10 Luglio 2020 - 18:38:43

Aldini Under 16: quattro chiacchere con Alberto Russo, tecnico dei biancorossoblù

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Sbarca in via Felice Orsini il viaggio dell’Under 16 Regionale. Quest’oggi abbiamo ai nostri microfoni Alberto Russo, tecnico dell’Aldini Under 16.

Ciao mister, come stai? Come hai passato questi mesi?
Ciao, grazie innazitutto dell’intervista. Sono stati giorni molto difficili e particolari, essendo tutti un po’ isolati dal mondo. Per fortuna ho potuto continuare a lavorare da casa in smart working, ma per gente sportiva come noi abituata a stare sempre in movimento non è stato semplice. Il peggio sembrerebbe passato, dunque ora guardiamo con ottimismo al futuro e a quello che verrà. Credo sia stata anche una lezione di vita questa quarantena.

Ti manca il campo? Hai sentito i tuoi ragazzi in questo periodo?
Il campo adesso naturalmente manca davvero tanto. I primi giorni, durante i quali regnava ancora incertezza, abbiamo preso questo stop come una possibilità di staccare un po’ e riposare, ma col passare del tempo è stato più complicato. Manca il campo così come gli allenamenti, la preparazione alla partita e anche lo scherzare con i ragazzi. Per allenatori che lo fanno con passione è una mancanza importante. Per quanto riguarda i ragazzi li ho sentiti regolarmente, sia singolarmente che in chat di gruppo. Inizialmente, quando si sperava di ricominciare, abbiamo anche fatto allenamenti tutti assieme con il nostro preparatore atletico. Tutto questo per tenersi in allenamento ma anche per passare del tempo assieme.

Campionati finiti, ma non si sa ancora come. Qual è la tua opinione a riguardo? Quale potrebbe essere una soluzione?
I campionati sono giustamente arrivati al termine. Era infatti importante salvaguardare i ragazzi ma anche tutte le persone che lavorano in società. Per la prossima stagione credo che i 2003 debbano lasciare il settore giovanile per provare ad andare a giocare un calcio diverso, magari anche tra i professionisti o in qualche Juniores importante. Se dovessero farli rimanere un altro anno nel settore giovanile credo sarebbe un danno importante per l’intero movimento calcistico. Per quanto riguarda la prossima stagione, spero possa rimanere uguale la formula dei campionati e dei gironi, magari giocando più partite infrasettimanali.

Lo stop è arrivato poche ore prima la sfida all’Accademia Inter: che importanza aveva quel match? Immagini che fosse importante sia per consolidare il secondo posto che per il morale per il proseguo della stagione.
Aspettavamo con ansia la partita con l’Accademia. Ricordo bene il match dell’andata: avevamo fatto una grandissima partita nella quale l’unica cosa che è mancata è stato il gol. Venivamo da un periodo straordinario intorno a febbraio. L’Accademia ormai era scappata, dunque pensare di recuperare era molto difficile. Sarebbe però stato importante per acquisire fiducia sia per i playoff che per le eventuali fasi finali: ci avrebbe dato consapevolezza, eravamo davvero pronti. Sarebbe stata una partita davvero bella da giocare, così come tutte le partite importanti.

Nonostante non si sia arrivati alla fine, come giudichi la stagione dei tuoi ragazzi? Eravate in linea con gli obiettivi?
La stagione secondo me è molto positiva, considerando anche che ad inizio campionato c’era un gruppo completamente da rifondare. Abbiamo dovuto ricostruire una squadra reduce da un’annata ricca di malumori, e anche orfana di diverse pedine che hanno seguito il mister precedente. Dovevamo trovare soprattutto entusiasmo e ci siamo riusciti, soprattutto grazie ad un grande approccio alla stagione. L’obiettivo era ricostruire un gruppo e allenarlo il più possibile per proiettarci, si spera, a quello che sarà il regionale élite. Credo ci siamo riusciti. I ragazzi sono stati bravi ad adattarsi subito ad un modo di giocare nuovo per loro, ricco di intensità e possesso. Peccato aver perso qualche punto contro squadre sulla carta più abbordabili, ma stiamo già lavorando in vista della prossima stagione. L’idea è quella di aggiungere qualche innesto di qualità in un gruppo ormai ben consolidato.

