9 Agosto 2020 - 11:33:30

Aurora CMC Under 19, Stefano Gilardengo: «Ho raccolto la squadra dal fondo della classifica e l’ho condotta in vetta»

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L’Aurora Cerro Maggiore Cantalupo è arrivata all’interruzione del campionato in testa al Girone A dei Regionali B con 49 punti, ottenuti grazie a quindici vittorie, quattro pareggi e tre sole sconfitte. La squadra allenata da Stefano Gilardengo, con tre lunghezze di vantaggio rispetto alla Solbiatese in seconda posizione, ha subito 29 reti e ne ha realizzate 55, andando in gol con ben diciassette diversi giocatori. L’attaccante Marco Fontana è il migliore marcatore della squadra con 11 gol messi a segno. Il tecnico Stefano Gilardengo, dopo aver recentemente concluso la sua carriera da calciatore al termine di cinque stagioni come difensore centrale all’Aurora CMC, ha deciso di concentrarsi esclusivamente sul suo percorso da allenatore, attività che ha praticato nei settori giovanili fin dall’età di ventitré anni, parallelamente a quella di giocatore. Basterebbe dare uno sguardo alla classifica per rendersi conto del suo impatto nel calcio dei grandi, alla sua prima stagione ufficiale sulla panchina di una squadra di Under 19. La testa della classifica è una vetta conquistata dopo una lunga e difficile scalata, iniziata dopo aver preso in mano la squadra dal fondo della classifica durante la scorsa stagione e averla condotta alla salvezza come vice di Tiziano Senziani, allenatore della prima squadra e sua vecchia conoscenza. Ma, siccome non si può riassumere la vita di un uomo con un mucchio di numeri sullo schermo di un computer, abbiamo deciso di conoscerlo meglio.

Buongiorno, come sta vivendo la quarantena?

«Buongiorno, adesso forse la stiamo vivendo un po’ più serenamente rispetto all’inizio, quando c’era molta incertezza. Ora siamo consapevoli del fatto che il campionato non riprenderà. Sono rimasto in contatto con la squadra, abbiamo fatto anche degli aperitivi online con i ragazzi in videoconferenza. Ho dato degli allenamenti da svolgere e ho chiesto loro di mantenersi in forma. Siamo sereni e aspettiamo le decisioni che verranno prese».

Si può fare comunque un bilancio positivo della stagione, anche rispetto alle aspettative di inizio anno?

«Sì, si può fare un bilancio positivo per tanti aspetti. Sono arrivato in questa squadra a fine novembre della scorsa stagione, quando la società mi ha chiesto di prendere in mano il gruppo dal fondo della graduatoria. Da lì è partito un percorso che ci ha portato a sistemare la classifica e a ottenere la salvezza alla penultima giornata a Vergiate. Abbiamo deciso di dare continuità ai ragazzi della scorsa stagione e ne abbiamo inseriti altri. Avevamo l’idea di aver formato un buon gruppo, ma non avevamo aspettative certe. Nessuno ha mai detto: “dobbiamo vincere il campionato”. Poi, partita dopo partita, settimana dopo settimana, ci siamo resi conto del valore di questi ragazzi. Abbiamo fatto un’ottima stagione. Senza mancare di rispetto agli avversari, se siamo in testa dopo ventidue giornate è perché effettivamente abbiamo fatto qualcosa di davvero concreto. Credo che la nostra sia la squadra che è rimasta in testa per più partite durante la stagione e siamo anche stati campioni di inverno. Non so cosa succederà, a parte il fatto che non riprenderemo. Questo è un peccato per noi e per i nostri avversari diretti. Sarebbe stato più bello giocarsela fino alla fine. Comunque è stata una stagione positiva anche nell’ottica della società, perché siamo riusciti a valorizzare dei ragazzi, su cui magari l’anno scorso non si puntava tanto e che invece quest’anno hanno fatto bene. Qualcuno si è affacciato anche alla prima squadra, giocando qualche scampolo di partita o venendo anche semplicemente in panchina. Non è solo un discorso puramente di classifica ma anche di crescita e di miglioramento dei giovani. Tra i ragazzi del 2000 che hanno debuttato in prima squadra ci sono Lorenzo Bernardi, Matteo Badnjevic, Alesio Prela e Matteo Galbiati, che ha iniziato con noi e poi è stato aggregato in maniera definitiva con la prima squadra. Vorrei fare un in bocca al lupo a Federico Lamperti, che purtroppo si è rotto il femore nella prima parte della stagione».

Ricopre anche un ruolo nella Prima Squadra?

«Ho continuato a fare quello che in parte facevo già da giocatore, ovvero allenatore in seconda e preparatore atletico, occupandomi di curare la parte legata alla condizione atletica dei giocatori. Da quest’anno, avendo smesso di giocare, do una mano un po’ più concreta negli allenamenti a Mister Senziani. Con la mia figura abbiamo creato un canale tra Juniores e Prima squadra che prima non era così efficace. Molto spesso inseriamo i ragazzi della Juniores negli allenamenti della Prima Squadra, o diamo la possibilità ai giocatori della Prima Squadra di recuperare un allenamento che hanno magari dovuto saltare per motivi di lavoro. Abbiamo unito i gruppi e questo ha dato dei benefici sia al gruppo Juniores, che ha la possibilità di confrontarsi con giocatori più formati e più forti, sia ai giocatori della Prima Squadra, che sono ulteriormente stimolati a metterci qualcosa in più dalla presenza di ragazzi volenterosi che corrono da tutte le parti».

