24 Ottobre 2020 - 13:33:45
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Varesina Under 16: alla scoperta di Alessandro Ferraresi, tecnico della società rossoblù

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Prosegue il viaggio in giro per la Lombardia. Sbarchiamo quest’oggi in casa Varesina Under 16 per conoscere meglio Alessandro Ferraresi, tecnico dei classe 2004.

Ciao mister, tutto bene? Come hai passato questi mesi? In che modo ti sei tenuto impegnato?
Ciao! Come credo per tutti, questo periodo non è stato affatto semplice, e non solamente dal punto di vista calcistico. Per quanto riguarda il calcio, questo è stato un momento per riordinare idee e appunti. Ho avuto la possibilità di seguire diversi webinar in rete, dunque in generale è stato un periodo di approfondimento calcistico.

Campionati finiti, e finalmente si sa come. Cosa ne pensi a riguardo? 
Il calcio, sopratutto quello del settore giovanile e dilettantistico, è stato giustamente a mio avviso fermato il tutto. Per quanto riguarda promozioni e retrocessioni, credo ci siano organi preposti a prendere queste decisioni. Sicuramente in generale non è una situazione facile da affrontare: così come in altri campi, ci si è trovati di fronte ad una situazione inizialmente sconosciuta a tutti.

Ti manca il campo? Qual è l’aspetto del calcio che ti manca di più?
Il campo mi manca molto, così come la squadra e il lavoro che avevamo iniziato a pianificare e sviluppare. Questo stop è arrivato inaspettato ed ha di fatto bloccato tutto il lavoro inizialmente iniziato.

In che modo si tornerà in campo a ottobre?
Partirei dal presupposto che il calcio, inteso come sport, implica inevitabilmente il contatto fisico. E’ un qualcosa infatti alla base. Se si dovesse tornare in campo a settembre, cosa che spero vivamente con tutto il cuore, si dovrebbe fare nel modo in cui siamo abituati a farlo. Se la curva dei contagi non dovesse calare ulteriormente, magari salendo di nuovo, sarebbe giusto non ricominciare. Ma questa è un’ipotesi che spero possa non verificarsi mai.

Passiamo alla vostra stagione. Come credi sia andata? Qual è la tua opinione sul gruppo 2004?
Per rispondere a questa domanda parto da un concetto. Abbiamo iniziato il campionato perdendo 5-6 titolari importanti che avevamo la passata stagione. Ci siamo trovati di fronte una squadra nuova con nuovi ragazzi ed altri reduci da una stagione durante la quale hanno giocato poco. A fronte di questo io credo che la stagione sia andata comunque bene: piano piano abbiamo sviluppato un percorso positivo che ci ha portato a raggiungere buoni risultati. Il tutto nonostante le premesse iniziali. I ragazzi si sono messi con grande disponibilità a lavorare, raggiungendo risultati importanti soprattutto nelle ultime partite contro avversari importanti.

Qual è stato il momento migliore e quello peggiore della vostra annata?
Non credo sinceramente che ci sia stato un momento peggiore ed uno peggiore. Nel settore giovanile sopratutto, considerando che non credo che una vittoria rappresenti per forza un momento positivo, ed una sconfitta uno negativo. C’è stato un lavoro intenso, al quale molti ragazzi non erano affatto abituati. In generale abbiamo affrontato una stagione con i suoi alti e i suoi bassi.

Parlami della Varesina come società: come ti trovi?
La Varesina secondo me ad oggi rappresenta il meglio tra le società dilettantistiche. Sia per serietà e competenza che per strutture. E’ una realtà dilettantistica che bensì pensa da vera e propria professionista, formando sia i ragazzi che i tecnici nel migliore dei modi. Il tutto è ben dimostrato dai risultati acquisiti nel corso delle ultime stagioni.

Qual è il tuo primo ricordo che ti porti dietro riguardo la tua carriera da allenatore?
Ricordo il mio primo anno da allenatore. Affiancavo mister Sgarzi all’Arcisatese Audax, seguivamo i ragazzi del 1989. Oggi seguo i 2004, dunque un po’ di anni direi che sono passati. Ricordo tanti bei momenti, non potrei citarne solo uno. Il bello di questo ruolo è vedere crescere questi ragazzi, e il fatto che con alcuni nutri ancora dei rapporti è qualcosa di molto bello.

Qual è la tua filosofia di calcio? C’è un allenatore al quale ti ispiri?
La mia filosofia di calcio è molto semplice. In funzione alle squadre che mi trovo sotto mano, la mia filosofia posso dire che si basa sul possesso palla e sul recupero di essa nel modo più veloce possibile. Mi piace anche avere una squadra molto corta e aggressiva. Cerco di cogliere un pochino da tutti, per poi rivisitarlo e ripensarlo per i nostri ragazzi.

Quale credi si stata la tua miglior stagione nel corso della tua carriera? E perché?
Nel settore giovanile piace creare quasi delle difficoltà. Questi ragazzi vanno preparati al calcio degli adulti, dunque non ricordo le stagioni in base ai risultati ottenuti. Come detto, credo che bisogna insegnare a questi ragazzi l’essere calciatori. L’obiettivo rimane comunque la volontà di far crescere in loro una passione, che sia da allenatori o giocatori. Guardare il risultato non mi piace, soprattutto nel settore giovanile.

Hai un sogno nel cassetto? Se si, quale?
Calcisticamente parlando non ipotizzo molto, bensì continuo a studiare e provare a migliorare di anno in anno.

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