24 Settembre 2020 - 09:08:10
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Under 16 Regionale: Quattro chiacchere con Matteo Colombo, tecnico della Castellanzese

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Timoniere di un transatlantico capace di mettersi dietro squadre come Varesina e Aldini: Matteo Colombo, tecnico della Castellanzese Under 16, si racconta ai microfoni di Sprint e Sport tra passato, presente e futuro.

Buongiorno, grazie per aver accettato l’invito!
Non c’è di che Andrea, è sempre un piacere.

Vista la situazione d’emergenza la prima domanda è semplice: come va? Come stai vivendo questo periodo?
Per fortuna stiamo bene sia io che i miei cari. Sto vivendo questo periodo di quarantena con una vera e propria full immersion con il lavoro. Da circa una decina di giorni sto lavorando da casa, ma il pensiero è sempre orientato a mettere in atto tutti i protocolli necessari per proteggere i dipendenti della mia azienda nel momento in cui rientreremo a pieno ritmo.

Ti manca il campo? Senti spesso i tuoi ragazzi?
Devo dire che il campo mi manca davvero moltissimo. Per chi come me ha la passione per lo sport, su tutti il calcio, proprio il campo rappresenta l’essenza. E’ un qualcosa che manca anche in condizioni normali, dunque figuriamoci in questo momento in cui non possiamo neanche uscire di casa. I miei ragazzi li sento periodicamente. Mando loro spesso dei video allenamenti, anche grazie al mio collaboratore tecnico. Prepariamo schede di allenamento per tenerli in forma anche in questo periodo di quarantena.

Adesso una domanda secca: pro o contro un eventuale sospensione definitiva dei campionati?
Dipende dal punto di vista. Se il contesto preso in causa è la prevenzione della salute delle persone, sarei favorevole assolutamente allo stop definitivo. Qualora però mi dovessero convincere che la situazione potrebbe tornare alla normalità nel giro di un mese, è inutile negare che si potrebbe tornare in campo. Si potrebbe magari passare magari direttamente alle fasi finali, prendendo in considerazione le classifiche dei campionati congelate alla fine del girone d’andata.

In quel famoso sabato antecedente lo stop dei campionati avete giocato e vinto con la Sestese: avevate la percezione che qualcosa stesse cambiando? Come hai vissuto il risveglio di domenica dopo il blocco totale delle partite?
Ricordo bene quel sabato. Tale giornata era già iniziata in modo complesso: tra notizie e fake news, l’ansia era salita a tutti. Si era parlato addirittura di uno stop totale già del sabato, una notizia che poi si è rivelata falsa. Una volta arrivati al campo l’unico pensiero è comunque stato incentrato sulla partita, considerando che una volta che ci sei dentro non pensi ad altro. Siamo usciti da Sesto con una vittoria ed eravamo molto felici, ma al risveglio ci siamo trovati con tutto bloccato. Da quel momento ho potuto capire dove si sarebbe potuti arrivati, ovvero in questa situazione.

Parlando di campo, siete stati per quasi tutto il campionato i primi inseguitori dell’Accademia Inter: state vivendo una stagione grandissima, si può dire?
Parto dal presupposto che mi piace sempre parlare più delle prestazioni che del risultato in sé. Sono infatti convinto che il risultato non sia altro che la normale conseguenza del lavoro svolto in settimana durante l’allenamento. Già dal primo allenamento con questi ragazzi ho intravisto qualcosa di importante, e sono infatti convinto di avere in mano una grande squadra con buonissime qualità.

Il momento forse più alto è stato il 3-3 rocambolesco contro l’Accademia in trasferta: una grande prestazione e un bellissimo risultato. Quella partita ha aumentato la consapevolezza nei vostri mezzi?
Sì, assolutamente. La partita con l’Accademia ci ha dato man forte per proseguire nel nostro percorso. Siamo stati i primi a segnare ai nerazzurri, e siamo stati in gradi di farlo addirittura per ben tre volte. Uscire con un pareggio da via Cilea ha aumentato la nostra percezione di essere una grande squadra. In generale il filotto completato con la vittoria contro la Varesina e il pari con l’Aldini credo ci abbia reso ancora più forti. Il girone di ritorno lo abbiamo iniziato con qualche punto perso, ma prima dello stop stavamo tornando a pieno regime e di questo sono contento. La vittoria più grande nell’allenare questo gruppo è coinvolgere a pieno all’interno di un progetto ben venticinque ragazzi.

Dove credi possa arrivare questa squadra?
Bella domanda. Prima di questo lungo stop ero stra convinto di giocarmi i playoff alla pari contro tutti, e sono altrettanto convinto che se si dovesse giocare la fase finale potremmo essere tranquillamente la mina vagante. Siamo una squadra che dà del filo da torcere a chiunque e abbiamo tantissime armi nel nostro arsenale. Sappiamo anche fare gol in tutte le maniere, quando andiamo sotto sappiamo recuperare e viceversa: sono convinto che nell’eventualità si facessero le fasi finali potremmo dire sicuramente la nostra.

Domanda secca: sei più team Sarri o team Allegri per filosofia di calcio?
Parlando di allenatori che mi piacciono, io sono un grandissimo fan di Guardiola, ma lui rimane un caso a sé. Io devo cercare più di capire le qualità dei miei giocatori e come poterli mettere nelle migliori condizioni per cercare di migliorarli. Alla fine il nostro obiettivo è quello: la crescita tecnica e caratteriale del calciatore. Ho un amico che mi paragona spesso a Mazzone: grinta, passione e voglia. Tutto ciò unito alla competenza e alla voglia di far giocare a calcio le mie squadre.

Riesci a trovare una cosa che cambieresti della tua carriera e una cosa che rifaresti cento volte?
La cosa che cambierei è una decisione presa anni fa. Risposi no alla chiamata del mio attuale Direttore Sportivo Luigi Ferrara: mi voleva alla guida di una delle squadre migliori degli ultimi anni, ovvero la Soccer Boys. In quel momento non me la sono sentita di voltare le spalle, dopo tante belle parole spese, alla squadra cui facevo parte all’epoca. Proprio quell’annata della Soccer Boys, se non erro, divenne poi campione regionale, o comunque ci andò molto vicino.
La cosa che invece rifarei sempre è l’essere me stesso. Riconosco che questa cosa possa far storcere il naso a molti, ma nella mia carriera non sono mai cambiato e sono orgoglioso di questo. Non sono un tecnico che fa salotto e che cerca di vendere un prodotto fuori dal campo: amo invece lavorare e far crescere i miei ragazzi.

Per concludere, hai un sogno nel cassetto?
Nonostante l’età, la possibilità di allenare nei professionisti sarebbe bellissimo. Fin da piccolo ho sognato di diventare calciatore professionista, ma purtroppo non ce l’ho fatta. Uno o due anni in qualche società professionistica non sarebbe male, tutto ciò però dovrebbe ovviamente combaciare sia con la vita familiare che con quella lavorativa.

Grazie della disponibilità, alla prossima!
Grazie a te, è stato un piacere. Se mai ripartiremo questa stagione ti invito a vederci in casa questa volta, a Castellanza!

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