Atto finale. Non è solo un film. L’atto finale è quello che vedrà in campo venerdì Olginatese e Calcio Sicilia, pronte a dare tutto in campo per portare a casa il sogno più grande, il trofeo più ambito, quello di cui nessuno parla e che nessuno nomina ma che è ben fisso nella mente di ogni singolo protagonista del match: lo scudetto. Fatica, sudore, dolore, rabbia, gioia, frustrazione, coraggio, ogni singolo secondo  e ogni emozione provata è esistita per giungere a questo. Al termine della battaglia finale qualcuno piangerà, avendo sfiorato il cielo con un dito, e qualcuno gioirà avendolo raggiunto, il cielo. I siciliani hanno raggiunto i bianconeri in finale sconfiggendo il fortissimo Giorgione nella sfida decisiva del Girone A. Enorme la paura al 14′ del primo tempo per gli isolani, quando i veneti trovano il vantaggio con Dalla Santa Casa che manda al bar un difensore con un dribbling secco meraviglioso e trafigge Misseri per l’1-0. Il Calcio Sicilia non si scompone, tira fuori dall’armadio il vestito migliore e nel secondo tempo in dieci minuti, tra il 14′ e il 24′ mette a segno un uno-due terrificante con Zerillo e La Vardera che decreta il ko tecnico del Giorgione e apre le porte della finalissima ai siculi. Al termine di una stagione così pesante e logorante probabilmente ciò che conterà sarà la mente, più che le gambe. Sarà il cuore, più che il cervello. Bisognerà trovare energie che non si pensava di avere, ricorrere a ogni singola goccia di forza custodita nell’anima di ognuno per giungere all’apoteosi della vittoria. Che vada bene o che vada male resterà comunque una stagione memorabile per entrambe le squadre, ma non si arriva ad una finale scudetto solo per partecipare, ci si arriva solo e soltanto con un obiettivo in testa: trionfare. E quindi via, in queste circa ventiquattro ore che separano dalla resa finale ogni giocatore cerchi tutto ciò che ha dentro pronto a metterlo in campo. Olginatese-Calcio Sicilia decreta il campione nazionale, ci attendono ottanta minuti che valgono ben più di una semplice partita di calcio.


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Nato e cresciuto sulla costa Abruzzese, a Milano da sei anni per trovare me stesso e la mia strada. Milanista da battaglia, amante del buon cibo, venerazione per Federico Buffa e amore sconfinato per Fabrizio De André.