23 Giugno 2021

Calvairate Under 16: Gabriele Caruana racconta la voglia di ribaltare i pronostici

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Il tecnico della Calvairate Under 16, Gabriele Caruana, ci ha parlato dell’attuale sospensione dei campionati, del suo modo di allenare e delle sue ambizioni future. Abbiamo rivissuto insieme inoltre i ricordi dei successi ottenuti in passato con l’Accademia Sandonatese e il Tribiano.

Ciao mister, come stai? Come state vivendo questo periodo di stop?

Ciao Samuele! Io sto bene, nonostante queste circostanze spiacevoli. Noi purtroppo abbiamo già vissuto un periodo di blocco, abbiamo già provato questa tristezza, ma è giusto che si pensi alla salute. I ragazzi non si aspettavano un nuovo stop, noi adulti ne avevamo un presentimento, ma per loro invece è stato un brutto colpo, soprattutto dopo che la data di ripresa dei campionati è stata posticipata a febbraio. Ripartire a novembre sarebbe stato più facile, e questo ci lascia dell’amaro in bocca.

Cosa ne pensi di quest’ottimo inizio di campionato? Come influenzerà la preparazione fisica lo stop prolungato?

Io sono arrivato quest’anno alla Calvairate, ho incominciato a lavorare con i ragazzi a luglio, quando si potevano fare allenamenti in gruppi di 5. Questo mi ha permesso di conoscere meglio i miei giocatori e di iniziare ad agosto la preparazione. Avevamo anche raggiunto un buon grado di maturità che ci ha permesso di fare un ottimo precampionato, con buone prestazioni contro squadre come l’Accademia Inter e l’Aldini. Comprendendo le amichevoli precampionato avevamo ottenuto 7 vittorie in 7 partite. L’ultima vittoria, in particolare, contro l’Alcione in campionato, ci aveva fatto prendere consapevolezza dei nostri mezzi. Avevamo lavorato bene e questo stop ci lascia amareggiati, è un peccato interromperci così dopo questa striscia di risultati positivi.

Che ambiente si è creato nello spogliatoio? Il gruppo è unito?

Questa è una squadra che lavora insieme da anni. Il gruppo non si è mai diviso, sono molto affiatati. Quando io sono entrato in questo nuovo gruppo loro sono stati subito molto attivi e motivati. Ho apprezzato in loro la disponibilità a lavorare. Io sono molto attento alla precisione e alla dedizione negli allenamenti. Il gruppo è stato pronto al lavoro e al sacrificio, e questo è stato il nostro punto forte, che ci ha portato anche a raggiungere dei risultati importanti.

Qual è l’obiettivo che vi eravate posti prima dello stop?

I ragazzi l’anno scorso hanno giocato il campionato provinciale, hanno fatto molto bene ed erano primi in classifica prima dello stop. Chiaramente approcciarsi a un campionato regionale cambia gli equilibri in una squadra, avevamo la curiosità di metterci alla prova fino in fondo contro le squadre di Milano come l’Alcione o il Cimiano. Il campionato è lungo ma volevamo sfidare i pronostici e provare a raggiungere la solidità e la costanza. Ovviamente l’obiettivo della società rimaneva prima di tutto quello di salvarsi il prima possibile, per poi eventualmente sognare di raggiungere la zona playoff.

Parliamo di te e della tua carriera, qual è il ricordo a cui sei più legato come allenatore?

Io in questi anni ho avuto la fortuna di vivere dei momenti davvero emozionanti. Secondo me anche grazie ai gruppi, perché tutte le squadre che ho allenato mi hanno lasciato qualcosa dal punto di vista umano. Io spero, al di là dei risultati, di aver dato a loro qualcosa di mio. Per me è difficile trovare un solo ricordo, ma se devo sceglierne uno scelgo l’annata a Tribiano del 2014/2015, quando allenavo i Giovanissimi A. Quell’anno disputammo inizialmente il campionato provinciale di Lodi, poi passammo alla fase dei Regionali B e vincemmo il girone contro squadre come il Monza e il Ciserano. Per un paese di 3500 abitanti una vittoria come quella fu sicuramente emozionante e memorabile. Onestamente però è stato in egual modo importante per me vincere il titolo provinciale due anni fa con l’Accademia Sandonatese Under 15. In finale battemmo il Bresso per 3-1 e fu un’emozione indimenticabile. Anche quello era un gruppo straordinario che vinse delle partite difficili contro squadre molto forti. Io infine puntavo molto sul gruppo di quest’anno, speriamo di riprendere presto!

