17 Maggio 2021

Ars Rovagnate Under 19, partenza al top per il tecnico Galbiati: «Voglio un calcio offensivo in cui il trequartista è fondamentale»

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Inizio di stagione strepitoso quello dell’Ars Rovagnate, squadra guidata dal tecnico Galbiati che ha stupito già tutti, anche i più scettici. I Reds di Valletta Brianza infatti hanno passato il turno in Coppa Lombardia a punteggio pieno e nello stesso modo hanno cominciato il campionato con 3 vittorie in altrettante partite. Solo lo stop delle attività poteva fermare la cavalcata di questi giovani ragazzi guidati alla perfezione da un allenatore che dedica anima e corpo alla sua causa.

Inizio di stagione strepitoso, 6 vittorie in 6 partite, si aspettava di partire così forte?
«Sicuramente sono molto esigente e mi aspetto molto dalla squadra perché so di cosa sono capaci i miei ragazzi. Da 3 anni ho deciso di allenare la Juniores del Rovagnate e allo stesso tempo sono responsabile di tutta l’attività agonistica, devo dire che di strada ne abbiamo fatta tanta e i risultati sono tangibili. Noi siamo una neopromossa quindi pensavo ci volesse del tempo prima di cominciare a rodare, la mia squadra invece sembra non aver sentito il cambio di categoria dimostrandosi sul pezzo fin da subito. Sarei ipocrita se non dicessi che gioco per vincere, chiunque dovrebbe pensarla in questo modo ed è giusto che sia così, detto questo però pensavo che avremmo avuto qualche difficoltà in più visto anche il livello importante di squadre che abbiamo affrontato; è stata una sorpresa positiva vedere i ragazzi così motivati e decisi a portare a casa i 3 punti».

Dove puntate ad arrivare a fine campionato?
«Siamo partiti per disputare un campionato tranquillo, essendo il primo anno di regionali non potevo certo puntare a vincere tutto e subito, soprattutto tenendo in considerazione il fatto che la rosa è prevalentemente composta da ragazzi del 2003 al primo anno di Juniores. Quello che ho fatto insieme alla società è stato abbracciare un progetto a medio termine che consiste in almeno due anni di lavoro con gli stessi ragazzi per permettergli di ambientarsi e poi crescere. Nonostante queste considerazioni iniziali mi sono reso presto conto della qualità della mia rosa e non ho paura di dire che se continueremo a lavorare con umiltà potremo fare un campionato importante e toglierci belle soddisfazioni».

Cosa ha trovato a Rovagnate che non c’era da altre parti?
«Sono molto contento di essere in questa società perché è un ambiente sano e molto familiare. Personalmente mi piace la mentalità e le condizioni in cui si permette agli allenatori di lavorare, non ci sono molte pressioni perché le persone sono in grado di percepire le qualità di un uomo indipendentemente dai risultati. Inoltre siamo una società in continua crescita e il raggiungimento di alcuni obiettivi, come il campionato Regionale, è un grande traguardo per noi e puntiamo ad espanderci sempre di più. Apprezzo molto la politica societaria di crescere i ragazzi e di stargli sempre dietro senza mai lasciare andare qualcuno. Si punta a privilegiare il prodotto interno, quindi il ragazzo del settore giovanile, piuttosto che guardare fuori dalle nostra mura. Credo che questo la dica lunga sul tipo di società che siamo e personalmente mi ritrovo molto in quest’ottica perché penso che ai ragazzi faccia piacere sentirsi parte di un progetto e sapere di essere al centro delle attenzioni e degli interessi della sua società».

Che tipo di allenatore è? Si ispira a qualcuno dei grandi?
«Sono un allenatore semplice che cerca di mettere i propri giocatori nelle migliori condizioni possibili per potersi esprimere al top. Detto questo se c’è un ruolo o un interprete che nel mio calcio non può mancare è sicuramente il trequartista. Credo che nel calcio di oggi, sia a livello dei professionisti che dilettanti, si sia perso questo concetto di fantasia. Nel mio calcio è imprescindibile il trequartista, deve essere quel giocatore che fa da collante tra centrocampo e attacco e quell’uomo che con le sue giocate può accendere le partite da un momento all’altro. Per quanto riguarda gli allenatori sono un amante di Massimiliano Allegri perché credo che avesse la mente giusta per leggere le partite e per riparare ai suoi errori anche a sfida in corso».

Cosa pensa che sia fondamentale per un allenatore nel calcio di oggi?
«Credo che un allenatore possa ritenersi soddisfatto quando è in grado di gestire tutta la sua rosa senza lasciare indietro nessuno. Questo è quello che provo a fare anche io perché credo non abbia senso avere una rosa di 22 giocatori per far giocare sempre i soliti 13/14. Secondo me è troppo importante coinvolgere tutti e far sentire ogni giocatore parte integrante del progetto, cosi facendo sarà felice il calciatore e potrà dare il meglio per la squadra. Al contrario se non riesci a coinvolgere tutti questo avrà sicuramente ripercussioni negative su tutto l’ambiente perché un giocatore scontento non fa mai bene alla sua squadra».


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