24 Settembre 2020 - 10:42:00
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Castellanzese Under 15: #acasadi Fabio Infurna, tecnico dei neroverdi

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Il campionato regionale Under 15 non si ferma, anzi ne comincia un altro. Un viaggio da percorrere attraverso curiosità, pensieri, idee e opinioni dei protagonisti che, per gran parte di questa stagione, ci hanno fatto divertire e sognare. La prima tappa è Castellanza, dove Fabio Infurna, tecnico dei neroverdi, ci racconta come sta vivendo questo momento estremamente delicato.

Buonasera mister! È un piacere sentirti. Come stai?

Ciao Federico, ti ringrazio. Per fortuna stiamo tutti bene, io sto lavorando normalmente. Sono un tecnico di laboratorio in un impianto di depurazione. Il mio lavoro è essenziale e indispensabile, non si può fermare, certamente con tutte le precauzioni del caso. Ho avuto solo una settimana di ferie, poi ho ricominciato come sempre. In questo periodo sto leggendo molto, un allenatore deve cercare di sfruttare ogni momento per crescere e per aggiornarsi. Il calcio mi manca, è linfa vitale, è come se mancasse una parte di me.

Secondo te, questo momento buio che stiamo vivendo, come potrà influenzare le nostre vite una volta che tutto sarà finito?

Quello che sta succedendo può veramente cambiare il nostro futuro, farci aprire gli occhi. Stiamo vivendo una situazione tragica, di grande sofferenza. Secondo me cambierà il nostro modo di vivere, i nostri comportamenti, la società nel suo insieme ne uscirà profondamente mutata. Dobbiamo soffermarci sugli aspetti più importanti delle nostre vite, apprezzare le piccole cose. Il campo da gioco penso che cominceremo a viverlo in maniera più semplice e pura. Mi auguro che saremo in grado di trasmettere valori positivi sperando che comunque, tutto questo, finisca presto.

Come hai vissuto quei momenti della sera del 21 febbraio e quali pensi siano le evoluzioni della vicenda dal punto di vista sportivo?

C’era già tanta incertezza, il comunicato della Federazione è arrivato in tarda serata. Onestamente non mi aspettavo una tale gravità, però si poteva percepire. Penso che in questo momento ci si debba concentrare su cose più importanti che la ripresa del campionato. Sono convinto che non finisca sul campo e la Federazione, per tutelare l’intero sistema, debba decidere come concluderli, se congelare le classifiche o annullare definitivamente tutto.
Se dovessi esprimermi e dire la mia opinione, penso che siano state fatte un numero di partite sufficienti per chiudere il campionato ma è giusto che sia la Federazione a prendere la decisione, senza chiedere aiuto alle squadre in quanto ognuna di esse avrebbe un punto di vista differente e l’aiuto sarebbe controproducente. È una decisione vitale e qualsiasi essa sia dovremmo accettarla, di conseguenza le società potranno fare le scelte più giuste e costruire le annate a venire.

Sei rimasto in contatto con i tuoi ragazzi? Come stanno vivendo questo periodo?

Sì, certamente. Facciamo spesso delle videochiamate insieme per interagire l’uno con l’altro, per ridere e scherzare, per divertirci ma principalmente per aggiornarci sulle nostre condizioni, per sapere se stiamo tutti bene. Inizialmente gli avevo ordinato del lavoro e degli esercizi da svolgere perché c’era incertezza e avremmo potuto riprendere da un momento all’altro. Poi ho preferito lasciarli tranquilli perché voglio che si concentrino sull’aspetto morale e culturale dell’emergenza. È un’esperienza unica, che in tutte le sue sfaccettature ti fa comprendere tanti valori che vanno al di là del calcio, ma che poi si possono riversare nel gioco. I giovani devono trainare la società nel futuro e la mia generazione non ha mai provato una cosa del genere. Lo spirito di condivisione, in un momento difficile come questo, è essenziale e voglio che lo capiscano fino in fondo.

Sei soddisfatto del lavoro che hai fatto con loro da inizio anno? Quali sono le partite che ti hanno convinto ed entusiasmato di più?

Bisogna dire che è una squadra nuova e siamo riusciti a creare un bel gruppo. Colgo l’occasione per fare i complimenti ai miei dirigenti Gagliardi e Ferrara per aver allestito una rosa competitiva. I ragazzi sono stati fin da subito molto disponibili, sono una squadra nel vero senso della parola, si aiutano dentro e fuori dal campo e devono continuare a farlo soprattutto in momenti come questi, per crescere umanamente.
La partita che mi è piaciuta di più è stata quella contro l’Inveruno e il primo tempo contro il Sedriano. Ho visto una rapidità di gioco notevole e sono rimasto veramente soddisfatto.

Quali sono le tue idee di gioco? E chi è, per te, un punto di riferimento come allenatore?

Sono 12-13 anni che ho iniziato questa avventura e, oltre a conseguire i vari patentini, sono riuscito a ottenere anche quello di osservatore a Coverciano e per me è motivo d’orgoglio. Più che a idee di gioco penso che ci si debba affidare a concetti da trasmettere. Il modo di giocare di Klopp è quello che preferisco e a cui mi ispiro. Voglio che si pressi alto e si creino molte occasioni da rete e, devo dire che in questo, ho visto una discreta crescita da parte dei miei ragazzi. L’allenatore deve vestire la squadra in base a quello che ha a disposizione, deve adattarsi ed è fondamentale che sia io a rendermi disponibile nei confronti dei giocatori. È importante farli migliorare, costruire un’identità di gioco in base alle loro caratteristiche.

Ci stiamo avviando alla conclusione…
Mi piacerebbe sapere da te qual è la partita a cui sei più legato, quella che ha significato di più per la tua vita. E poi se hai un idolo, un giocatore che hai amato da bambino.

Una delle partite che ricordo di più è Italia Germania del 2006, la semifinale mondiale. Il senso di nazionalità e di appartenenza che ci ha trasmesso non me lo dimenticherò mai. La mia squadra del cuore è la Juventus e vedere Del Piero siglare la rete del 2-0, così come altri giocatori bianconeri essere protagonisti, con Lippi in panchina, è stato stupendo.
Il mio giocatore preferito, nella storia del calcio, è Zidane. Vederlo allo stadio mi ha impressionato, è stato un fuoriclasse proveniente da un altro pianeta.


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