7 Marzo 2021

Gavirate Under 19, inizio sprint per i ragazzi di Genovesi che spera in un futuro migliore: «Dobbiamo ritrovare l’entusiasmo che ci è stato tolto»

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Inizio di stagione entusiasmante quello della Juniores del Gavirate, squadra guidata dal tecnico Cristian Genovesi e che nelle prime uscite stagionali aveva mostrato parecchi segnali positivi. Il bottino è di 7 punti in appena 3 partite in campionato e altrettanti in coppa Lombardia che sono valsi il primato nel girone e l’approdo alla fase successiva del torneo. La sensazione è che continuando il campionato i rossoblù si sarebbero tolti parecchie soddisfazioni, anche grazie alla guida di un impavido condottiero che si destreggia alla perfezione tra il ruolo di allenatore e quello di responsabile dell’attività agonistica.

Come fa a dividersi tra i due mestieri?

«Devo ammettere che non è facile ma lo faccio con piacere. Chiunque lavori in questo settore ha una passione immensa e così sono io. Passo tanto tempo sui campi da calcio facendo molti sacrifici ma alla fine viene tutto ripagato dalla bellezza di questo sport e dalle soddisfazioni che ti può dare anche ai nostri livelli».

Quali sono le sue maggiori soddisfazioni come allenatore?

«Sicuramente quando un ragazzo riesce ad arrivare in prima squadra è molto gratificante. Significa che oltre alle indubbie qualità del giocatore pure io, allenatore, sono riuscito a trasmettergli qualcosa di mio per farlo crescere e migliorare. Ovviamente la soddisfazione è ancora maggiore quando un calciatore diventa un elemento davvero importante della prima squadra, in quelle situazioni posso dire di essere davvero contento. Un’altra soddisfazione che questo mestiere mi ha dato è stato vedere come molti ragazzi che ho allenato tra Juniores e prime squadre, abbiano deciso di intraprendere la carriera di allenatore con impegno e sacrificio. Molto spesso mi sento con queste persone ed è un grandissimo piacere sapere che anche grazie ai miei insegnamenti abbiano scelto di mettersi alla prova anche loro in un campo difficile».

Dove sareste potuti arrivare in questa stagione?

«La rosa è molto valida e i ragazzi sono umili e volenterosi. Questa è una qualità davvero rara al giorno d’oggi, perché sempre più ragazzi sono distratti troppo da tutto quello che gli sta intorno e si focalizzano poco sul calcio. L’anno scorso per un bel periodo siamo stati primi in classifica ma poi purtroppo con l’andare del tempo ci siamo persi. Quest’anno la Juniores è fatta prevalentemente di 2003 al primo anno, ma come ho già detto sono ragazzi bravi e la società mi ha aiutato parecchio prendendone alcuni da Legnano e Castellanza. L’obiettivo è avere gli stessi ragazzi per almeno un biennio, di modo da imparare a conoscerci e a conoscere la categoria per provare a salire. Stavamo andando molto bene in questa stagione, giocavamo un bel calcio ed eravamo consapevoli sia dei nostri pregi che dei nostri limiti, lavorando al massimo per limarli il più possibile. Credo che un obiettivo fosse quello di fare i play-off ma con i giovani non si sa mai, è difficile fare pronostici perché gli equilibri sono molto sottili».

Modulo e schema di gioco preferito?

«Più che modulo preferito parlerei di quello che conosco meglio e con cui mi sto trovando di più, ovvero il 4-3-3. Alla fine però credo che i numeri da soli non siano importanti ma vadano abbinati alle qualità individuali e di gruppo. Secondo me il vero modulo di una squadra lo si riconosce in fase di non possesso. Da calciatore sono stato un centrocampista tecnico ed è forse per questo che mi piacciono particolarmente i giocatori tecnicamente capaci e che leggono il calcio in anticipo, quelli che sanno sempre cosa fare insomma. Il ruolo del play davanti alla difesa è imprescindibile nel mio calcio».

A quale allenatore si ispira dei grandi?

«In questo momento guardando in Italia non posso che apprezzare Pioli, che e con una squadra normale sta esprimendo un calcio di ottimo livello. Anche Gasperini ovviamente mi piace molto, soprattutto per la sfrontatezza che ha in fase di non possesso, sfrontatezza che ogni tanto può risultare anche eccessiva, basti pensare alla partita contro il Liverpool, ma in ogni caso è un segnale di grande coraggio. Detto ciò credo che la qualità principale di un allenatore sia quella di saper gestire il gruppo, di dare le giuste motivazioni alla squadra e in questo aspetto devo ancora migliorare. Per questo che sto facendo dei corsi di mental coach, per saper sempre toccare le corde giuste e smuovere i miei ragazzi magari anche con qualche parola di conforto. Non è facile fare tutto questo per un allenatore ma è troppo importante sapere cosa dire al momento giusto, è anche grazie a questo che si vincono le partite».

Cosa si aspetta per il calcio in un momento così difficile?

«Credo di parlare in generale e non solo del mondo dello sport. In questo momento bisogna ritrovare l’entusiasmo che è andato perso col tempo, ci stiamo concentrando su altre cose come lavoro e famiglia ma di altri svaghi non ne abbiamo. Spesso ci penso e mi ricordo che in campo io sto troppo bene, quello è il mio posto. Spero che l’entusiasmo tornerà quando si ripartirà e per un allenatore l’entusiasmo è fondamentale perché la passione per il pallone è il motore che muove i nostri cuori».


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