4 Marzo 2021

Masseroni, il Responsabile della Scuola Calcio Pasquale Palazzo: «I ragazzi ascoltano se siamo noi a stimolarli»

Le più lette

Seregno Serie D, Franzini non è più l’allenatore: spunta una sorpresa come successore

Arnaldo Franzini non è più l'allenatore del Seregno. È questa la notizia che scuote l'antivigilia della sfida contro il...

Renate-Piacenza Serie C: alle Pantere non basta Maistrello, Gonzi la riaccende nel finale e rosicchia un punto decisivo

Le Pantere di Aimo Diana non scartano il pacchetto confezionato dalla Pro Patria (2-1 dei bustocchi nell'anticipo di ieri...

Folgore Caratese – Bra Serie D: poker giallorosso, Merkaj risolve tutto con una tripletta

Il Bra passa allo stadio "XXV Aprile" di Carate Brianza battendo la Folgore con l'incredibile risultato di 1-4, trascinato...

Nella Masseroni il Responsabile della Scuola Calcio è Pasquale Palazzo, la cui vita si divide tra le scuole, dove insegna, ed il campo della società milanese in cui si dedica a pieno ritmo ai bambini. I due mestieri spesso sono affini e Palazzo ama attorniarsi di giovani e lavorare con loro sia sul lato tecnico sportivo, che su quello educativo, scolpendone il carattere e proponendo quelli che sono i valori che nella loro crescita saranno fondamentali. Dopo aver percorso un cammino calcistico, è stato un allenatore fino a diventare un responsabile, che divide con un’altra collega, anche lei professoressa di scuola e con orgoglio racconta di come la Masseroni sia diventata l’unica Scuola Calcio Juventus della città di Milano.

Com’è entrato nel mondo del calcio?
«Ho iniziato a giocare nel mio paese, essendo nato nella provincia di Matera. Ho giocato al sud fino ad arrivare alla promozione in serie D, proprio nel Matera. Poi mi sono trasferito a Milano e ho intrapreso la carriera di allenatore, in quanto mi piace da sempre stare con i bambini. Amo davvero quello che faccio e reputo il mestiere di allenatore più come affine a quello di “istruttore”, essendo anche nella vita di tutti i giorni un professore delle scuole superiori. Non è facile diventare una guida per i bambini, non ci si improvvisa allenatori senza saper educare e istruire i propri ragazzi. Io in questa società sono entrato da tecnico per poi diventare Responsabile delle Attività di Base; questo ormai da vent’anni. Ho mosso i primi passi con i Pulcini, poi con gli Esordienti e da sei anni sono Responsabile. Prima eravamo Scuola Calcio Milan ora invece siamo Scuola Calcio Juventus e impariamo molto da loro a livello tecnico. Siamo l’unica Scuola Calcio Tecnica della Juve a Milano».

In cosa consiste il ruolo che svolge in società?
«Il mio ruolo è importantissimo in quanto sono una figura di riferimento soprattutto per i genitori dei ragazzi che si allenano qui. Quando si è a contatto con dei bambini l’obiettivo principale è farli crescere, ma spesso si entra in contraddizione con quelle che sono le aspettative delle loro famiglie e quindi c’è bisogno di qualcuno che funga da mediatore e si metta a loro disposizione per cercare di far capire che ciò che facciamo è un lavoro volto solamente al bene ed al divertimento e benessere dei loro figli. Per me crescita dei bambini, educazione e rispetto sono le tre regole fondamentali da impartire ai nostri giocatori. Purtroppo c’è sempre qualche intromissione dei genitori in quello che è il nostro lavoro sia in campo, che a scuola. Ormai ci abbiamo fatto il callo. Inoltre, quello che faccio è creare un buon rapporto tra noi membri dello staff e soprattutto tra bambini ed allenatori; poi preparo il lavoro che deve essere fatto sul campo e coordino il tutto. Inoltre, essendo una Scuola Calcio Juventus, ogni settimana riceviamo la visita dei loro tecnici che ci danno qualche direttiva ed impostano il lavoro che va fatto di volta in volta. Dobbiamo seguire anche la formazione con loro: noi adulti ci riuniamo ogni mese per poter organizzare un piano da portare avanti rispettando ciò che ci mostrano i tecnici della Juve».

