13 Luglio 2020 - 23:35:12

Under 15 Élite: a tu per tu con Beniamino Calderoli, tecnico dell’Alcione

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Mattia Albertella
Studente, aspirante giornalista e amante della scrittura. Milanista dalla nascita, appassionato di Serie Tv, divoratore di Dan Brown e profondo estimatore di Ligabue.

Il nuovo format dell’Under 15 Élite. Andiamo a conoscere meglio gli allenatori delle squadre di questa stagione di entrambi i giorni. Nella lunga intervista che segue, saranno tanti i temi toccati. Dalla stagione attuale e le tante emozioni, passando dai ragazzi e le proprie società e dando un’occhio alla situazione d’emergenza attuale. Insomma, delle interviste davvero imperdibili!

A tu per tu con … Beniamino Calderoli, allenatore dell’Alcione.

Benvenuto Beniamino e grazie per essere nostro ospite.

Ciao Mattia, grazie a te per avermi chiamato, è un piacere!

Partiamo, purtroppo, dall’emergenza legata al Covid-19. Come stai vivendo queste giornate così insolite? La tua squadra, invece, come ha reagito?

Io personalmente sono molto attivo: leggo molto, mi tengo informato e soprattuto lavoro in ottica futura. Infatti, svolgendo anche il ruolo da responsabile degli Esordienti ho già iniziato a programmare la prossima stagione. Per quanto i riguarda i ragazzi ci sentiamo utilizzando tutti i mezzi possibili.

Dal punto di vista fisico, invece, i tuoi ragazzi hanno ricevuto qualche programma?

Dal punto di vista atletico i ragazzi hanno ricevuto un programma dal preparatore atletico. Programma che, inevitabilmente, è cambiato con l’evolversi della situazione. In questo momento, visto che le attività difficilmente riprenderanno, non è importante allenarsi intensamente quanto mantenersi in forma in vista di una possibile ripresa estiva.

Passando al calcio giocato, ripercorriamo la stagione. Hai preso la squadra in corsa, alla quattordicesima giornata, e hai debuttato contro la Rhodense. Ti ricordi le parole del primo allenamento?

Ho avuto il vantaggio di conoscere il gruppo. Sono ragazzi che seguo fin dai tempi degli Esordienti. In più, quest’anno ho sempre collaborato fino alla mia promozione come allenatore. Mi ricordo di avergli detto che il lavoro paga sempre, che avremmo dovuto mettere davanti a tutto l’aspetto ludico del calcio: siamo qui per giocare e divertirci. Certo, l’obiettivo era anche quello di riprenderci la nostra posizione e dire la nostra. Ci siamo così prefissati dei paletti ogni due partite. Volevamo ottenere il massimo step by step sotto il punto di vista tecnico ed estetico, non tanto del risultato. Fortunatamente poi sono arrivati anche quelli.

Risultati che sono arrivati: l’Alcione è cresciuto sempre di più partita dopo partita. Dopo il pareggio con la Rhodense, infatti, sono arrivate 6 vittorie di fila.

Tornando al mio esordio contro la Rhodense, avevamo strappato un pari in un campo molto difficile contro una buona squadra. Anzi, dopo il gol del pari, avevamo addirittura rischiato di vincere nel finale. Successivamente, la vittoria contro il Seguro è stata sofferta. Per questo ti dico che la vera svolta è arrivata dopo la sosta invernale, durante il Torneo “Tappari” di Torino. Ci siamo trovati al cospetto di grandi squadre come Torino, Bra, Gozzano, ma si è notato qualcosa di diverso. In primis un divertimento ritrovato, e poi tanta voglia di giocare la palla, seguendo i nostri principi. Certo, non eravamo ancora al top. Non giocavamo all’altezza entrambi i tempi di gioco, ma si vedeva una crescita importante.

E le prestazioni in campionato sono state una conferma: Accademia Inter, Masseroni, Lombardia Uno. Tre corazzate, tre vittorie di fila. E lo stop è arrivato prima della super gara contro la Pro Sesto. Come sarebbe andata?

