5 Agosto 2020 - 13:32:17

Ponte San Pietro Under 16: a tu per tu con Valerio Pirovano, stratega della panchina dal futuro roseo… e dal passato rossonero

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Umberto Maria Porreca
Nato e cresciuto sulla costa Abruzzese, a Milano da sei anni per trovare me stesso e la mia strada. Milanista da battaglia, amante del buon cibo, venerazione per Federico Buffa e amore sconfinato per Fabrizio De André.

La sensazione che si ha parlando con un ex calciatore professionista ora allenatore è davvero qualcosa di molto particolare: si intuiscono un amore per il calcio e una vicinanza alle situazioni “di qua e di là” della barricata davvero elevati. Non può che essere il caso di Valerio Pirovano, allenatore rivelazione del bel Ponte San Pietro Under 16 visto fino al momento dello stop causato dal coronavirus. Ci ha raccontato il suo credo calcistico, i suoi ricordi, la sua carriera di calciatore e tanti bellissimi aneddoti in una ricca intervista. La prima domanda che gli abbiamo rivolto è relativa proprio agli avvenimenti più recenti del suo Ponte.

«Come giudichi la stagione della tua formazione fino allo stop? Quali erano i punti forti e i punti da migliorare?»
«Per quanto riguarda la parte di stagione giocata, posso ritenermi soddisfatto ma non totalmente. Lo stop forzato ci ha lasciato l’amaro in bocca in quanto stavamo iniziando a esprimere in maniera soddisfacente l’idea di calcio che abbiamo cercato di sviluppare da agosto. La verità è che a mio avvisto la categoria Allievi regionali fascia B risulta essere un po’ lo spartiacque tra il calcio “dei piccoli” e quello “dei grandi”, perché il giovane calciatore si trova in un’età particolare dal punto di vista fisico e socio-relazionale. Proprio per questo un allenatore deve avere pazienza, attendere la crescita dei singoli e infondere autostima nei ragazzi (senza esagerare, altrimenti si sfocia nella presunzione). Non dimentichiamo poi l’importanza dei risultati di squadra: questi mesi sotto quel punto di vista sono stati positivi, secondi in classifica e vincitori del Torneo Cassera contro la Virtus Bergamo. Voglio però sottolineare che per me e la società quello che conta è la crescita del ragazzo: se tra qualche anno vedremo un nostro ragazzo approdare in Prima Squadra e rimanerci in pianta stabile, quella sarà la vera vittoria di tutti!».

Quindi sguardo si ai risultati, ma sopratutto alla crescita umana dei ragazzi e al loro sviluppo come persone oltre che come calciatori, questo traspare dalle parole del tecnico. L’età di Valerio Pirovano, messa a confronto con alcuni suoi colleghi della panchina, può risultare sorprendente: è un classe 1993, come chi sta scrivendo questo articolo. Hai intrapreso la carriera di allenatore giovanissimo. Come mai questa decisione?
«Dopo 3 anni di Milan (due di Allievi e uno di Primavera) ho giocato a Renate (C2), AlbinoLeffe e Pavia (C1). Purtroppo a Pavia, contro la Virtus Entella, ho subito un grave infortunio al ginocchio che mi ha costretto all’operazione e a 6 mesi di riabilitazione. Proprio in quel periodo mi si sono schiarite le idee: continuare a giocare barcamenandomi in Serie C e categorie più basse fino a 35 anni oppure cercare una soluzione che mi desse più sicurezza per il mio futuro? Ho deciso perciò di iniziare l’università, Ingegneria Meccanica al Politecnico di Milano. Dopo 5 anni di sacrifici, proprio l’anno scorso a Ottobre ho completato tutto il percorso e iniziato subito a lavorare. Nel mentre però la squadra del mio paese di residenza (USD Cisanese) mi ha contattato per riprendere a giocare. Dopo il mio rifiuto mi hanno proposto di iniziare ad allenare e così ho cominciato. Sarò sempre grato alla società bianconera per l’opportunità che mi è stata data! Ora sono a Ponte San Pietro, dove ho militato da ragazzino per 7 anni. Ho trovato una società ambiziosa, composta da persone preparate e molto competenti!».

