12 Luglio 2020 - 11:30:32

Virtus Ciserano Bergamo Under 17, il tecnico Diego Guizzetti si racconta tra passato, presente e futuro

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Ci spostiamo a est per sbarcare in casa Virtus Ciserano Bergamo Under 17. Conosciamo meglio Diego Guizzetti, storico tecnico dei bergamaschi.

Ciao, tutto bene? Come hai passato questi mesi? In che modo ti sei tenuto impegnato?
Ciao, tutto bene grazie, sia io che i miei cari. Questo periodo l’ho passato in famiglia, avendo una moglie e due figli di 18 e 20 anni. Se con tutto quello di brutto che è successo vogliamo trovare una cosa positiva, quella è proprio il tempo trascorso in famiglia, cosa che prima era impossibile per la vita frenetica piena di impegni per ognuno di noi.

Campionati finiti, ma ancora non si sa come. Cosa ne pensi a riguardo? Quale sarebbe la soluzione più corretta?
Per quanto riguarda il settore giovanile, credo che i campionati non dovessero riprendere era scontato sin dall’inizio. Noi come Virtus viviamo, ci siamo alleniamo e giochiamo nel’epicentro dell’epidemia, la Valle Seriana. Ti assicuro che l’ultimo dei pensieri era riprendere l’attività calcistica, visto che tutti siamo stati toccati da lutti famigliari. Secondo me i campionati andrebbero annullati senza promozioni e retrocessioni. La prossima stagione dovrebbe ripartire con le stesse squadre di quest’anno nelle rispettive categorie.

Ti manca il campo? Qual è l’aspetto del calcio che ti manca di più?
Del calcio mi manca davvero tutto. Mi manca il campo, il rapporto con i ragazzi. Mi manca il inoltre vivere lo spogliatoio prima e dopo gli allenamenti, oltre che il preparare la partita, vivere la partita e l’adrenalina di essa. Mi manca anche il post allenamento e post partita, visto che io con il mio staff siamo soliti passare dei momenti spensieriati davanti a un piatto e a un buon bicchiere di vino. Il calcio ti regala anche amicizie che poi vanno al di là del calcio stesso.

Si tornerà a giocare a settembre? In quale modo?
Che si torni in campo a settembre ho dei seri dubbi, ma spero di sbagliarmi. In ogni caso penso che fino a quando non si avrà la sicurezza di ripartire senza correre il rischio per la salute di tutti gli addetti, non si debba partire. La ripartenza della scuola può comunque essere un fattore importante per dare il via a tutto.

Passiamo alla vostra stagione. Eravate in testa al difficile campionato élite, un’annata più che positiva dunque? Cosa ne pensi?
Diciamo che il girone d’andata mi è servito per conoscere i ragazzi e per sistemare alcune cose che andavano sistemate. E’ stato utile anche per far conoscere loro i miei principi di gioco (il gioco del calcio è semplice, non bisogna per forza farlo complicato), e a loro per adattarsi ai miei metodi e conoscermi meglio. Devo ammettere che all’inizio non è stato molto semplice. Quando però nel girone di ritorno si sono sistemate tutte queste situazioni, la squadra ha acquisito consapevolezza nei propri mezzi, e devo dirti che ci stavamo divertendo molto. Peccato per come sia andata a finire, o meglio a non finire: ci saremmo potuti togliere tante soddisfazioni.

Qual è la tua opinione sul gruppo dei 2003? Credi ci siano ragazzi già pronti anche per il salto in prima squadra?
Il gruppo secondo me è davvero ottimo, avendo diversi giocatori con un un grandissimo potenziale. Ci sono diversi di loro che potrebbero affacciarsi alla prima squadra, peccato abbiano perso questi ultimi mesi che avrebbero potuto essere importanti per facilitarne l’inserimento nella nostra o in altre prime squadre di categoria. Speriamo che questo non li penalizzi, meriterebbero di avere delle chance.

