10 Aprile 2021

Vighenzi Under 19, il tecnico Antonelli: «Il compito dell’allenatore è mettere i ragazzi in condizione di rendere al meglio»

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Sulla panchina della Vighenzi Calcio Under 19 per la seconda stagione consecutiva siede Giacinto Antonelli. Il tecnico ha portato la squadra alla promozione ai Regionali A nella passata stagione posizionandosi in testa alla classifica al momento dello stop dei campionati. I buoni risultati visti l’anno scorso sono stati confermati dal buon inizio di stagione con nove punti conquistati sui dodici disponibili.

 

Ci racconta qualcosa della sua carriera?
«Ho iniziato ad allenare a trentasei anni quasi per scherzo, un mio amico mi ha convinto ad aiutarlo ad allenare all’oratorio. Ho capito quanto mi piacesse allenare perciò ho deciso di continuare, dall’oratorio sono passato alla Leonessa in cui per tre anni ho allenato i Giovanissimi, successivamente sono passato alla Desenzano Calvina, società in cui sono rimasto quattro anni, lì ho conosciuto Locatelli, l’attuale responsabile della Vighenzi e Alberto Pasini, ora preparatore giovanile dell’Atalanta e con cui ho mantenuto uno stretto rapporto di confronto reciproco. Poi ho allenato per 3 anni a Lonato, sempre nella categoria Allievi perché temevo un po’ lo step tra Under 19 e prima squadra. In seguito ho avuto una bella esperienza sulla panchina del Cellatica: arrivai ad ottobre da subentrato con l’obbiettivo di salvare la squadra, ci salvammo ai playout, ma la ciliegina sulla torta che mi fa ricordare con particolare piacere la stagione è che abbiamo vinto il Bresciaoggi. Infine sono arrivato l’anno scorso alla Vighenzi, sapevo di arrivare in una società che è una “botte di ferro” e che avrei avuto a disposizione una rosa di buon livello. I risultati infatti sono arrivati e l’anno scorso siamo stati promossi ai Regionali A. Tengo a dire che il merito va dato ai ragazzi, sono loro che hanno qualità e vanno in campo, l’allenatore si prende solo i demeriti, ma non bisogna commettere l’errore di valutarlo esclusivamente in base ai risultati, ovviamente il tipo di rosa a disposizione è un fattore determinante».

 

 

Che idea si è fatto riguardo le varie voci sulla ripartenza?
«Io sono del parere magari anche impopolare, che non si debba ancora ripartire. La mia squadra come immagino la stragrande maggioranza delle altre si allena solo su zoom o comunque tramite allenamento individuale da molti mesi, è vero che in questo momento i ragazzi soffrono per queste mancanze ma siamo tutti a soffrire. Non vorremmo prenderci ancora gli stessi rischi di settembre e ottobre, anche perché allenarsi in maniera individuale e senza poter stare in spogliatoio inoltre per me non è calcio; già l’anno scorso avevo provato ad avvisare che non si sarebbe riusciti a ripartire subito in sicurezza, ormai sono dell’idea che bisogna attendere dopo quest’estate nella quale si spera saremo vaccinati. Quella del calcio per noi è prima di tutto una passione, non ci dà da mangiare. Non poter giocare ovviamente spiace ma bisogna guardare in faccia la realtà. Anche la ripartenza dell’Eccellenza secondo me non ha senso, ma sappiamo bene perché la faranno ripartire…»

 

La squadra si è ben comportata nelle poche partite disputate, vi siete subito adattati alla nuova categoria?
«Si devo dire che sono molto soddisfatto dei miei ragazzi, siamo partiti decisamente bene, in rosa abbiamo aggiunto qualche innesto di qualità rispetto all’anno scorso componendo una rosa mista di classe 2002 e 2003, inoltre con noi si aggregano anche dei 2001 ogni tanto, si allenano con la prima squadra e giocano con noi per fare minutaggio, per noi sono molto importanti perché portano una certa quantità d’esperienza che ci fa parecchio comodo. Tutto è frutto del nostro ottimo settore giovanile che porta avanti le politiche giuste, avendo la categoria Allievi élite quando i ragazzi giungono in Under 19 sono pronti, anche perché per conquistare e mantenere certe categorie servono giocatori preparati».

 

Ha un’idea specifica di intendere il calcio che prova a trasmettere ai suoi giocatori?
«Per me questo è il gioco più semplice del mondo, siamo noi allenatori a farlo diventare complicato ogni tanto. Io dal mio canto gioco solitamente con il classico 4-4-2, la mia idea è semplicemente quella di mettere i miei ragazzi nella miglior condizione possibile perché sono loro ad avere le qualità, bisogna aiutarli a rendere al meglio, ma anche permettergli di sbagliare. Ho cambiato molto il mio metodo di allenamento dopo alcuni corsi per allenatori che ho frequentato, ora uso molto di più le partitelle durante l’allenamento perché si avvicinano di più alle reali dinamiche della partita. Contrariamente a ciò che si può pensare è più impegnativo allenare in questo modo perché è più difficile correggere i ragazzi nel momento in cui sbagliano, tante volte però piuttosto che sgridarli dovremmo chiedere loro cosa avevano in mente di fare, perché spesso in realtà hanno in mente l’idea giusta.  Se penso a quando mi allenavo ai miei tempi e a quanto ci facevano correre tutto è cambiato, per fortuna direi. Ora solitamente dopo i primi venti minuti di attivazione i miei ragazzi hanno sempre la palla, ovvio che bisogna fare anche lavoro fisico, ma il centro di tutto deve rimanere il pallone. Anche pensando al riscaldamento pre-gara ho cambiato radicalmente atteggiamento: prima lo facevo durare fino a venticinque minuti e i ragazzi rientravano in spogliatoio magari già con la faccia rossa, negli ultimi anni invece sto optando per un’attivazione che dura dodici minuti con ottimi risultati, anche perché le energie risparmiate poi le usano in partita».


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