Cosa le è piaciuto particolarmente della squadra?

«Di loro mi è piaciuta la voglia di migliorarsi che hanno messo non solo nelle partite ma anche negli allenamenti. I ragazzi cercavano di spingere sempre e comunque in ogni momento dell’allenamento, anche durante sessioni dure e lunghe. Questo è un aspetto che ha portato risultati, perché se ti alleni forte in partita vai forte. Non è un caso abbiamo conseguito molti dei risultati nella parte finale delle gare, anche ribaltando delle situazioni di svantaggio».

Dove invece c’è ancora qualcosa da migliorare?

«La cosa su cui devono migliorare è la qualità e l’intelligenza delle giocate. Per questo a loro dico spesso di guardare i giocatori della Prima Squadra, che sono qualitativamente molto validi. Ai ragazzi della Juniores dico sempre: voi dovete imparare da loro e prendere spunto. Lo stanno facendo, ma va ancora migliorata la qualità e la velocità di esecuzione di certe giocate. Unire i due gruppi aiuta i ragazzi a osservare, imparare e competere con giocatori più bravi».

Qual è l’idea di calcio che ha applicato alla squadra?

«Dedichiamo molto lavoro alla parte atletica senza pallone, però in tante situazioni cerco di portarli a un’alta intensità anche utilizzando la palla, perché non credo sia giusto escluderla eccessivamente. Parto dall’idea, magari non condivisibile, che avere una squadra che corre e mette intensità ti dà una buona base per ottenere dei risultati. Per come vedo il calcio di oggi le squadre che fanno bene sono squadre che corrono, dalle categorie più basse fino ai super campioni. Mi viene in mente il Liverpool, che ha sicuramente giocatori di qualità altissima, ma tutti corrono come dei forsennati finché restano in campo. Quando giocavo io c’erano giocatori un po’ più estrosi che tendevano a sottrarsi dai compiti più faticosi. Credo che ora come ora non sia più possibile se vuoi fare bene e competere ad alti livelli. Questo i ragazzi l’hanno capito. Sanno che se vuoi avere la possibilità di giocare devi correre e devi darti da fare, e così hanno fatto. La parte atletica è importante; la cosa più intelligente da fare è svilupparla insieme alla componente tecnica e a quella tattica».

Qual è il vostro modulo tipo?

«Abbiamo usato soprattutto, ma non solo, il 4-3-1-2. È un sistema di gioco che ci ha dato dei buoni risultati e facilitava i ragazzi nell’inserimento nella Prima Squadra. Colonnello, che è molto bravo negli inserimenti giocava a supporto delle punte, entrambe molto fisiche, Fontana e Aiello. Le mezz’ali hanno buona corsa e tendono a inserirsi, mentre il mediano resta un po’ più bloccato. Calini, Crespi, Paleari, Risi sono degli esterni difensivi che spingono molto. L’anno scorso giocavamo più coperti. Quest’anno, invece, per puntare in alto, abbiamo deciso di cambiare filosofia, concedendo magari qualcosa in più, ma al tempo stesso migliorando nettamente le nostre capacità di creare situazioni offensive. Se siamo primi forse è stata la strategia giusta».

Quando è iniziata la sua carriera da allenatore?

«Ho iniziato all’Olgiate Olona con i Pulcini a ventitré anni. Ho fatto sette anni, durante i quali, oltre al ruolo di allenatore, ho ricoperto anche quello di responsabile del settore giovanile. Poi sono stato due anni alla Varesina dove sono stato giocatore, allenatore e responsabile della scuola calcio. Infine sono arrivato all’Aurora CMC, chiamato da Mister Senziani, che avevo già avuto come allenatore sia a Olgiate che a Cantello. Il primo anno giocavo e basta, poi dal secondo anno mi è stato chiesto di prendere in mano il gruppo dei Giovanissimi 2002 e ho fatto qualche stagione insieme a loro. Ho iniziato quest’anno con ragazzi così grandi. È un calcio diverso, con obiettivi differenti, i ragazzi hanno mentalità e personalità diverse. Bisogna capire ognuno di loro, capire come parlare con loro, quando sgridarli e quando invece dare un incoraggiamento positivo. Al di là della tecnica e della tattica, l’aspetto più complicato è avere a che fare con ventitré adolescenti, ma penso di aver fatto un buon lavoro. La classifica è la conseguenza di tanti aspetti. Ho notato che hanno legato molto tra di loro, tra chi c’era già e chi è arrivato. Non sempre ho trovato quest’armonia e quest’unità nello spogliatoio. Ho visto un gruppo concentrato sullo stesso obiettivo».

Stefano Gilardengo in azione durante una partita, insieme ai dirigenti Calini, Lamperti e Aiello


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