13 Luglio 2020 - 22:51:29

Aldini Under 17: alla scoperta di Ivan Bresciani, tecnico esperto e ambizioso dei biancorossoblù

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Torniamo in casa Aldini, questa volta per conoscere meglio il tecnico dell’Under 17. Si tratta di Ivan Bresciani, giovane e ambizioso allenatore dell’Aldini Under 17. Con Bresciani abbiamo parlato della sua avventura in via Felice Orsini, ricordando anche i migliori momenti del passato della sua carriera.

Ciao mister, come hai passato questa quarantena?
Ciao Andrea, grazie innazitutto della possibilità di tornare a parlare di calcio. Questa quarantena è stata molto dura: dopo tre anni in cui riesci a vivere solo di calcio, puoi bene immaginare le ulteriori difficoltà. All’inizio avevo forse sottovalutato la situazione e ho sperato di poter tornare dopo poco in campo, invece la realtà ci ha detto tutt’altro e giustamente ci siamo dovuti fermare. Le prime due/tre settimane sono rimasto “sul pezzo”: ero infatti pronto al rientro. Ho continuato a modificare le sedute di allenamento, cercando di aggiornarmi con corsi e letture varie, vedendo anche partite e sentendomi giornalmente con lo staff tecnico. Dopodiché è arrivata la fase più negativa, durante la quale ho staccato un po’ dal calcio e mi sono anche rassegnato.

Ti manca il campo?
Se mi manca? Sono abituato a passare sul campo tutto il pomeriggio praticamente tutti i giorni, tra l’Academy di perfezionamento e l’Aldini. Con il mio collaborare e amico più stretto Davide Miani preparo sempre la settimana tra allenamenti, partite da vedere, pranzi, cene, organizzazioni varie. Il tutto con una routine maniacale, sentendoci e vedendoci tutti i giorni. Non mi ricordo nella mia vita di aver staccato per più di 3 settimane e mai avrei pensato di poterlo fare.

Hai sentito i tuoi ragazzi? Come stanno vivendo questo momento? Avete lasciato loro un programma da seguire?
Con i ragazzi per le prime tre settimane siamo stati in continuo contatto, anche perché si è cercato di farli mantenere la forma fisica. Prima dello stop eravamo in un gran momento: detesto doverci pensare. Abbiamo dato loro un programma stilato con il professor Frazzetto che fosse adatto agli spazi a disposizione. All’inizio avevano la possibilità di correre al parco, poi con le restrizioni è stata permessa solamente l’attività in casa, ed è stato dunque sempre più difficile. Oltre al gruppo WhatsApp o ai messaggi singoli abbiamo fatto anche delle call tutti assieme per restare in contatto.

E’ arrivata l’ufficialità, forse tardiva, della fine dei campionati. Ora si discute invece sulla prossima stagione: qual è la tua opinione a riguardo?
La salute viene prima di tutto. Si era capito dopo il lockdown che si sarebbe arrivati a questo: è stato infatti inevitabile prendere questa decisione. Per la prossima stagione, a malincuore perché non potrei più allenare i miei 2003, penso sia corretto che proseguano la loro crescita tecnica e personale come si è sempre fatto senza blocchi delle categorie.

Si potrà riprendere a settembre? Se si, a quali condizioni?
Penso che molto, se non tutto, dipenda da quello che succederà in Serie A e dai protocolli previsti per i centri sportivi, e di conseguenza alle società dilettantistiche.
Spero si possa tornare in campo, ma dovranno comunque esserci aiuti importanti e snellimenti nelle procedure per le società sportive in vista di una ripresa rapida e in sicurezza. Se davvero si dovesse ripartire solo a gennaio o febbraio, come alcuni sostengono, rischieremmo di vedere tanti giovani abbandonare lo sport, e questa sarebbe una grande sconfitta per tutti.

La situazione attuale del calcio potrebbe in qualche modo bloccare quelli che sarebbero potuti essere dei passaggi di alcuni 2003 tra i professionisti?
Sicuramente qualche 2003 che avrebbe potuto ambire a qualche club fuori regione verrà inevitabilmente penalizzato. Allo stesso tempo penso che il valore dei ragazzi meritevoli di certe piazze non lo si scopra certo i due o tre mesi, ma facendo un bilancio e una valutazione più ampia. Quindi avranno comunque delle possibilità importanti con le società che già conoscono le loro qualità.

Passiamo alla vostra stagione. Pur avendo giocato solo poco più di metà campionato, ti chiedo un bilancio. Eravate in linea con gli obiettivi Come sarebbe andata a finire?
In questo campionato non siamo partiti bene: eravamo forse un po’ presuntuosi. C’è da dire che abbiamo avuto anche vari infortuni, di cui uno molto grave che ha colpito psicologicamente tutto il gruppo. Inoltre forse nella testa dei ragazzi si pensava di fare lo stesso campionato dell’anno precedente, e invece la conseguenza è stata sbattere la testa  contro il muro dell’élite. Alla lunga però il lavoro, l’unione del gruppo e l’unione dello staff paga sempre. Infatti siamo cresciuti partita dopo partita, prendendo consapevolezza dei nostri mezzi: eravamo proprio nel momento migliore della stagione quando ci siamo dovuti fermare. Nessuno mi può togliere dalla testa che avremmo fatto i playoff e lì tutto sarebbe stato nuovamente azzerato.

