9 Marzo 2021

Valtrompia Under 19, Bojanic come Mihajlovic: «Mi piacciono le persone dirette che interpretano il calcio con personalità»

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Un grande avvio di stagione quello del Valtrompia, capitanato dal tecnico Slobodan Bojanic. La squadra bresciana aveva infatti cominciato questa stagione con 2 vittorie e 1 pareggio in 3 partite, per un totale di 7 punti. Non male se si pensa che questa squadra è solo al primo anno di regionali, dopo il secondo posto ottenuto nel campionato provinciale la scorsa stagione.  L’allenatore Bojanic, nato a Sarajevo ma cresciuto in Italia, ha grandissima esperienza nel mondo del calcio, ha infatti iniziato a giocare fin da piccolissimo, svolgendo tutto il settore giovanile in Italia e partendo proprio dal Valtrompia. Dopo di che numerose esperienze e una carriera disputata su alti livelli, tra Serie D ed Eccellenza che lo hanno portato a consolidarsi come un grande attaccante. La sua caratteristica principale è sempre stata quella di mettersi a disposizione della squadra e questa qualità la riporta anche in panchina

Ci racconta qualcosa della sua carriera da calciatore?

«Sono del 1982, ho 38 anni e ho smesso di giocare da due anni, precisamente da quando ho deciso di allenare la Juniores del Valtrompia. Ho sempre fatto categorie importanti come Serie D ed Eccellenza, giocando per alcune società blasonate come Aurora Seriate, Darfo e Feralpisalò. Ero un attaccante che giocava più per la squadra che per sé stesso, ma nonostante questo ho sempre avuto una media di circa 15 gol a stagione. Appena ho deciso di appendere gli scarpini al chiodo ho subito sentito il bisogno di fare altro nel calcio e quando si è presentata l’occasione Valtrompia non ho potuto rifiutare».

Cosa pensa di questo particolare momento? E quali ripercussioni ha avuto sul mondo del calcio?

«Senza dubbio stiamo attraversando una fase storica, un periodo difficile che speriamo di metterci alle spalle molto presto. Il calcio giustamente è passato in secondo piano perché gli interessi primari devono essere altri. Detto questo, per quanto riguarda il calcio è un momento buio, soprattutto per i ragazzi. Per fortuna noi a Valtrompia abbiamo fatto allenamenti singoli fino a sabato pomeriggio ma adesso siamo di nuovo fermi. Non è facile capire cosa fare perché ogni giorno cambiano un sacco di cose e non sai mai per quanto tempo potrai allenarti e se riprenderemo a giocare in questa stagione. Per fortuna il mio staff è molto preparato e seguiamo i ragazzi anche quando non c’è la possibilità di allenarsi insieme. Abbiamo stabilito un programma con corse e lavori fisici per far si che i ragazzi si tengano in forma, anche se ovviamente sappiamo che il calcio non è solo questo. Anche questa settimana svolgeremo dei lavori tramite skype con il preparatore atletico, lo so che può sembrare una cosa un po’ triste e difficile da gestire, ma sono convinto che sia utile per la salute e per il morale dei ragazzi, per farli stare in compagnia».

Che obiettivo si pone come allenatore?

«Sicuramente le vittorie sono importanti ma il mio obiettivo primario è portare i ragazzi in prima squadra. Privilegio molto i giovani e infatti quando vedo che sono pronti provo a fargli fare il salto di categoria. Nella Juniores di quest’anno infatti, provo costantemente ad inserire alcuni 2004 che reputo pronti, perché allenandosi con i più grandi non fanno altro che imparare. Lo scorso anno avevo già fatto esordire in Juniores dei calciatori del 2004 e ho avuto risposte molto positive. Questo è il mio credo, non dico di possedere lo scettro della verità, ma personalmente penso che i giovani vadano tenuti in maggiore considerazione, specie se cresciuti nel proprio settore giovanile. Una grandissima soddisfazione come allenatore la ho provata questa estate, quando uno dei miei ragazzi del 2003 è andato a fare un provino con il Torino».

C’è qualche allenatore a cui si ispira?

«Ogni allenatore ha il suo modo di fare le cose e va rispettato per questo. Io personalmente ho sempre cercato di prendere il meglio da ogni allenatore che ho avuto. Per quanto riguarda me stesso invece sono uno di quelli a cui piace il calcio fatto dalle persone dirette che interpretano il calcio con personalità e

che dicono le cose come stanno senza girarci intorno. Quindi se ti dovessi dire un nome direi senza dubbio Sinisa Mihajlovic, è lui l’allenatore per eccellenza a cui mi ispiro. Lo apprezzo perché è diretto, non ha peli sulla lingua e sa sempre quello che fa. Troppi allenatori invece sono legati esclusivamente ai risultati ma per me è tutt’altro. Non ho un modulo preferito o un modo di vedere il calcio migliore rispetto ad un altro perché penso che nello sport come nella vita la differenza la faccia tutta la mentalità, e quando sei allenatore devi essere in grado di trasmettere la tua mentalità alla tua squadra».

Se potesse cambiare qualcosa nel calcio di oggi cosa cambierebbe?

«Personalmente penso che il livello del calcio odierno sia inferiore ad esempio rispetto al calcio dei miei tempi. Il motivo è molto semplice, i ragazzi di oggi hanno molte più possibilità di svago e quindi il pallone passa in secondo piano. Una volta invece era consuetudine andare in oratorio, al parco e organizzare una bella partitella con amici o sconosciuti. Il calcio è in primo luogo sport di aggregazione, di unione, e sotto questo aspetto mi ritengo abbastanza romantico, perché mi piacerebbe che i ragazzi si conoscessero giocando a calcio insieme piuttosto che dietro ad uno schermo».


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