Puoi vantare grande esperienza nei regionali, dunque ti chiedo: cosa ne pensi della riforma élite? Cosa è cambiato dal regionale normale?
Ti svelo un episodio successo quando si trattava di decidere se approvare o meno i campionati élite, ovvero quando le società dovevano esprimersi in merito. Il nostro presidente Alberto Ghisleni chiese ai 4 allenatori dell’agonistica e a Casali Maurizio, il nostro direttore, di esprimerci in merito e che in base al risultato ottenuto avrebbe poi votato Federazione. Il risultato fu di tre pari: io votai a favore e lo stesso Ghisleni votò a favore della riforma perché in caso di parità il suo foto (favorevole) valeva doppio. Devo dire che saggia fu la decisione, visto che oggi ci ritroviamo con campionati molto più competitivi. Con nessuna squadra puoi dare per scontato il risultato, e questo ai fini della crescita dei ragazzi è importantissimo. Devi essere sempre sul pezzo e dare sempre il massimo se vuoi ottenere i risultati. Io sono convinto che un girone regionale élite sarebbe ancora meglio, dove chi vince il girone è campione regionale. Però accontentiamoci di ciò che abbiamo perché è già un ottimo risultato.

Sei alla Virtus ormai da anni. Parlaci della società: come si è evoluta negli anni? Cosa significa farne parte?
Con orgoglio ti dico che sono ben sei anni che sono in Virtus e spero di fare il settimo e altri ancora. Sai, arrivarci può essere semplice, ma confermarsi non lo è per niente. La Virtus crede nel settore giovanile, non a parole ma bensì nei fatti. L’artefice di tutto questo, non lo dico per leccare ma è scritto nei fatti, è il nostro presidente Alberto Ghisleni. Lui non ci fa mancare nulla sotto tutti gli aspetti. E’ attento a tutte le situazioni ed è pronto a risolvere eventuali problematiche sul nascere. E’ un fiume in piena, ha sempre idee nuove. L’altra persona importante è Maurizio Casali, il nostro diretto responsabile. Lui è sempre disponibile nel darti consigli e nel confrontarsi con noi allenatori. Loro sono i veri artefici e ci mettono a disposizione sempre squadre competitive, ma poi sta a noi allenatori far crescere i ragazzi e portare i risultati. Comunque quello che si è creato alla Virtus è qualcosa di irripetibile, la mentalità vincente che si è riuscita a tramettere dai presidenti, ai dirigenti, agli allenatori e ai ragazzi è qualcosa di straordinario. Anche a seguito delle varie fusioni, tutto questo non si è mai affievolito, anzi.

Qual è il primo ricordo che ti porti dietro riguardo la tua carriera da allenatore?
Il primo ricordo risale al primo anno da allenatore, circa vent’anni fa. Iniziai la mia carriera allenando i pulcini a 7 CSI, e li capii che la passione era tanta. Vivevo la partita con tanta passione, preparavo gli allenamenti spendendoci parecchio tempo per cercare di fare esercitazioni che potessero migliorare i miei piccoli. Ricordo quell’annata come se fosse ieri. Da li è partito poi il tutto, nel giro di un paio d’anni guidavo una formazione di giovanissimi regionali.

Quale credi sia stata la tua miglior stagione nell’arco della tua carriera? E per quale motivo?
Onestamente risulta difficile dire quale stagione sia la migliore, essendo sono tutte migliori, visto che ognuna ti lascia qualcosa. Se proprio devo esprimermi, quella che mi ha fatto vivere un’esperienza unica è stata la stagione 2015-2016, ero alla guida dei giovanissimi A 2001. Vincemmo il titolo Regionale e tutte le partite del nazionale, per poi perdere purtroppo la finale per lo scudetto ai rigori. Ricordo la delusione dei ragazzi nello spogliatoio, le lacrime. Sensazioni che mi porterò dentro per sempre. Ma come ripeto tutti i ragazzi che ho allenato mi hanno dato qualcosa, spero di aver fatto altrettanto io.

Hai un sogno nel cassetto?
Tutti abbiamo dei sogni nel cassetto, se non sogni non avrai un futuro. Io spero che questa pandemia non rompa il più bel gioco del mondo. Spero che dopo tutto questo si possa ripartire con l’entusiasmo che ha contraddistinto negli anni il nostro modo calcistico. Per quanto mi riguarda spero di allenare con lo stesso entusiasmo con cui allenavo la mia prima squadra a 7 CSI anche negli anni a venire: questa è la cosa fondamentale per poter trasmettere qualcosa ai miei allievi. Ti ringrazio per l’intervista e spero di rivederti al più presto sui campi da calcio.

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