Approfondiamo quindi la conoscenza del suo trascorso in rossonero, con tanti compagni che hanno fatto carriera ad altissimi livelli. «Sappiamo della tua esperienza al Milan, giungendo fino al campionato primavera come ci hai raccontato. Che ricordi hai di quel periodo? Hai avuto compagni che hanno fatto il salto e giocano ora in formazioni professionistiche?
«Ricordi bellissimi! Gli anni degli Allievi poi sono stati fantastici, un gruppo davvero forte e coeso. L’anno in Primavera lo ricordo ancora con più piacere in quanto eravamo giornalmente a stretto contatto con i giocatori della prima squadra, allenandoci a Milanello. Proprio per questo mi son trasferito in convitto a Milano, a 16 anni. Ammetto che essere via di casa e nello stesso tempo giocare poco (in Primavera c’erano giocatori di uno e due anni più grandi di me!) non è stato facile, anche se con il senno di poi è stato un periodo importante di formazione per me. Di compagni di squadra che tuttora giocano in categorie professionistiche ce ne sono tanti! Per esempio in Serie A ci sono De Sciglio e Verdi, ma tantissimi altri giocano in Serie B e C: Mancuso, Albertazzi, De Col, Fiamozzi, Sampirisi, Paleari, Pasini, Ganz, Lora, invece all’AlbinoLeffe ho avuto come compagni Belotti e Valoti!».

Per quanto riguarda i momenti più cari da calciatore Valerio Pirovano ci ha aperto il suo “libro dei ricordi” e concesso uno sguardo al suo interno. Quale è, calcisticamente parlando, il momento preferito, data la carriera importante sia in campo che fuori dal campo?
«Tanti sono i bei ricordi legati al campo! Quello che porto nel cuore però è l’esordio in C1 con l’AlbinoLeffe, contro il SudTirol, allo stadio di Bergamo, con i miei genitori e mio fratello sugli spalti. È stato un po’ il coronamento del sogno che ho avuto fin da piccolo, essere un calciatore professionista! Per di più davanti alla mia famiglia, che mi ha sempre supportato e soprattutto sopportato! Da allenatore invece dico la conquista degli Elite con gli allievi degli Cisanese, l’anno scorso. Avevamo creato un gruppo legatissimo e in effetti poi l’obiettivo è stato centrato!».

Ponte San Pietro Under 16
Valerio Pirovano in azione ai tempi dell’Albinoleffe

Abbiamo poi approfondito con il gentilissimo ex calciatore del Milan quale è la visione del calcio visto dal ruolo di allenatore. Nella tua idea di calcio hai un modulo fisso che cerchi di applicare nelle tue formazioni con fedeltà oppure adatti lo schieramento ai giocatori a disposizione? Se lo hai, quale è questo modulo?
«Non ho un modulo preferito. Nei primi allenamenti cerco di capire i punti di forza e i limiti dei ragazzi, per poi definire un possibile un modulo che possa esaltare le qualità della squadra. A dir la verità, Umberto, penso che il modulo sia solo la disposizione statica in campo al fischio d’inizio: successivamente è tutto dinamico! Sono i principi e i concetti di gioco che il giocatore deve aver ben chiaro in testa in modo tale da saper risolvere le situazioni in cui si trova».

Tornando alla sua carriera sul campo, prima di fare l’ingresso nel mondo del “lavoro più difficile del mondo”, l’allenatore, abbiamo cercato di comprendere che calciatore fosse Valerio Pirovano, scoprendo anche una chicca riguardante l’annata 2019/20.
«Ero un difensore centrale che faceva della fisicità e della cattiveria agonistica il suo punto di forza. Sapevo di essere carente dal punto di vista tecnico rispetto ad altri compagni: per questo motivo lavoravo molto in settimana, prima e dopo gli allenamenti, sulla tecnica individuale, ringrazio ancora Mauro Pozzoni (ora tecnico degli Allievi fascia B dell’Uesse Sarnico, prima vice allenatore all’AlbinoLeffe) e Francesco Nicoli (vice allenatore al Pavia) per avermi fatto crescere molto in questo!».

Infine, una domanda classica a chi vive settimanalmente il ruolo di allenatore. Hai una fonte di ispirazione come allenatore? Un qualcuno di grande che vedi come un modello sia comunicativo che di gioco?
«Mi piace molto Klopp del Liverpool.  Ammetto che però cerco di condividere con i ragazzi quello che è stato insegnato a me quando giocavo. In particolare miei modelli di riferimento sono Fulvio Fiorin (mio allenatore al Milan) e Alessio Pala (mio allenatore all’AlbinoLeffe e al Pavia). Li considero dei veri maestri ma soprattutto persone vere in un mondo difficile come quello del calcio. Sono stati per me delle guide, da giocatore. E continuano ad esserlo tutt’ora da allenatore».

Un esempio, Valerio Pirovano, per comprendere quanto la lungimiranza di un giovane ragazzo possa portarlo a eccellere pur dovendo forzatamente rinunciare per cause sfortunate alla passione di una vita, il calcio giocato, per trovare nuova linfa e stabilità reinventadosi e mettendosi in gioco senza abbandonare mai “il gioco più bello del mondo”.

Ponte San Pietro Under 16
Pirovano concentrato nel dirigere la sua formazione

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