In carriera hai avuto un mentore, qualcuno che ti ha aiutato a crescere come allenatore?

Io ho iniziato ad allenare nove anni fa, quasi per gioco, con una squadra di ragazzini di Tribiano. Ho imparato da solo a dire il vero, grazie all’esperienza e alla gavetta. Cominciai dal nulla, con questo gruppetto di bambini che era anche fuori classifica, e da lì si sviluppò tutta la mia carriera di allenatore. Non ho mai ricoperto il ruolo di vice allenatore con un tecnico più esperto che mi facesse da guida. Sono partito dai piccoli amici, poi sono passato ai pulcini, successivamente agli esordienti e man mano sono migliorato fino ad approdare a categorie agonistiche.

C’è stato invece un allenatore professionista che è stato per te fonte di ispirazione?

Io ammiro molto la dedizione al lavoro di Antonio Conte. Anche io sono molto attento all’allenamento, preparo le partite con i giocatori a partire dall’inizio della settimana. Cerco sempre di guidare i ragazzi in campo come fa lui. Utilizzando inoltre il suo stesso modulo, il 3-5-2, diviene inevitabile prendere ispirazione. Io pretendo molto dai miei giocatori, capisco che per loro a volte giocare è un divertimento, uno sfogo, ma in campo voglio che si impegnino come dei piccoli professionisti. Per me è molto importante essere consapevoli del lavoro che si sta facendo. Voglio che in quell’ora e mezzo di allenamento i ragazzi diano il massimo. Ciò che viene fatto durante la settimana si vede poi moltissimo la domenica. I risultati possono arrivare o non arrivare, ma la prestazione, se preceduta da un adeguato allenamento, è sempre positiva. Noi lo abbiamo dimostrato in questo inizio campionato. In vista della partita con l’Alcione, ad esempio, ci eravamo preparati benissimo, prestando molta attenzione ai dettagli. La partita è stata una dimostrazione di ciò che avevamo preparato in settimana, siamo stati molto attenti alle chiusure e alle ripartenze. Tutto quello che ci eravamo proposti di fare lo abbiamo fatto. Io pretendo molto, ma i ragazzi con me si divertono anche. Secondo me è importante non trascurare anche questo aspetto ludico, non dimenticare che i ragazzi devono divertirsi.

I risultati positivi ovviamente fanno divertire ancora di più i ragazzi, quali sono gli altri effetti che hanno sul gruppo?

I risultati sicuramente rendono l’allenatore più credibile agli occhi dei giocatori. Non essendo un contesto professionistico se si lavora molto ma poi si perde si creano dei malumori e non è facile. I risultati positivi di questo inizio di campionato invece avevano creato una buona intesa tra me e i ragazzi. Vincere rende tutto più facile.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Questa è una bella domanda! Sicuramente adesso è quello di lasciare qualcosa ai ragazzi. Vorrei diventare il loro riferimento futuro. Quando diventeranno grandi, quando diventeranno degli uomini vorrei conservassero i miei insegnamenti. Vorrei lasciare loro qualcosa di positivo, sia dal punto di vista calcistico, sia dal punto di vista umano. Vorrei vederli giocare, una volta cresciuti, in prima squadra e vorrei anche io allenarne una tra qualche anno. Spero di arrivare in categorie importanti come l’Eccellenza o, magari, la Serie D. Chiaramente il mio futuro dipenderà da molti fattori ma io penso che una vita senza sogni non sia degna di essere vissuta. Credo sia giusto sognare restando consapevoli di quello che è la realtà. Io, comunque, adoro allenare nei campionati giovanili, mi sento ringiovanito e apprezzo molto il rapporto che si crea con i ragazzi. Ovviamente però il mio sogno nascosto nel cassetto è di allenare in categorie importanti, o in qualche settore giovanile professionistico. Mai dire mai.


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