Sono convito che fossimo ad un punto determinante del nostro percorso. Infatti, tra le prime quattro avevamo già riposato ma soprattuto avevamo vinto due scontri diretti contro Accademia Inter e Lombardia Uno. La gara contro la Pro Sesto sarebbe stata determinante. Noi ci saremmo presentati in un grande momento di forma: eravamo la miglior difesa e segnavamo con regolarità. La strada imboccata era quella giusta.

Pensi che la pressione di essere “i favoriti”, essendo i campioni in carica, può aver giocato un brutto scherzo?

Penso ci siano diversi fattori da prendere in considerazione. In primis, la vittoria nella finale dell’anno scorso ha alzato tanto le aspettative. Sentivo discorsi già a giugno dell’anno scorso riguardo il Titolo Nazionale dell’anno successivo. È giusto essere ambiziosi, ma bisogna andare step by step. In più, purtroppo, sono convinto che non sia scattata la giusta scintilla tra Tonani, un granissimo e ottimo allenatore, e le sue richieste ai ragazzi. Sono cose che possono capitare, nonostante il percorso non fosse assolutamente negativo si è presa la strada che tutti conosciamo.

La rinascita è passata dal recupero di un ragazzo fondamentale come Andrea Felice. Cosa puoi raccontarci di questo talento?

Conosco Andrea fin dai tempi dagli Esordienti. Penso sia un giocatore molto importante. È il capitano e ricopre all’interno di un gruppo quella figura da leader. Ha sempre il sorriso, ti tira su il morale. In più, è dotato di una grandissima qualità: sono convito che anche con la Rappresentativa si sarebbe tolto molte soddisfazioni. Aggiungo che, così come la sua assenza è stata molto importante, anche le altre che abbiamo avuto non sono state da meno. Cito, per esempio, Ceriotti, che non ha mai fatto una partita, oppure Foresti, che si è slogato la spalla alla terza giornata. Anche Torresani e De Petris, hanno avuto tanti problemi. Sotto questo aspetto è stata una stagione molto sfortunata.

Tantissimi sono i nomi di spicco in casa Alcione: da Moscheo e Foresti a Pacifico, passando per Rebaduo e Inchingolo solo per citarne qualcuno. Che futuro vedi per loro?

Prevedo un futuro eccezionale perché sono giocatori davvero molto tecnici. Magari a quest’età alcuni di loro patiscono ancora sotto l’aspetto fisico. Però, sono convinto che quando ci sarà un’uniformità negli Allievi, loro grazie alle proprie qualità saranno molto avvantaggiati e avranno enormi benefici. Questa squadra, questi ragazzi, hanno grandissimi margini di miglioramento.

Passiamo al “Mondo Alcione”: portaci a spasso nella tua società!

Parola chiave in casa Alcione è: organizzazione. Ci sono moltissime figure ma ognuna di queste ha un ruolo molto preciso. Siamo una società strutturata e con basi solide. Un altro aspetto, oltre ad uno staff molto preparato, giovane e con grande voglia di fare, penso sia l’unione. Si respira un clima molto familiare, siamo tutti amici e molto legati. Spesso usciamo insieme dopo gli allenamenti, c’è un contatto costante. Questo aspetto è ben visibile anche negli atleti. Tutti conosco tutti: dagli Allievi ai Giovanissimi, passando per Esordienti e Pulcini. Si, siamo una grande famiglia.

Infine, cosa vedi personalmente nel tuo futuro?

Penso che questi mesi alla guida dei Giovanissimi siano stati un primo step personale. Ho compreso che la differenza fra agonistica e attività di base e solo la “taglia delle magliette”. Non so dire quale potrà essere il mio futuro nel breve, potrei iniziare una vera e propria stagione nell’agonistica, magari con i giovanissimi dove ho già esperienza, oppure continuare ad allenare nell’attività di base, dove gli stimoli non mancano. Per quanto riguarda il futuro nel lungo, non nascondo di essere molto ambizioso. Il mio sogno più grande rimane quello di allenare una categoria, per esempio Under 13 o 14, in una società professionista.


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