7 Marzo 2021

Sporting Cesate Under 19, il tecnico Caputo si racconta tra le esperienze con staff di Milan e Juve e il rammarico degli stop: «Il calcio gioca un ruolo fondamentale nella mia vita»

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Una personalità decisa e convinta quella che contraddistingue Mario Caputo, l’attuale tecnico della Juniores Regionale dello Sporting Cesate. La sua carriera da allenatore inizia molto presto, all’età di 23 anni infatti, un grave infortunio lo costringe ad appendere gli scarpini anzi tempo. Nonostante questa sfortuna, Caputo, ha sentito enormemente il peso di questo magnifico sport e per questa ragione decide di concedersi una seconda gioventù nel calcio, questa volta in veste di allenatore, e i risultati, fin qui, sembrano premiarlo.

Ci racconta qualcosa della sua carriera?

«Dopo un inizio nella Cinisellese, dove ho mosso i miei primi passi, è arrivata la prima grande possibilità, rappresentata dalla Juve Cusano, dove ho avuto la fortuna di collaborare con istruttori qualificati. Sicuramente l’affiliazione alla Juventus Academy mi ha portato a confrontarmi con staff professionistico che mi ha aiutato molto nel percorso di crescita. Durante questo periodo in Juve Cusano ho avuto la possibilità di fare dei corsi Juventus che hanno ulteriormente arricchito il mio bagaglio calcistico aumentando le mie idee nell’ambito della struttura di una seduta di allenamento. Per scelta personale ho deciso poi di intraprendere una nuova avventura passando in quella che oggi è la Limbiatese, dove ho trascorso 5 anni davvero intensi e pieni di emozioni. Anche qui devo dire di essere stato fortunato nel trovare collaboratori molto preparati e anche gruppi squadra di ottimo livello. Durante questo percorso ho avuto la possibilità di vivere un’esperienza di alto livello con corsi, allenamenti e sedute svolte da staff tecnico del Milan. Inoltre ho ottenuto degli ottimi risultati sul campo e una crescita molto importante dei ragazzi allenati, vincendo campionati e raggiungendo traguardi davvero di prestigio. Dopo queste lunghe esperienze sono approdato allo Sporting Cesate, società dai valori sani e dove mi sto trovando alla perfezione».

Cosa differenzia lo Sporting Cesate da altre società?

«Qui ho sentito subito un’aria familiare, un’aria dove il progetto calcistico sportivo è la base per la crescita societaria. La società ti permette di lavorare con serenità senza troppe pressioni e credo che questo sia fondamentale per fare un buon lavoro sul campo. Quando sono arrivato mi hanno proposto una categoria di pre-agonistica, anche se la mia idea era continuare a lavorare in agonistica, ho accettato molto volentieri allenando i Pulcini. Dopo questa prima annata ho preso in carico gli Esordienti per un progetto molto ambizioso. Siamo riusciti a vincere il campionato autunnale per poi piazzarci a metà classifica nel campionato regionale primaverile. Anche grazie a questa esperienza sono poi diventato allenatore della Juniores provinciale, in una squadra con un’ossatura di buon livello e dove con grande merito vinciamo il campionato portando la squadra nei regionali. L’anno successivo, quello appena passato ci siamo posizionati al secondo posto dopo una rincorsa incredibile che solo questa maledetta pandemia è riuscita a fermare. È stato un campionato incredibile dove i miei ragazzi sono stati davvero strepitosi nell’uscire da un inizio a dir poco drammatico, ma la forza di volontà, l’essere gruppo, l’essere diventati una squadra li ha portati a compiere quasi un miracolo essendo sia una neopromossa sia la squadra più giovane del girone. Questo è stato il mio più grande rammarico da quando alleno, il non aver potuto vedere i miei ragazzi portare a termine quello che si sono costruiti con sacrificio e dedizione».

Dove pensa che sareste arrivati questo anno?

«Quest’anno, come lo era per il precedente, l’obiettivo principale era quello di mantenere la categoria. Di sicuro quest’anno non siamo partiti come matricola e anche le altre squadre ci avrebbero temuti maggiormente visto l’annata precedente. Dire dove saremmo arrivati è difficile, però di sicuro il nostro intento era quello di poterci piazzare nelle prime 5 posizioni e credo che, visto il potenziale della squadra e l’aver mantenuto prevalentemente l’ossatura dello scorso anno, ce l’avremmo fatta».

Che modulo preferisce e che tipo di gioco propone?

«Amo il calcio propositivo e offensivo con caratteristiche ben precise. Mi piace molto sviluppare il gioco dal basso e costruire le azioni tramite manovre e movimenti di squadra. Le mie squadre difficilmente, se non per motivi particolari o di adattamento, utilizzano la verticalizzazione come base di gioco. A me piace molto lavorare con la squadra insegnando ad essere camaleontica e capace di adattarsi alle squadre avversarie in corso d’opera. Come moduli prediligo il 3-5-2 e il 4-3-3. Soprattutto il 4-3-3, è un modulo che mi piace molto ma solo se sfruttato in maniera adeguata, secondo le mie idee. Per me è fondamentale portare sempre un giocatore difensivo sulla linea mediana per aiutare lo sviluppo della manovra e trasformandolo quindi in un 3-4-3 in fase di possesso».

Si ispira a qualche grande allenatore?

«Non ho un allenatore come linea giuda ma seguo molto gli innovatori e coloro che fanno giocare la squadra per vincere e attaccare l’avversario. Se devo dirne uno è sicuramente Ancelotti per più aspetti. Di lui mi piace molto il modo di rapportarsi con la squadra, i modi di gestire un gruppo in maniera serena e creando un collettivo capace di remare nella stessa direzione. Credo che lui sia un allenatore che mi piace definire gentiluomo, umile, rispettoso e con grandi capacità di adattamento alle partite».


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