23 Giugno 2021

Concorezzese Under 19, la convinzione di Curcio tra presente e grandi ambizioni: «Il mio calcio, le mie regole»

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Una carriera molto intensa quella di Claudio Curcio, allenatore convinto dei suoi mezzi e disposto a tutto pur di arrivare in alto. Ha iniziato ad allenare nel 2011 a Biassono dove ha passato 4 anni, poi una breve parentesi con la Cornatese con cui ha vinto un campionato, prima di approdare sulla prestigiosa panchina della Tritium. Dopo una sola stagione passa alla Pro Sesto dove conduce gli Esordienti 2008 e sposa un progetto improntato al futuro, ma, per idee diverse tra lui e la società, decide di abbandonarlo. Arriva poi l’occasione Concorezzese a novembre 2019 e da allora Curcio guida la Juniores con le sue regole ferree, ma la sua mano si vede eccome.

Che tipo di allenatore è?
«Posso dire che come me non ce ne sono altri, sia in positivo che in negativo. Sono un allenatore serio che vuole imporre delle regole alla propria squadra. Non voglio passare per il fenomeno della situazione, ma so per esperienza come si vince e mi piacerebbe trasmetterlo ai miei ragazzi. Detto questo sono un allenatore che non fa nessun tipo di preferenze, come piace dire nel calcio “non esistono figli e figliocci”, gioca chi merita e chi mi dimostra in settimana di essere pronto, da qui non mi muovo. Dico sempre ai miei giocatori che io non ci penso mai alla formazione, sono loro a farla durante la settimana in base a come si allenano».

Cos’è fondamentale per un tecnico?
«Personalmente credo sia la mentalità. Io penso di essere un po’ sacrificato a questi livelli, vorrei trovare una società all’altezza delle mie ambizioni, una professionistica dove posso esprimere tutto il mio potenziale e confrontarmi con persone di un certo calibro calcistico. Per un allenatore è fondamentale continuare a studiare e aggiornarsi sempre, è per questo che ho seguito e seguo tutt’ora molti corsi, per approfondire la mia già vasta conoscenza di questo bellissimo sport. Oltre a questo aspetto è fondamentale anche il rapporto con la squadra. Una cosa di cui mi vanto è il fatto che ovunque io abbia allenato ho sempre avuto un bellissimo rapporto con i miei giocatori, tutti senza nessuna eccezione. Cerco di star loro sempre vicino e anche chi gioca meno lo tengo in grande considerazione perché deve rimanere attaccato al carro. Ho anche una cura maniacale dell’aspetto fisico dei miei calciatori, con me nessuno ha mai avuto infortuni muscolari perché sono molto attento a queste cose. Ad esempio, ho studiato un riscaldamento specifico che permette di prevenire gli infortuni. Per tutti questi aspetti penso che il mio posto debba essere in una società professionistica, dove anche queste cose che possono sembrare superficiali sono apprezzate. Tuttavia, sono contento di essere qui a Concorezzo perché mi sto trovando molto bene».

Si ispira a qualche grande allenatore?
«Assolutamente sì. Mi ritengo molto fortunato perché grazie all’Accademia Allenatori di Bergamo ho potuto viaggiare per l’Europa e confrontarmi direttamente con tante squadre professionistiche e con tanti allenatori tra cui De Zerbi. Come tecnico mi rivedo molto in Antonio Conte, è un martello, sa ciò che vuole e sa come ottenerlo, proprio come me. Oltre a lui apprezzo moltissimo Guardiola per la capacità che ha di far giocare i suoi giocatori in più posizioni, basti pensare a Lahm che da terzino è diventato un ottimo mediano proprio grazie a Pep».

Qual è la sua idea di gioco e il suo modulo preferito?
«L’obiettivo è sicuramente di proporre un bel gioco, pressare alti e lasciare agli avversari poco tempo per pensare. Per quanto riguarda il modulo invece non ne ho uno preferito, si applica in base alle caratteristiche della squadra che si allena. In questo momento ad esempio sto adottando il 3-5-2 e lo faccio perché ho uomini adatti a questo modulo, difensori rocciosi e solidi e esterni di centrocampo che fanno avanti e indietro su tutta la fascia. A prescindere da schemi o modelli di gioco credo che la mia qualità principale sia quella di trasformare in una squadra vera qualsiasi gruppo che prendo in mano. Non è presunzione, è un dato di fatto e sono felice di questo perché tutti i ragazzi che ho allenato hanno un bel ricordo di me e, a parer mio, non c’è soddisfazione più grande».


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