12 Agosto 2020 - 15:02:09

Rhodense: Deroghe in rosa, l’investimento arancionero per il futuro del calcio femminile

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È del 13 febbraio il comunicato ufficiale n. 72/2020 nel quale la FIGC stabilisce «a seguito delle richieste pervenute in conformità con quanto pubblicato nel Comunicato Ufficiale n. 1 del Settore Giovanile e Scolastico del 2 Luglio 2019 il Settore Giovanile e Scolastico» di concedere le deroghe alle giovani calciatrici. In questo modo, potranno partecipare regolarmente alle attività miste – col coinvolgimento quindi sia di bambini che di bambine – disputando nella fascia di età di un anno inferiore alla propria. Per la regione Lombardia, nelle categorie Pulcini 2009 e Pulcini 2010, figura una sola società alla quale le calciatrici rientrate nelle suddette deroghe fanno riferimento: la Rhodense.

L’investimento sul femminile per gli Orange di Rho è in cantiere da tempo, come spiega Lorenzo Pirovano, allenatore dei 2009 e Responsabile Scuola Calcio: «Avevamo già qualche ragazza nelle varie categorie; quest’anno, però, a seguito di svariati open-days, che hanno dato riscontri positivi e raccolto feedback importanti, abbiamo dato il via ad un percorso mirato con le prime nove ragazze. Dopo test interni, amichevoli e tanto lavoro, a febbraio ci saremmo dovuti iscrivere al campionato regolare per la fase primaverile». Rispetto alle ragazze, pioniere – per così dire – dell’iniziativa, pare esserci un denominatore comune: il «grande impegno» e la tenacia, che certamente non mancano mai. «Non avendo fatto un percorso di Scuola Calcio come i loro pari età maschi, siamo partiti muovendoci per obiettivi: prima lo stare in campo, poi il tenere palla e giocare a terra, il saltare l’avversario e così via», ma ciò non toglie in alcun modo che siano «dotate, sia dal punto di vista della forza tecnica sia del carattere, e talmente brave da aumentare sempre l’intensità ed apprendere cose nuove», sottolinea Pirovano. Impellizzeri, Limongi e Mantovani, amiche provenienti dalla stessa scuola alle quali si è aggiunta Arcieri, avvicinatasi all’idea per curiosità, formano la parte del gruppo d’annata 2008; accomunate da grinta e passione, e «assolutamente diligenti» come le compagne, le classe 2009 sono poi Bruno, Pedotti, Rota, Renner e Zanus. «Certamente l’obiettivo è di ampliare il progetto il più possibile e creare una Rhodense al femminile che viaggi parallelamente alle categorie maschili», è l’auspicio – fiducioso – del tecnico. Nonostante questo periodo complesso, spiega ancora, il gruppo non si ferma: «Ci teniamo in contatto tre volte a settimana: ci sentiamo e io propongo esercizi. È un gruppo unito, che non sta perdendo né quell’iniziale scintilla né l’amore che hanno scoperto per il calcio», puntualizzando che «alla fine, il giocare è un pretesto: il nodo centrale è fare gruppo, stare insieme».

L’approccio, rispetto al maschile, è differente «perché è un mondo completamente diverso» e, sottolinea ancora, «bisogna primariamente puntare sul loro coinvolgimento mentale, che così poi raggiunge passione ed emotività». Un episodio simbolico – del tutto in linea col progetto sportivo della società di via Carroccio – pare particolarmente significativo per l’esperienza dell’istruttore: «Quando, nonostante un parziale negativo sul campo, ad esempio su un 10-0, si riesce a segnare un gol… ecco, quel gol lì che scatena il boato sugli spalti – fortissimo, come quando giocavo in Prima Squadra – è la sensazione più bella e che ti fa più emozionare. La fatica che si fa per un gol è tanta ed è giusto festeggiarla», racconta. «È la stessa sensazione del vedere nei loro occhi l’emozione che dice “ce l’abbiamo fatta”, dell’arrivare ad un obiettivo», ribadisce con orgoglio, e continua: «Così, la mia visione sul calcio femminile è totalmente cambiata rispetto a settembre: la bellezza del gesto tecnico che diventa efficacia, l’appoggio della parte genitoriale, l’ascolto, l’attenzione e la soddisfazione che ti ripaga. Poi, c’è quello che spiegavo [con l’esempio] e cioè una possibilità, una nuova via per tornare a capire la bellezza del calcio in sé, che consiste nel dare cultura. Parlo del salutarsi, del rispettarsi, dell’entrare in campo e giocare con correttezza, dello stringere la mano ad un avversario a fine partita nonostante una sconfitta: tutte cose che, secondo me, si sono perse troppo e per le quali forse il calcio femminile può dare un contributo forte, per far tornare il calcio ad essere quello che è e dovrebbe essere».

 

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