7 Marzo 2021

Vobarno Under 19, il tecnico Ravera: «Tutti bravi ad allenare una Ferrari, io preferisco partire da una Cinquecento»

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Quando si parla di un tecnico attaccato al territorio e che si spende per i propri ragazzi non si può evitare di fare il nome di Claudio Ravera, tecnico del Vobarno Under 19. Ravera allena da anni nei settori giovanili della Valsabbia può vantare la vittoria di diversi campionati provinciali e alcuni titoli regionali, ma ciò che più sta a cuore al tecnico è il lanciare giovani pronti a distinguersi nelle prime squadre.

 

Ci racconta qualcosa del percorso fatto prima di arrivare a Vobarno?
«Fin da piccolo sono sempre appartenuto al mondo del calcio; ho avuto la fortuna di giocare in settori giovanili importanti: ho giocato per sei stagioni nel Brescia con alcuni ragazzi che sarebbero arrivati anche alla massima categoria. A un certo punto al sogno del calcio ho preferito anteporre il lavoro, ma continuando sempre a giocare tra Eccellenza e Promozione. Nel 96 inizia la mia carriera da allenatore, fino ad ora ho sempre allenato i ragazzi dell’Under 19 perchè sento che devo allenare i giovani per aiutarli a crescere, per ora le prime squadre non mi hanno attirato. Nella stagione 2011 arrivo per la prima volta a Vobarno e con l’Under 19 vinciamo il campionato vincendo in finale contro una squadra fortissima quell’anno: il Forzano. I successivi due anni ci siamo salvati mantenendo la categoria dei regionali, l’ultimo anno dovetti lasciare la panchina per ragioni lavorative e alla fine retrocedemmo. Poi sono stato chiamato dalle Rondinelle per una nuova avventura, e anche qui ho vinto il campionato al primo anno per poi mantenere la categoria, ma quell’annata fu davvero straordinaria con 28 vittorie di fila. In fine due anni fa sono andato a Villa Valle, arrivando questa volta secondo dietro la Vighenzi, il secondo anno il campionato è stato interrotto per il covid ed ora eccomi qui tornato a Vobarno. Mi era stato inizialmente chiesto di fare il responsabile del settore giovanile ma ancora non mi sentivo pronto, nei prossimi anni si vedrà».

 

 

Qual è la sua opinione riguardo i settori giovanili della zona?
«Qui abbiamo tanti settori giovanili forti che lavorano bene, abbiamo molta rivalità perciò spesso le società si “portano via” i migliori l’una con l’altra. Io è da anni che vorrei fare un settore giovanile unito in tutta la Valsabbia per fare un qualcosa di unitario, come se fosse una rappresentativa della zona. Penso che sarebbe una vetrina importante non solo per i ragazzi ma anche per le prime squadre che ci potrebbero attingere direttamente, anche perché secondo me l’obbiettivo del tecnico Juniores non è vincere titoli ma preparare i ragazzi per fare il salto in prima squadra. Il problema dei ragazzi di oggi è che non hanno mentalità, poco spirito di sacrificio. Quando vengono mandati in prima squadra e stanno in panchina si lamentano, ma non si può pretendere di arrivare in prima squadra e giocare subito. Ormai oltre che allenatori bisogna essere psicologi, sapergli entrare nella testa per farli rendere al meglio».

 

Un giudizio sulla squadra dopo le prime gare? Quali sono gli obbiettivi in caso di ripartenza?
«Quest’anno abbiamo una squadra completamente senza fuoriquota, con molti 2003-2004. Nemmeno un 2001 è mai venuto giù dalla prima fino ad ora. L’obbiettivo è salvare la categoria, anche perché dalla passata stagione ci sono stati diciotto cambi, i 2001 sono andati via o in prima. C’è sicuramente molto da lavorare, ma sono tutti capaci di allenare una Ferrari, io preferisco partire da una 500. Per me l’ideale sarebbe avere una rosa con una ventina di effettivi più o meno allo stesso livello, così che nessuno abbia il posto assicurato, tutti si debbano impegnare al massimo generando una sana rivalità. Senza i rincalzi adeguati è difficile arrivare davanti in un girone così tosto come il nostro».

 

Che idea si è fatto riguardo l’eventuale ripartenza a marzo?
«Personalmente sono convinto che ormai tanto vale riprendere a settembre per il livello giovanile e nazionale, con nuovi protocolli e vaccini. Fare 10 partite da marzo in avanti è inutile e non solo, potrebbe esporci ad un rischio di ricaduta e nuovi focolai anche se il rischio sarebbe contenuto. Detto questo sono il primo a cui manca, come a tutti gli amanti di questo sport, il calcio giocato, ma ci devono essere le giuste condizioni perchè ripartire abbia un senso. Ho sentito che si parla di far ripartire l’Eccellenza senza retrocessioni, non credo abbia molto senso giocare un campionato dilettantistico senza tifosi né obbiettivi nel momento in cui la gente fatica a lavorare e i nostri ragazzi ancora non possono andare a scuola».


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