Dal momento che lei è anche professore, come vede l’atteggiamento dei ragazzi a scuola rispetto a quello che mostrano sul campo?
«Siamo noi adulti a dover trovare in loro la motivazione a stare attenti ed a imparare i nostri insegnamenti, sia a scuola, che durante gli allenamenti. Il loro ascolto viene a mancare se non siamo noi a saperli stimolare, sia che si tratti di lezioni scolastiche che di lezioni tecniche a livello sportivo. Inoltre bisogna tenere conto della loro età: non possiamo comportarci in maniera identica con bambini di sette/otto anni e con i ragazzini che vanno già oltre i dodici anni. Ogni età richiede un particolare atteggiamento che differisce in base alla loro fase di crescita. Infatti reputo che sia l’istruttore ad adeguarsi a loro e diversificare le varie lezioni, altrimenti loro si annoiano e non seguono. Il rispetto verso il professore è lo stesso che portano verso il loro allenatore; il lavoro alla fine è lo stesso e lo stesso è l’obiettivo da perseguire. Il risultato da ottenere è quello di gruppo, di classe diciamo. Il rispetto bisogna ottenerlo e sudarselo, devi essere bravo e deciso nel prendere le giuste decisioni e tirare anche fuori il carattere quando ce n’è bisogno».

Come descrive invece il comportamento dei genitori verso i figli nell’ambito scolastico rispetto agli allenamenti calcistici?
«Direi che a scuola i genitori sono meno invadenti e meno pressanti. Io ad esempio sono anche coordinatore di classe e spesso mi ritrovo a scontrarmi con il genitore che fa il rappresentante di classe in quanto intervengono spesso anche dove non dovrebbero. Però sul campo da calcio diventano ancora più esuberanti e lì bisogna prenderli da parte e cercare di moderare i loro impulsi anche perché poi ne vanno di mezzo i bambini stessi, i quali non c’entrano nulla. Noi come società non possiamo accettare alcuni atteggiamenti, visto che abbiamo anche la Juventus che collabora con noi. Ad esempio, è importante che portino il figlio a giocare con il giusto abbigliamento; ci è capitato anche di non confermare alcuni giocatori l’anno dopo, proprio per questi comportamenti sbagliati anche a livello di presenza. Ma anche l’istruttore deve essere bravo: non bisogna né urlare, né stare troppo zitto ed essere accondiscendente su tutto. Ma nella mentalità delle famiglie il mister che si alza e urla è quello più in gamba: ma non è così».

Crede che tra di loro i bambini facciano più “gruppo”, più amicizia a scuola o sul campo da calcio?
«Credo che a calcio, durante gli allenamenti, i ragazzi creino un gruppo più complice ed unito. Questo grazie anche al fatto che le loro famiglie si incontrano mentre loro giocano e anche loro si conoscono. Tanto che poi si organizzano cene per Natale, anche con tutta la squadra, poi tra di loro si chiedono se quella sera possono accompagnare il figlio, o andarlo a prendere. Invece a scuola sono più distaccati tra di loro, e questo lo risentono anche i figli, che si frequentano meno fuori dall’ambito scolastico».

Potrebbe riassumere quella che è la filosofia della Masseroni?
«Il nostro obiettivo principale è l’educazione ed il rispetto. Noi vogliamo far crescere i bambini. La società ci tiene molto a questo. Preferiamo che sia il bambino con il genitore a venire da noi e non il contrario, cioè che siano degli adulti ad andare a reclutare i ragazzi sul campo mentre giocano. Vogliamo che loro vengano con entusiasmo a far parte della nostra squadra».

Alla fine può dire di sentirsi più allenatore o più professore?
«Io mi sento un istruttore, sono troppo piccoli per dire che io sono un allenatore di calcio. A scuola invece devi fare il professore, anche perché ho ragazzi più grandi. Con loro cerco di avere un bel rapporto, scherzare con loro quando si può e lavorare quando si deve. Sono proprio un educatore a tutto tondo: io insegno sul campo anche l’educazione, come a scuola. Poi c’è anche la tecnica, ma questa età non si può dire che si insegna davvero il calcio giocato sul serio. Si danno delle basi; l’allenatore è un altro, è quello che sta dietro alle squadre dei veri professionisti. Io cerco di aiutare a crescere dei bambini mentre a scuola il ruolo è diverso, lo devo fare con tutte e due le scarpe!».

Eventi o tornei organizzati in società ce ne sono?
«Sì certo, organizziamo tanti tornei, come tutte le altre società, e partecipiamo anche a quelli organizzati dalle altre squadre, le quali ci invitano a giocare da loro in casa. Poi essendo Scuola Calcio Juventus, facciamo un torneo per tutte le Scuole Calcio Esordienti della nazione, e si svolge proprio lì nel loro campo a Torino. Partecipano tutti i ragazzini dei dodici anni; è un torneo importante che dura tre giorni, nel centro sportivo proprio della Juventus. Questo si chiama “Future Cup”».


Edicola Digitale

Altri dall'autore

Altri Articoli