Aldini Cimiano U17 Elite
Gli undici titolari scelti da Bresciani per il match contro il Cimiano

Si è bloccato tutto il weekend di Accademia Inter-Aldini. Oltre ad essere una classica milanese, era un match molto importante per la classifica. Confermi?
Sarebbe stata per entrambe una grandissima occasione vista la sconfitta dell’Alcione subita il sabato in casa contro la Pro Sesto. Eravamo pronti: avevamo appena battuto l’Enotria fuori casa e anche il Cimiano tra le mura amiche. Noi eravamo praticamente al completo, mentre l’Accademia era ancora senza Birolini.

Qual è stato il momento più bello e quello più difficile della stagione?
Il momento più bello è sicuramente quello che stavano vivendo prima dello stop, sia per i risultati ma soprattutto per la crescita del gruppo sotto il punto di vista del gioco e della consapevolezza. Il più difficile senza di dubbio quando abbiamo saputo dell’infortunio di Giulio D’Errico. Ha toccato profondamente la squadra e per almeno un mese siamo stati davvero frastornati. Nell’immediatezza abbiamo annullato tutti gli allenamenti e siamo andati tutti insieme a trovarlo in ospedale, come fossimo andati in trasferta con i pullman della società, senza nemmeno sapere se avessimo potuto vederlo.
Fortunatamente oggi sta bene, piano piano si sta riprendendo. Nelle ultime gare era in tribuna a tifare per noi: sarà stato un caso ma sono convinto che ci abbia aiutato molto anche la sua vicinanza e la sua grinta fuori dal campo.

Parliamo della società Aldini. Cosa significa per te vestire questi colori? Che tipo di squadra è?
Come suol dirsi: l’Aldini è l’Aldini. E’ una società come piace a me, dove alla base c’è solo il calcio, senza fronzoli. Come mi ha detto il primo giorno il direttore Frosio: “Siamo pane e salame, facciamo calcio, punto“. Nell’aria si respira storia, ed io ai miei ragazzi lo ricordo sempre che hanno una maglia pesante addosso e che devono sempre onorarla.
Vedere poi le tribune piene e le persone anziane che hanno fatto grande la società venire alle partite e seguire gli allenamenti fa piacere, e credo possa rendere l’idea di cosa vuol dire far parte dell’Aldini, ma anche della grande responsabilità che abbiamo.

Aldini Under 17: Ivan Bresciani, allenatore dei 2003
Ivan Bresciani, allenatore dei 2003 biancorossoblù

Hai un ricordo in particolare che ti porti dietro dalla tua carriera da tecnico?
Ricordi ne ho tanti, visto che alleno da quando ho 19 anni e a breve ne compio 37. Ho passato davvero tutte le categorie: dalla scuola calcio agli Allievi A. Questa domanda è difficile. Diciamo che la cosa che mi rende più orgoglioso è il rapporto che si crea con la maggior parte dei ragazzi. Ricevere anche oggi messaggi da giocatori che ho avuto a Torino nelle mie prime esperienze o da quelli che ho avuto ai primi anni a Milano, ormai più che maggiorenni, ti rende molto orgoglioso. Se parliamo di emozioni vorrei raccontare tre ricordi. Il primo è legato all’Aldini di quest’anno: parlo della corsa dopo il gol di Passerini all’ultimo secondo di recupero contro il Villa, in una gara che non riuscivamo a sbloccare nonostante le tante occasioni create. Arrivavamo dal quell’inizio no di stagione che dicevamo prima, e la mancata vittoria ci avrebbe messo in una condizione complicata. A segnare è proprio Davide, un mio fedelissimo che mi segue dagli esordienti e sceglie di venire verso la panchina a festeggiare. Il secondo è lo striscione che mi fecero in tribuna gli Esordienti dell’Alcione 2003 quando comunicai che avrei cambiato società. Lo conservo ancora oggi come cimelio a casa. Il terzo è l’abbraccio di Edoardo Tigani, ora giocatore dell’Inter Under 14, dopo la finale di un torneo vinto e premiato come miglior giocatore. Davvero bei momenti, attimi da brividi che restano. Li hai sempre con te, e nei momenti più difficili li puoi tirare fuori. Ti fortificano e ripagano di tutti gli sforzi che si fanno per l’amore e la passione verso il gioco il più bello del mondo.

Quali sogni o ambizioni hai per il tuo futuro?
Il mio sogno è da sempre quello di poter arrivare ad allenare nel settore agonistico di una società professionistica di serie A. Devo studiare tanto, aggiornami, continuare a lavorare, confrontarmi con colleghi per poter migliorare ed essere preparato perché, se mai dovessi arrivarci, non si potrà improvvisare. Sono ambizioso, preciso e testardo, quindi metterò tutto me stesso per raggiungere il mio obiettivo, di questo ne sono certo.

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