12 Giugno 2021

Castellana Under 19, la storia di Mantovani insegna: certi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano

Le più lette

Città di Vigevano, Roberto Dipaola sarà il nuovo responsabile del settore giovanile

Il città di Vigevano ha annunciato il nuovo responsabile del settore giovanile. Si tratta di Roberto Dipaola, ex dirigente...

Atalanta-Genoa Primavera 1: Ghislandi e Cortinovis stendono il Grifone, terza vittoria consecutiva per la Dea

Terza vittoria consecutiva, centrata con il minimo sforzo e quindi ancora più fondamentale in questo finale di campionato. L'Atalanta...

All Stars Under 15: Alfieri re di Chieri, Aram stende il Baci, tris del Lascaris, tutti i risultati sulla nostra App

Dalla vittoria del Chieri nei minuti finali al pari strappato in extremis dal Gassino sull'Alpignano, dalla goleada del Chisola...

Allenatore dall’esperienza indiscutibile e dai trascorsi importanti, è questa la storia di Vittorio Mantovani, tecnico e allenatore dei portieri a Castellana. Tante esperienze nel corso di una lunga carriera, incominciata come calciatore per poi arrivare dall’altra parte, in panchina, dove molte cose cambiano e si percepiscono in maniera differente. La Castellana di Mantovani viaggiava a vele spiegate, e la sensazione è che già dallo scorso anno la squadra fosse pronta per il salto di categoria. Obiettivo solamente rimandato per la squadra di Mantova, che dalla prossima stagione spera di potersi riaffermare come testa di serie nel girone.

Ci racconta qualcosa della sua carriera?

«Alleno da quando avevo 23 anni e ho iniziato con gli Esordienti proprio qui a Castellana, la società dove giocavo. Da qui in poi si sono susseguite moltissime esperienze, tra cui Medole in Prima Categoria, Asola in terza dove ho vinto il campionato e poi Rodigo sempre in Terza categoria. In questo periodo ho maturato l’idea che in prima squadra devi tenere a bada un gruppo di uomini adulti, mentre con i giovani è tutto più genuino, è importante trasmettere loro sani valori e farli divertire. Ho allenato anche a Carpenedolo e Montichiari, prima di avere una brutta esperienza a Desenzano, dove sono stato mandato via. Alla fine si ritorna sempre dove si è stati bene, e dopo un lungo girovagare sono ritornato alla Castellana. E’ un ambiente sano e familiare, tra l’altro è il mio paese e io mi trovo benissimo qui, l’unico modo per non vedermi più qui è mandarmi via. Da quando sono tornato ho vinto 2 campionati, con i Giovanissimi e con gli Allievi, portando entrambe le categorie a disputare i regionali. Anche con la Juniores eravamo a buon punto, ma purtroppo questo lungo stop ha messo in pausa i nostri piani».

Qual è la sua ambizione come allenatore?

«La mia ambizione è quella di migliorare il settore giovanile e portare più giovani possibili in prima squadra. Sarà molto importante anche dall’anno prossimo perché la nostra Prima ha la grande ambizione di voler costruire una squadra competitiva che possa arrivare in Eccellenza».

Cosa cerca di insegnare e trasmettere ai suoi ragazzi?

«I principi base della vita in generale. Serietà agli allenamenti ed educazione sono sicuramente due punti chiave su cui non transigo minimamente. Certo è che poi non deve mancare il divertimento, motivo per cui io propongo molte partite a tema per far divertire i miei ragazzi. Oggi purtroppo ci sono sempre meno ragazzi che giocano a calcio per strada e negli oratori, e io lo reputo un peccato perché anche attraverso quelle partite tra amici si può crescere e migliorare sempre».

Che tipo di calcio preferisce e prova a fare?

«Sono un amante del 4-3-3 e romantico di Zeman. Mi piacciono molto gli allenatori che fanno giocare un bel calcio alle proprie squadre e cerco di imparare qualcosa da loro. Tra questi non posso non citare Gasperini, uno che negli ultimi anni ha dimostrato di essere davvero un grande».

Qual è la qualità fondamentale per un allenatore?

«A livello giovanile è cercare di valorizzare tutti e non far sempre giocare gli stessi 11. Io personalmente li faccio giocare sempre tutti per creare un gruppo unito e far stare tutti attaccati al carro. Nel corso delle annate ho perso pochissimi giocatori per questo motivo, e come allenatore non c’è cosa più bella di una squadra che non molla e ci tiene fino alla fine. Un’altra grande soddisfazione è sapere che un proprio ex giocatore decida di intraprendere la carriera da allenatore, e questo è il mio caso, visto che il mio vice, Alessio Osso, l’ho allenato da ragazzo e lo sto vedendo crescere al mio fianco come tecnico».

Dove si immagina tra 10 anni?

«Qui a Castellana, non mi manda via nessuno. Qui ho giocato fino all’Eccellenza e ho un legame speciale con la società e se proprio un giorno non mi vorranno più, dovranno mandarmi via con la forza. Alla fine è tutto come un boomerang, sono cresciuto qui, giocando e allenando, nel mezzo ho avuto tante esperienze ma poi sono ritornato nella società che reputo casa».

Quali sono le sue più importanti qualità?

«Sono un allenatore umile che non ama gridare molto. Preferisco un approccio frontale e privo di eccessi, e alla fine i miei giocatori mi seguono.  Fondamentalmente mi arrabbio molto poco cerco di far capire le cose nel modo più corretto che penso».


Edicola Digitale

Altri dall'autore

Altri Articoli