mercoledì, 27 Maggio 2020

Under 19 Regionale: a tu per tu con Nicola Rota, allenatore del San Pellegrino Terme

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Nicola Rota racconta come vive la difficile situazione che ha colpito l’Italia intera. L’allenatore, dopo una carriera da giocatore, ormai da dieci anni siede sulle panchine bergamasche, partendo dalla scuola calcio ed arrivando quest’anno alla panchina dell’Under 19 Regionale del San Pellegrino Terme.
Da dove viene questa passione?
«La passione, ovviamente, nasce dal mio passato da calciatore. Un ruolo fondamentale lo ha avuto anche mio padre, che per anni ha allenato diverse squadre nella provincia di Bergamo».
Come ha cambiato il suo lavoro e la sua routine questa pandemia?
«Io ho uno studio di amministrazione condominiale e per ora sto riuscendo a portare avanti solo il lato relativo alla burocrazia, non incontrando i clienti ed isolandomi nel mio studio. Non posso più fare i sopralluoghi, ma ci si adatta. Nessuno si sarebbe mai immaginato una tragedia del genere, sono morti tantissimi bergamaschi e non solo. Ci hanno lasciato anche tante figure del calcio. L’unica speranza è che finisca presto».
Come vive la reclusione uno sportivo?
«Adattandosi. Con tutte le urgenze che ci sono stare in casa è l’ultimo dei problemi che si possono avere in questo periodo. Cerco di avere meno contatti possibili con il mondo esterno e anche in casa, con mamma e sorella, cerchiamo di prendere le precauzioni consigliate dal mondo scientifico».
Come si sta riorganizzando la sua società?
«Non sono dentro alle questioni economiche interne, essendo solamente un allenatore. Anche nella normalità le difficoltà per organizzare una stagione non mancano. Ora, con il movimento fermo e gli sponsor che faranno fatica a garantire le entrate, sarà difficile riorganizzarsi. Rimango fiducioso: con l’aiuto della lega e delle istituzioni, che dovranno per forza venire in contro alle società, si potrà rincominciare la nuova stagione velocemente e con tanto entusiasmo, quello che serve per superare certi momenti».
Il processo di crescita della sua squadra a che punto era? 
«Siamo partiti con una Under 19 giovanissima, gran parte dei ragazzi sono del 2003 con qualche elemento del 2001 e 2002. Siamo la più giovane del girone, e una delle più giovani tra tutte. Abbiamo finito il girone d’andata nelle prime cinque posizioni, per poi subire un lieve calo all’inizio di quello di ritorno. Attualmente siamo a metà classifica, in linea con l’obiettivo della salvezza. é un gruppo splendido, che guidavo già nell’annata dell’under 17. Mi spiace che si sia interrotto tutto, ma senza la passione non ha senso andare avanti. Ci sono degli elementi molto validi, i quali sono tenuti in considerazione per la prima squadra che milita in Promozione».
Avete proposto programmi di allenamento ai vostri ragazzi?
«Inizialmente, d’accordo con il preparatore atletico, avevamo dato un programma. Realizzata la grandezza di questa situazione abbiamo deciso di lasciar perdere e lasciargli vivere la quotidianità con la famiglia. Ci sentiamo via messaggio, poco più».
Che impatto può avere su dei ragazzi che si devono affacciare alla prima squadra questo stop?
«Ricordiamoci che abbiamo giocato gran parte della stagione, non verranno disputate solamente sette gare. I ragazzi si sono goduti comunque questa esperienza e penso che non gli creerà grandi problemi. Ovviamente la pausa incide dal lato fisico, ma sono giovani e si riprenderanno abbastanza velocemente».
Pensa si debba riprendere a giocare?
«Io penso che non si giocherà più per quest’anno. Non so in che modo verranno prese in considerazione le classifiche attuali, spetta alla Federazione deciderlo, ma mi auguro che avranno un peso. Dopo due terzi della stagione i valori sono ben distinguibili. Penso sia corretto dare la possibilità a chi occupava le prime posizioni di salire, sia direttamente sia tramite ripescaggi, per continuare la loro meritata scalata».

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