Aldini - Accademia Inter Under 16: Aldini
L’Aldini del tecnico Alberto Russo

Se dovessi individuare il momento migliore e peggiore dell’annata, quali mi diresti?
La stagione appena trascorsa la dividerei in tre momenti differenti. Il primo è proprio l’approccio alla stagione: credo sia stato strepitoso. Vincevamo con diversi gol di scarto e imponevamo sempre il nostro gioco. E’ stato un grande impatto al campionato, un qualcosa che forse molti neanche si aspettavano. Abbiamo avuto poi un calo verso la fine del girone d’andata. Vedendo anche che l’Accademia Inter si allontanava, il gruppo ha iniziato a mollare un po’ il colpo e ad allenarsi non proprio benissimo. Quel periodo è stato comunque importante per quello che è venuto dopo: ho responsabilizzato i ragazzi e fatti confrontare tra loro, mettendogli davanti i risultati dei loro allenamenti. Quel confronto è servito e la squadra è radicalmente cambiata. Di conseguenza i risultati sono tornati ad essere importanti e stavamo pian piano consolidando il secondo posto. Anche grazie a questo ci saremmo fatti trovare pronti per il finale di stagione.

E’ stato il tu primo anno all’Aldini. Come ti sei trovato? Cosa ne pensi della società?
L’Aldini per me è casa. Ho giocato per sei anni in via Felice Orsini, dunque questa società devo dire che ha caratterizzato la mia infanzia. E’ stato davvero emozionante tornare in Aldini dopo anni e ritrovare tante persone che sono rimaste nello stesso posto per vent’anni. Dagli ortopedici ai baristi: tutte piccole cose che fanno bene al calcio come lo vedo io. L’Aldini è una società che vuole sempre crescere e continua ad essere tra le migliori di Milano. Nonostante un po’ di disorganizzazione iniziale riguardo piccoli problemi logistici, devo dire che ho trovato sempre grande disponibilità per venirsi incontro: si è sempre trovata una soluzione. L’Aldini è l’Aldini e rimarrà sempre tale. Essere tornato da allenatore e riuscire a trasmettere determinati valori come hanno fatto con me in passato è una grande soddisfazione.

Qual è il ricordo più bello legato alla tua carriera da allenatore? E quello meno bello?
Di momenti più belli ne ho due. Il primo riguarda la prima volta che ho messo piede in uno spogliatoio come allenatore, dunque non più come calciatore. E’ stato un momento davvero intenso ed emozionante, anche perché in quel periodo mi sentivo ancora un calciatore. Il secondo riguarda il primo anno di agonistica con la seconda squadra dell’Alcione. Dopo un percorso stupendo riuscimmo a vincere il titolo provinciale, addirittura senza subire neanche un gol nelle fasi finali. Ricordo una squadra favolosa, cresciuta davvero a dismisura.
Quello meno bello riguarda sempre un’esperienza in Alcione, questa volta però più recente: parlo della passata stagione. Dopo un campionato vinto e stravinto con sei giornate d’anticipo, ci siamo trovati ad andare a giocarci le finali lombarde praticamente senza l’ossatura del nostro gruppo. Abbiamo prestato infatti ben sei giocatori all’Under 17, e ci siamo trovati dunque in grande difficoltà nella semifinale contro la Folgore Caratese. Il rammarico è non essersela potuta giocare alla pari. E’ stato davvero un gran peccato, visto che ero convinto che avremmo potuto vincere il titolo lombardo. E’ stata comunque un’annata davvero speciale, caratterizzata da un grandissimo gruppo.

Hai un sogno nel cassetto legato al calcio?
Il mio sogno è vedere uno dei miei ragazzi esordire in Serie A un giorno. Sarebbe bello che un giorno suddetto ragazzo si ricordasse di mister Russo, portando magari con sé qualcosa che gli ho insegnato.

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