raggiunto senza difficoltà, il tecnico ci racconta aneddoti e offre spunti interessanti sulla stagione appena conclusa.

Come stai? Come hai trascorso questi mesi di quarantena?
Adesso possiamo dire di stare bene, meglio di qualche mese fa. Oltre ad essere da ben 11 anni un allenatore di calcio, il mio impiego principale è all’interno di una ditta di informatica. In questo periodo non ho mai smesso di lavorare perché abbiamo fornito assistenza ad aziende farmaceutiche e ospedali, tutti settori primari legati all’emergenza che abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo. Il fatto di non essermi mai fermato definitivamente è stato anche positivo perché ho trascorso delle ore diverse, uscendo comunque di casa.
Durante la quarantena ho approfittato per staccare dalla stagione calcistica perché è stata impegnativa. Siamo partiti ad inizio anno in una situazione piuttosto difficile, anche con gli sfavori del pronostico (anche quelli fatti da voi di Sprint e Sport). Col senno di poi però ci hanno caricato e le prestazioni in campo si sono viste. Tutto sommato questa pausa ha fatto bene nelle prime due tre settimane, poi la voglia di ricominciare è diventata sempre più grande.

Che pensiero hai in merito alla situazione che abbiamo vissuto e che stiamo ancora parzialmente vivendo?
Sicuramente un ritorno alla normalità è ancora lontano da quello che si vede e si sente in giro e anche lo stesso obbligo della mascherina è un dato che lo certifica. Non entro in fatti di natura politica perché è un campo che non mi compete e soprattutto è facile parlare a posteriori. Col senno di poi forse era meglio chiedere un sacrificio iniziale maggiore, soprattutto in Lombardia, però ripeto, è facile parlare ora. Non è detto che sarebbe cambiato qualcosa…
Dal punto di vista sportivo sono contento di far parte di una società che si è messa subito all’opera per ricominciare. Siamo ripartiti, seguendo tutte le restrizioni dei protocolli, con un 10-15% dell’attività sportiva. Il Morazzone è una macchina importante che ha a cuore la felicità dei ragazzi. Gli allenamenti sono chiaramente individuali e il motivo principale per cui si organizzano sono il rivedersi dopo tanto tempo e l’incrementare le abilità tecniche di ciascuno. Quest’ultimo soprattutto è un aspetto interessante che durante l’anno tengo a curare di meno perché quando hai a disposizione il collettivo gestisci il lavoro in maniera diversa, punti di più su un lavoro di squadra.

Cosa ti è mancato di più del campo in questi mesi?
Le trasferte in pullman, senza dubbio. La sensazione, i pensieri, le “ansie” del tragitto prima di arrivare al campo e giocare la partita la domenica. È uno dei momenti più belli perché pensi alla gara che andrai ad affrontare, all’avversario, a cosa andrà bene e a cosa invece no, rifletti su tutti gli aspetti del match.

Ho visto su Facebook che in occasione del tuo compleanno hai partecipato ad una videochiamata con alcuni dei tuoi ragazzi. Che rapporto hai con loro?
Un rapporto eccezionale, anche perchè con molti di loro ho la fortuna di lavorare da tre anni, ma anche con chi è arrivato a gennaio si è creata subito sintonia. Sono rimasto molto in contatto con loro in questo periodo ma ho preferito non forzarli ne caricarli di lavoro. Il giorno del mio compleanno mi hanno chiamato con la scusa di creare una top 11 del nostro girone facendomi una bellissima sorpresa. Li ho cresciuti in maniera umile, con i piedi per terra e con la consapevolezza del loro valore. L’aspetto che mi ha reso quasi orgoglioso è che nella scelta del miglior mister abbiano fatto una scelta razionale perché sarebbe stato troppo scontato che, nel giorno del mio compleanno, inserissero me come miglior mister del girone A.
È stato scelto Fabio Infurna, il tecnico della Castellanzese. Con lui c’è una grande amicizia e stima reciproca, è un allenatore che fa percepire conoscenza anche all’esterno. È vero che il gruppo che ha avuto in mano quest’anno è una corazzata ma bisogna anche dire che c’è chi guida una Ferrari come fosse una 500, quindi nei meriti del primo posto in classifica c’è anche il suo.

Umiltà, sacrificio e consapevolezza sono i valori che tendi a trasmettere al gruppo di ragazzi che alleni. Vuoi spiegarci cosa significano e che importanza hanno?
L’essere umile, per esempio dopo una vittoria, mi permette di entrare in spogliatoio dai ragazzi e di portare calma e tranquillità, in un ambiente che comunque dev’essere di felicità, ma senza esagerare. Ai ragazzi va fatto passare il concetto che, sia nelle peggiori sconfitte che nelle migliori vittorie, si debba rimanere sempre con i piedi per terra, non bisogna montarsi la testa. Per quanto riguarda il sacrificio invece, mi è stato sempre insegnato che nella vita come nel calcio nessuno ti regala nulla. Non esistono partite facili, uno ha più da perdere dove pensa di essere avvantaggiato. Bisogna dare tutto e impegnarsi dal primo all’ultimo allenamento della stagione.
Come accennavo prima il concetto di consapevolezza dei valori deriva soprattutto dal percorso che ho iniziato tre anni fa con questi ragazzi. Abbiamo raggiunto un livello tale che siamo consci delle nostre possibilità e dei mezzi che abbiamo a disposizione. Penso che questo sia l’aspetto più soddisfacente dopo tre anni di lavoro insieme.

Che aspettative avevi a inizio stagione? Sei soddisfatto del risultato raggiunto dalla squadra?
Penso sempre di essere ottimista, cerco di sottolineare la cosa più positiva, rispetto a quella negativa, perché è più difficile da percepire. Le aspettative, come dicevo anche all’inizio, erano complesse, avevo un gruppo che era arrivato terzo nel campionato provinciale dell’anno precedente e non è che la squadra fosse cambiata molto. L’obiettivo del campionato regionale era quello di mantenere la categoria e i presupposti non erano splendidi ma sono sempre stato consapevole di quello che avevo a disposizione. Sprint e Sport ci aveva assegnato una delle ultime posizioni nei pronostici di inizio stagione e io l’ho presa come sfida, sapevo di avere una squadra viva e che si poteva salvare.
Ci sono stati momenti negativi come la sconfitta di Mariano, quella contro il Villa Cassano ma altrettanti positivi come la vittoria in casa della Cedratese.
Contro la Castellanzese invece abbiamo recuperato da 0-2 a 2-2 sfiorando più volte il gol del vantaggio ma alla lunga loro hanno avuto la meglio. La cosa più importante e che mi preme sottolineare è che nei momenti difficili non ci siamo mai disuniti, ci siamo sempre stati.

Qual è la partita più bella e che ti è piaciuta di più quest’anno? Quale invece è stata la più negativa e che rigiocheresti?
Quella più bella per il valore e per il periodo che stavamo vivendo ti dico quella di Cedrate, in trasferta. È stata una vittoria di cuore e sacrificio, con mille assenze e un periodo per nulla brillante. Abbiamo tirato fuori un orgoglio micidiale.
Quella che vorrei rigiocare è quella di Mariano in cui siamo passati dalla possibilità di andare in vantaggio a prendere 4 gol. Diciamo che non ce lo meritavamo. Ne vorrei rigiocare tante, anche Inveruno e Villa Cassano. Nessuna partita è mai uguale a quella precedente ed è questo il motivo per cui ti dico che rigiocherei anche partite che ho vinto. Il bisogno di giocare e di confrontarsi, il mettersi alla prova è stato un aspetto che è mancato in questo periodo.

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